
di Ivano Porfiri
Il percorso di riforme della Regione prosegue ma non convince fino in fondo. Critiche all’operato della giunta per ciò che riguarda la riorganizzazione dell’ente vengono non solo da destra, ma anche da forze politiche e sociali affini al governo regionale.
Dirigenti ripescati Sembrava fossero rimasti senza poltrona, i sei apicali decapitati dalla riorganizzazione della Regione, che ha ridotto da sette a tre le direzioni. Invece ecco spuntare le delibere che li declassano sì a coordinatori di area, con un taglio di stipendio, ma che li posizionano in ruoli di spicco nonostante per alcuni fosse giunta l’età della pensione. Promossi a “super dirigenti” Lucio Caporizzi, Emilio Duca e Gianpiero Antonelli, vengono recuperati quindi Anna Lisa Doria, Ernesta Maria Ranieri, Luciano Tortoioli e Ciro Becchetti. A loro si affianca Luigi Rossetti. L’unico a restare fuori, se così si può dire, è Paolo Di Loreto, che ha incassato però una consulenza di due anni da 120 mila euro l’anno entrando nello staff della presidente per i temi della sanità. Fra l’altro Di Loreto e Tortoioli per cause di forza maggiore sono stati ripescati attraverso consulenze, dato che per entrambi era giunta l’età della pensione. E i maldipancia in Regione non mancano.
Dove stanno i vantaggi? Riorganizzazione che non è stata digerita dalla Fp Cgil. Secondo Vanda Scarpelli, «i vantaggi derivanti dalla riorganizzazione delle direzioni e dell’assetto della giunta regionale non appaiono a tutt’oggi chiari sotto il profilo funzionale e dei costi. E anche i primi provvedimenti riorganizzativi adottati lo testimoniano». In particolare, per Scarpelli, «non si comprende la necessità di istituire nuove figure dirigenziali con contratti di consulenza, peraltro scegliendole tra dipendenti pubblici collocati in pensione. Ci sfugge la visione complessiva del disegno organizzativo che si vuole realizzare. La figura del coordinatore, non prevista nella precedente organizzazione e nella attuale normativa, sembra delinearsi come quella di “tutor” del dirigente. Questo frustra le professionalità presenti in Regione e confonde».
Ulteriore appesantimento burocratico Inoltre, per l’esponente Cgil «il costo di queste figure, rispetto alla loro funzione, ci appare troppo oneroso per la collettività, anche in considerazione del fatto che si complica l’organizzazione con inutili sovrapposizioni. E quando l’organizzazione è confusa si confondono le responsabilità e si creano le basi per conflitti permanenti». «Sembra realizzarsi insomma – prosegue – una ulteriore appesantimento gerarchico e burocratico che appare in controtendenza con la volontà di non aggravare il procedimento, così come voluto dal legislatore nazionale, ma anche in contrasto con lo spirito e il dettato delle norme del ddl sulla semplificazione amministrativa predisposto dalla Giunta in pre-adozione. Riteniamo utile – conclude Scarpelli – che su questa riorganizzazione si sviluppi una concreta azione di condivisione e di confronto finalizzata a rendere più efficiente ed efficace l’ente stesso».
Critiche da Sel Critiche condivise anche da Luigi Bori di Sinistra e libertà, secondo cui, dopo aver nominato i vertici dirigenziali regionali, la giunta Marini «ha premiato, alla faccia del risparmio, alcuni neo “pensionati di lusso” con contratti da 120 mila euro l’anno per tre anni (intanto!). E questo mentre non si parla, né si fa niente per i precari della Regione, ai quali si sta prospettando la ricetta “Provincia di Perugia”, una ricetta che rischia di mandarli a casa dopo anni e anni di lavoro senza alcuna garanzia. Non ci sembrano – sottolinea Bori – esempi di buone politiche per il lavoro, né segnali di discontinuità con il passato».
Marini: riforme vanno avanti Dal canto suo, la presidente tira dritto sulla strada delle riforme. Mercoledì aprendo la riunione dell’Alleanza per lo sviluppo ha ribadito come «è nostra intenzione avviare concretamente un coraggioso percorso di riforma, per innovare e cambiare il passo dello sviluppo, basandosi su capisaldi quali un’azione riformatrice forte sul versante della semplificazione amministrativa ed istituzionale; una scommessa sull’Umbria come laboratorio di sviluppo per l’economia della conoscenza». La presidente ha richiamato anche il recente accordo tra Regione e ministero della Pubblica amministrazione e Innovazione, sottolineando come l’Umbria sia tra le prime Regioni d’Italia ad avviare la riforma che darà alla regione «una cornice quadro all’interno della quale tutto il procedimento amministrativo sia della Regione, che del complesso degli enti locali, risulterà più semplice ed efficiente».
