Un donatore di sangue

di Re.Te.

L’allarme viene dal presidente dell’Avis di Terni, Patrizio Fratini e dal responsabile del servizio trasfusionale dell’azienda ospedaliera, Augusto Scaccetti: «C’è carenza di sangue e servono donatori». In particolare di tipo ‘zero’ e ‘A’, sia positivo che negativo.

I numeri Nel 2012, dice Patrizio Fratini, «a Terni sono state fatte 2620 donazioni, circa 200 in più rispetto all’anno precedente, dai 1953 iscritti all’Avis, che sono a loro volta aumentati di 88 unità, mentre il totale, nella provincia, è stato di circa 7500 donazioni». Tenendo presente che le donazioni degli iscritti all’Avis «coprono circa l’85% delle donazioni effettuate», siamo ancora lontani dallo standard ideale.

L’Oms Il livello ottimale, spiega Fratini, «si raggiungerebbe, secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, con 4 donazioni ogni 100 abitanti e Terni, quindi, dovrebbe puntare ad un numero di circa 4800. Noi – dice – stiamo lavorando per provare, quanto meno, ad avvicinarci a questo risultato».

Le scuole Anche attraverso una campagna di sensibilizzazione a cui si è dato vita nelle scuole: «Gli studenti, a dispetto dei tanti luoghi comuni, si sono dimostrati molto sensibili e pronti a recepire il messaggio che gli veniva proposto: in due giorni sono stati oltre 50 a presentarsi per effettuare una donazione», racconta il presidente dell’Avis.

La ‘rete’ Il fatto che il capoluogo, nonostante il leggero aumento delle donazioni, ‘segni il passo’ rispetto alla provincia, secondo Patrizio Fratini, ha una sua spiegazione logica: «Nei centri più piccoli si riesce con maggiore facilità a costruire, grazie ad una rete di rapporti personali, una sorta di catena della solidarietà, mentre nelle città più grandi questo risulta difficile». Ma loro non si danno per vinti: «Stiamo lavorando per portare il nostro messaggio nei luoghi di lavoro e i primi risultati sono incoraggianti».

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