di Fra. Mar.
Giovanni Miceli, il 68enne arrestato venerdì scorso dai carabinieri di Perugia in un lussuoso appartamento di Roma, alle porte di piazza Navona, davanti al gip Luca Semeraro ha scelto di non parlare. Miceli, accusato di aver ucciso la moglie Olga Dunina e di averla poi chiusa in uno scatolone e lasciata lungo la strada, ha scelto per ora, la strada del silenzio.
Interrogatorio con il pm Forse deciderà di parlare quando a fine agosto verrà interrogato anche dal pubblico ministero titolare dell’indagine Mario Formisano. Perché prima o poi dovrà confessare perché e in che modo ha ucciso quella donna che con lui sperava di aver trovato un futuro migliore.
Uscire Miceli, secondo quanto riferito dal suo avvocato Debora Colantuoni, è «mortificato per quanto successo». «E’ una persona sopraffatta dagli eventi – precisa il legale- . Teme di rimanere molto tempo in carcere. E anche per via del suo stato di salute, ha subito due interventi chirurgici al cuore, forse chiederemo la revoca del carcere e la concessione dei domiciliari».
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Pericoloso? Secondo il legale, Miceli non sarebbe la persona pericolosa e calcolatrice che è emersa fino ad ora dagli articoli di stampa. E non avrebbe avuto intenzione di uccidere la moglie. Ma tutto questo lo dirà al pubblico ministero che intanto gli contesta l’omicidio volontario e l’occultamento di cadavere. Perchè, fatti alla mano, la condotta di Miceli di certo non fa pensare ad uno sprovveduto, ad un ‘buono’ sopraffatto da un momento d’ira di cui poi si è pentito. Se davvero adesso è mortificato, prima di diventarlo ha cercato di disfarsi del cadavere della moglie in maniera bestiale, che denota un’assenza totale di rispetto dell’altro, e un bisogno di vendetta, di eliminazione, che è andato anche oltre l’evento omicidiario.
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Piano perfetto, o quasi Ha architettato un piano per far sparire il cadavere. Se non fosse stato per quel passante che ha trovato lo scatolone praticamente poche ore che Miceli e il tunisino lo avevano buttato lì, l’uomo avrebbe avuto tutto il tempo anche di disfarsi del materasso macchiato del sangue di Olga. Lo aveva già annunciato al tunisino: lo avrebbe richiamato la settimana seguente per portare via anche dei materassi. Lo ha confessato il tunisino ai carabinieri quando, dopo aver visto in tv dell’omicidio, ha capito di aver aiutato un assassino a disfarsi del cadavere della moglie.
LA SODDISFAZIONE DEI SINDACI DI SPELLO E FOLIGNO
Sottotraccia I suoi piani dunque sono stati scombinati dal ritrovamento dello scatolone, ed è così che il giorno stesso, mentre a Perugia i carabinieri del nucleo investigativo risalivano all’identità della vittima, lui scappava da Foligno per non farsi prendere. Alla volta di Roma, dove, oltre ai figli con cui non parlava da anni e che sicuramente sarebbero stati contattati dagli inquirenti, ha chiesto ospitalità ad una coppia di anziani amici, ignari di tutto. Decisamente un comportamento da persona pentita. Che forse, passato tutto questo tempo, pensava di riuscire anche a farla franca. Invece i carabinieri hanno lavorato sottotraccia, senza clamori, senza diramare la foto del ricercato per paura scappasse all’estero, e al primo passo falso erano lì ad attenderlo. Per metterlo di fronte al prezzo che deve pagare per il disumano gesto che ha compiuto.
