di Daniele Bovi
Twitter @Daniele Bovi
La data da cerchiare in rosso è quella del primo settembre. Da quel momento, al ritorno dalle vacanze, molti umbri si troveranno a dover fare i conti con gli aumenti dei biglietti di bus e degli abbonamenti. Un aumento del 30% per tutti quei comuni dell’Umbria dove il prezzo attualmente è di un euro. Il rincaro quindi è di trenta centesimi ed esclude Perugia (almeno i tratti urbani) che con il suo sistema di tariffe in termini di aumenti ha già dato. A spiegare nei dettagli qual è la proposta dell’azienda fatta nei giorni scorsi alle amministrazioni dell’Umbria interessate è Mauro Proietti, direttore amministrativo di Umbria mobilità nel corso di un colloquio con i giornali umbri che si è tenuto martedì. Tolta Perugia quindi gli altri comuni dove la tariffa è di un euro (ad esempio Assisi, Terni, Orvieto, Nocera, Spello, Foligno, Spoleto, Orvieto e così via) dovranno aumentare il costo di un 30% anche perché alternative non ce ne sono.
La scelta La scelta a proposito di quali tariffe applicare è in capo agli enti che affidano il servizio, ovvero in questo caso ai comuni, ed è infatti proprio a loro che l’azienda si è rivolta con la lettera spedita a 30 amministrazioni alla fine di luglio e che ora dovrà passare il vaglio delle giunte coinvolte. I municipi potrebbero anche dire di no, ma in questo caso l’alternativa è da brivido: altro taglio dei chilometri che si aggiungerebbe agli 1,9 milioni di km già sforbiciati con l’entrata in vigore dell’orario estivo. Un’ulteriore diminuzione delle tratte che porrebbe anche problemi occupazionali: con meno chilometri da percorrere servirebbe meno personale.
Su anche gli abbonamenti Tornando alle proposte di aumenti, questi scatteranno anche per le corse extraurbane che, come noto, sono determinate a seconda dei chilometri percorsi. Per la prima fascia il rincaro dovrebbe essere di 30 centesimi, mentre con l’aumentare del percorso la percentuale del ritocco scende. La proposta riguarda anche gli abbonamenti, con rialzi del 10% per gli scolastici. Da tutto questo pacchetto di aumenti, che Proietti si augura che i comuni approvino pena la sostenibilità del trasporto pubblico regionale, la società si aspetta 2,5 milioni di incassi in più all’anno. Una proposta ritenuta dall’azienda «indispensabile» anche alla luce di quanto messo nero su bianco dalla Legge di stabilità 2013. Il governo Monti infatti all’epoca spiegò che il biglietto deve coprire almeno il 35% dei costi.
Le simulazioni «Oggi – osserva Proietti – siamo intorno al 20%». Le simulazioni realizzate dall’azienda unica dei trasporti e pubblicate da Umbria24 all’inizio di giugno sono dense di cifre e divise per bacino: il primo, quello del Perugino, il secondo (Folignate-Spoletino) e il terzo (l’area del Ternano). Una proposta in cui si disegna il possibile percorso per azzerare il gap che c’è nella gestione caratteristica, ovvero per portare la differenza tra ricavi e costi operativi dal terreno negativo, che caratterizza tutti e tre i bacini, a quello positivo. Per ogni bacino si fa un’analisi approfondita. Partendo dal primo (la zona del Perugino), il gap ammonta a 11 centesimi di euro a chilometro: 3,07 i «costi caratteristici» ogni mille metri contro ricavi che si fermano 11 centesimi più in basso. Un dato, quello dei ricavi, da scomporre e dove le cifre più significative sono i 63 centesimi che arrivano dal biglietto e 1,92 euro dai corrispettivi pagati dai comuni.
Bacini 2 e 3 Più complessa la situazione nel bacino 2 (rapporto costi-ricavi al 13,7%) dove lo «sbilancio» è di 41 centesimi ogni mille metri: 2,84 euro i costi, appena 39 centesimi i ricavi che arrivano dai biglietti mentre i corrispettivi pagati ammontano a 1,81 euro. Nel Ternano invece la differenza da colmare è di 30 centesimi a chilometro: 3,02 euro i costi con 55 centesimi che arrivano dal biglietto e 1,80 euro dai corrispettivi contrattuali. Con la ‘cura’ che i comuni sono chiamati ad approvare in tutti e tre i bacini il rapporto salirebbe tendendo a quel 35% imposto dalla legge che, se non raggiunto, almeno con un incremento costante annuale, costerebbe la mancata erogazione dell’ultimo 10% che arriva dalla ripartizione del Fondo nazionale. Per l’Umbria una cifra che ammonta a circa 10 milioni di euro.
La gara Nel corso del suo colloquio con i giornali Proietti ha anche parlato della gara per la vendita del 70% di UM Esercizio. La base d’asta, ha spiegato, è di 21 milioni di euro. Martedì all’ora di pranzo a Busitalia e ai francesi di Ratp Group sono state spedite la ventina di pagine della lettera d’invito, con le due aziende che dovranno spedire la loro offerta entro il 30 settembre. Poi scatterà la fase di valutazione e l’aggiudicazione: tra la fine di ottobre e novembre insomma si saprà chi è il nuovo socio. Nel 2014 poi dovranno essere portati a compimento, da parte della Regione, il nuovo Piano dei trasporti e quello di Bacino. A partire dal 2015 poi con il nuovo bando di gara verrà affidato il servizio di trasporto nella regione che, con tutta probabilità, prevederà anche un innalzamento del corrispettivo pagato dai comuni all’azienda: oggi 1,85 euro a chilometro da portare sopra i due euro per coprire, fatte salve le disponibilità delle casse dei vari comuni, quello squilibrio strutturale che oggi ammonta a 8-10 milioni di euro annui.
