I lavoratori della Tnt (Foto F.Troccoli)

di Re.Te.

Sono tornati a manifestare, martedì mattina, i lavoratori della Tnt, che minaccia di chiudere la sede di Terni, i cui 7 dipendenti finirebbero per strada, e di ridimensionare quella di Perugia, nella quale viene annunciato un esubero, sui 15 dipendenti in servizio.

Nuovo sciopero La seconda giornata di sciopero, dopo quella di venerdì scorso (la Cgil parla di «adesione massiccia, oltre il 90%, sia a Terni che a Perugia», è stata caratterizzata un presidio in sotto la sede della Regione, «per testimoniare la rabbia e la preoccupazione, anche a fronte dell’atteggiamento di chiusura di Tnt rispetto alle richieste dei lavoratori e dei sindacati di avviare, quantomeno, un vero confronto».

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La Regione L’assessore regionale Vincenzo Riommi ha incontrato una delegazione dei lavoratori e dei sindacalisti, garantendo che «l’Umbria farà la sua parte, insieme alle regioni più colpite dai tagli previsti nel piano di ristrutturazione annunciato da Tnt (854 licenziamenti in Italia; ndr), per chiedere al ministero dello sviluppo economico di intervenire sulla multinazionale olandese e farla tornare sui suoi passi».

La ‘cassa’ Nel frattempo, però, ha detto ancora Riommi, «ci si dovrà impegnare per garantire al più presto la copertura della cassa integrazione in deroga per tutti i lavoratori coinvolti. A livello locale, la Regione si adopererà invece per individuare una copertura anche per i lavoratori dell’indotto, soprattutto su Terni», che sono circa 25.

I lavoratori «Da un giorno all’altro, con una semplice comunicazione via mail ci troviamo senza il nostro posto di lavoro», commenta Riccardo Saccani, uno dei lavoratori della Tnt di Terni che, in questa occasione, hanno potuto contare sulla solidarietà totale dei colleghi di Perugia, toccati in maniera meno pesante dal piano di ristrutturazione, che si sono schierati al loro fianco.

Il sindacato «Ora la palla passa nelle mani del governo nazionale – dice Mario Bravi, segretario generale della Cgil dell’Umbria – perché questa è una vertenza di importanza strategica non solo per il numero enorme di posti di lavoro a rischio, ma perché il disimpegno di Tnt sarebbe l’ennesimo esempio dell’atteggiamento inaccettabile delle multinazionali che, anche in assenza di reali motivi di carattere economico, preferiscono spostare le loro attività all’estero, giocando sull’abbassamento del costo del lavoro e dei diritti».

La solidarietà Tanto è vero vero che in Umbria, e a Terni in particolare, i dati economici erano positivi, soprattutto perché, dicono i lavoratori, «siamo l’unico operatore attrezzato per lo smistamento di colli grandi e pesanti». Tanto che sono già arrivate numerose attestazioni di solidarietà da parte dei clienti: «Molti di loro sanno che siamo gli unici a poter trasportare i loro articoli», spiegano i lavoratori.

La trattativa Mercoledì, alle 14; dopo che un primo incontro, nella giornata di lunedì, è stato interrotto senza risultati; i sindacati nazionali e quelli locali si incontreranno nella sede romana della Fedit-Confindustria per provare a dialogare e cercare una soluzione negoziata della vicenda.

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