
di Ivano Porfiri
Niente impianti di termovalorizzazione fino a quando la raccolta differenziata non sarà almeno al 50%. E’ il paletto principale conficcato da Idv e Rifondazione comunista nel petto della maggioranza di centrosinistra in Regione, con l’ala riformista che supera però così il «no» a prescindere all’impianto. E’ questa una delle modifiche che verrà apportata al Documento annuale di programmazione in tema di rifiuti in base a un accordo raggiunto martedì alle 22, dopo ore e ore di mediazione in seno a una riunione di maggioranza a dir poco tesa. E con strascichi a venire.
Prc e Idv in sinergia I capigruppo di Idv Oliviero Dottorini e di Prc-Fds Damiano Stufara parlano di «iniziativa politica sinergica e congiunta». Nel dichiarare la propria soddisfazione per l’accordo raggiunto, Dottorini e Stufara evidenziano la «positiva mediazione raggiunta» e i «passi avanti compiuti» in vista di un’Umbria intesa come «laboratorio di innovazione e sperimentazione in tema di gestione del ciclo dei rifiuti». Ma chi è era presente parla di un forte scontro con la componente riformista del centrosinistra, segnatamente socialisti e Partito democratico.
I 5 punti La mediazione ha portato ai seguenti cinque punti di modifica al Dap 2011: 1) No al trattamento termico dei rifiuti fin quando la raccolta differenziata non raggiungerà il 50%, in pratica il doppio di oggi; 2) Il Dap prevederà azioni di recupero dei materiali tramite riciclo e riuso, due cardini della green economy; 3) Si farà una netta separazione fra i gestori della raccolta differenziata e quelli di eventuali impianti di termovalorizzazione; 4) I comuni passeranno dalla attuale tassa rifiuti alla tariffa di igiene ambientale, secondo il principio chi meno inquina meno paga; 5) Saranno contenuti gli ampliamenti di discariche esistenti, compreso il terzo calanco a le Crete di Orvieto.
Il termovalorizzatore di Perugia Due i terreni di frizione maggiore tra l’ala sinistra della coalizione e l’asse Pd-Socialisti. Il primo è il rinvio della chiusura del ciclo a quando la raccolta differenziata sarà almeno al 50%. «Dire che non si avvierà la fase esecutiva della chiusura del ciclo attraverso il trattamento termico (scelta della tecnologia migliore attraverso un bando europeo, progettazione dell’intervento, ecc.) sino a quando non si sarà raggiunta la percentuale del 50% di raccolta differenziata – dicono Stufara e Dottorini – rappresenta un ancoraggio fondamentale che, per la prima volta, fissa una priorità alla quale tutto il resto è subordinato». Attenzione: il vincolo è regionale, non a livello di Ati. «Tanto nell’Ati 2 che nell’Ati 4, pertanto – sottolineano ancora – non si aprirà la discussione sul tema del trattamento termico sino a quando non ci saranno risultati tangibili e verificabili sulla raccolta differenziata nell’intero territorio regionale». Il tema riguarda soprattutto Perugia, dove la polemica sulla costruzione di un impianto di termovalorizzazione si trascina da anni.
Il rovescio della medaglia Vista dall’altra parte, però, la questione assume questi toni: Prc e Idv rompono il tabù del «no all’inceneritore». Si parla cioè di rinvio non più sine die. Anche perché con l’accelerazione nel porta a porta a Perugia, il 50% di differenziata non è più una chimera: un obiettivo difficile sì, ma non impossibile. Il dubbio su cui puntano Prc e Idv è: ma a quel punto converrà ancora incenerire i rifiuti?
Stop a Gesenu Posto che il termovalorizzatore non si farà prima di qualche anno, il secondo punto caldo è chi lo farà. La norma inserita nel Dap che separa i gestori della raccolta dai potenziali costruttori dell’inceneritore taglia di fatto le gambe a Gesenu. Per Prc e Idv questo sgombra il campo da un equivoco di fondo: chi deve impegnarsi nell’aumento della differenziata potrebbe latitare se intravedesse il business della termovalorizzazione. La norma non chiude le porte per sempre e il gestore della raccolta potrebbe individuare soluzioni societarie per aggirare l’ostacolo? Comunque sia la strada si fa più difficile.
Ampliamento contenuto A questo si lega il tema dell’ampliamento delle discariche esistenti. Prc e Idv hanno dovuto in questo caso cedere, specie su Le Crete di Orvieto, perché di fatto non c’erano altre strade che adattarsi a quanto previsto dal Piano regionale dei rifiuti. Per cui «contenimento degli ampliamenti» è una formula che rischia di essere vuota, un contentino. Ma, del resto, se la differenziata è lontana dagli obiettivi e non si vogliono impianti per chiudere il ciclo, dove si vogliono mettere i rifiuti, su una sonda e spedirli su Marte?
Il commento «L’azione politica portata avanti in maniera sinergica e congiunta dai gruppi consiliari dell’Idv e del Prc-Fds – affermano Stufara e Dottorini – ha consentito di introdurre elementi che giudichiamo positivamente nell’ottica della salvaguardia ambientale e della tutela della salute dei cittadini, pur nella permanenza di due visioni diverse e non completamente conciliabili fra le forze di centrosinistra. Come Prc e Idv continuiamo – proseguono – ad essere convinti della praticabilità di un’impostazione innovativa sulla gestione del ciclo dei rifiuti che escluda il ricorso a tecnologie ormai obsolete e ambientalmente dannose come i termovalorizzatori. La vera difficoltà che però emerge nell’attuazione del Piano regionale vigente è rappresentata da percentuali di raccolta differenziata assolutamente insoddisfacenti e lontane dalle previsioni tanto del piano regionale che delle normative statali e comunitarie. Grazie al nostro sforzo – concludono i due capigruppo – anche il resto delle forze di maggioranza hanno preso atto dell’insostenibilità di tali ritardi: il punto di mediazione raggiunto, pertanto, rappresenta, dal nostro punto di vista, un passo in avanti sostanziale».

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