Guasticchi e Polli

di Ivano Porfiri

L’aveva detto durante il suo discorso di insediamento, il presidente del consiglio Enrico Letta: le Province verranno cancellate dalla Costituzione. Così, dopo lo stop della Consulta al decreto emanato dal governo Monti, il nuovo esecutivo ha agito immediatamente licenziando un disegno di legge costituzionale. Le incognite, tuttavia, restano tutte visto il lungo iter e visti i maldipancia che vengono dal territorio.

Tre articoli Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge costituzionale di abolizione delle province. Il provvedimento è composto di soli tre articoli. Il primo articolo sostituisce l’articolo 114 della Costituzione: « La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Regioni e dallo Stato», dice la nuova formulazione eliminando appunto il riferimento alle Province. L’articolo 2 cancella ogni riferimento alla Province in 13 commi della Costituzione.

Tappe successive Viene stabilito poi che si procederà al ridisegno degli enti territoriali dopo aver appreso le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale, ma viene già stabilito che eventuali enti intermedi dovranno essere a costo zero: «Con le legge regionale nei limiti dei criteri generali definiti con legge dello Stato – si legge nel terzo articolo -, sentita la popolazione regionale, possono essere istituiti e disciplinati, senza oneri per lo Stato, enti locali per l’esercizio di funzioni di governo dell’area vasta e di coordinamento dei comuni».

Fase transitoria Quando il ddl diventerà legge «in sede di prima applicazione, entro sei mesi dalla data in entrata in vigore della legge statale» le Regioni «disciplinano con legge regionale gli enti locali». Se la Regione non provvede le «Province sono comunque soppresse e le relative funzioni sono redistribuite».

Incognita elezioni Restano tutte, invece, le incognite sulle Province che dovranno andare a voto e anche su quelle il cui voto è stato congelato dalla riforma bocciata dalla Consulta. Il loro destino (tra cui quello delle Province di Perugia e Terni, che dovrebbero essere rinnovate nel 2014) verrà deciso con la legge che il governo dovrà emanare dopo aver conosciuto le motivazioni della sentenza per non incappare in una nuova bocciatura.

Policentrismo anarchico «Non è provvedimento ad hoc – ha spiegato in conferenza stampa il ministro Gaetano Quagliariello – né accanimento terapeutico contro le Province, ma consente di procedere con legge ordinaria una volta conosciute le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale. La legge ci consentirà di uscire dal policentrismo anarchico che ha contraddistinto finora gli enti territoriali».

Guasticchi batte i pugni Dagli enti territoriali umbri già si alza la protesta. «Sono oltre due anni che parliamo del futuro delle Province – ha detto il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi – spiegando il ruolo fondamentale di questo ente e smontando le follie di chi si accaniva su sprechi e costi della politica che appartengono ad altri enti e non certo alla più vecchia istituzione di questo Paese».  Guasticchi ha preso parola in Consiglio provinciale per comunicare l’invio di una lettera al quotidiano la Repubblica dopo un editoriale a firma di Francesco Merlo che criticava aspramente la mancata cancellazione delle Province. Il presidente ha concluso con un attacco al governo Monti e un avvertimento a quello Letta: «C’è da rimanere stupiti sul lavoro dei Professori che da tecnici hanno pensato di cambiare la Costituzione con un decreto legge Salva-Italia che la Corte, come da noi annunciato, non poteva che non bocciare. Ora sentiamo che il ministro Franceschini, a nome del Governo, vuole cancellare da subito le Province. Ma è una operazione che richiede almeno 18 mesi di letture e cotro-letture Parlamentari. E ci sono più di 100 deputati pronti ad una lunga serie di emendamenti. Ora però bisogna ridare ai cittadini la possibilità di ritornare a votare un presidente e un consiglio provinciale. Da noi accadrà nel 2014».

Protesta bipartisan Il capogruppo del Pd Giampiero Rasimelli ha affermato aprendo il dibattito: «Come rappresentanti delle province abbiamo sempre sostenuto una riforma dell’ente a livello nazionale. Siamo stati i primi a chiedere un taglio delle nuove province. Ora però, dopo il fallimento del Salva-Italia, l’unica risposta che arriva dal Governo è quella di una soppressione definitiva. Lenta ma definitiva. Una risposta sbagliata e che va meditata». Dalle riflessioni dei Consiglieri provinciali è emerso un coro di proteste. «Tutti sapevano che il provvedimento governativo sarebbe stato cassato – ha esordito Giampiero Panfili del Pdl – ho sempre detto che non era possibile modificare un articolo della Costituzione. E ora si inventano un ddl. E’ un modo di fare molto strumentale». «Da sottolineare l’assoluto analfabetismo istituzionale di chi ci governa – ha aggiunto Luca Baldelli, capogruppo del Prc – bastava leggere la Costituzione». Dello stesso parere il capogruppo dei Socialisti riformisti Enrico Bastioli: «Siamo stati mortificati e disorientati, ma non ci dobbiamo fermare». Per Franco Granocchia, capogruppo dell’Idv«il governo è ingessato. Tutto viene rinviato: quanto durerà il prossimo iter? A forza di congelare non si va più avanti».

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