Lavoratori della Tnt

di M.T.

Si fa presto a dire crisi. A farlo è la multinazionale delle spedizioni, la Tnt, che, con l’alibi della crisi, ha deciso di avviare un drastico piano di ridimensionamento che prevede 854 licenziamenti in Italia, su 2980 dipendenti, con la chiusura, tra il 2013 e il 2014, di 24 filiali sulle 103 totali. Tra quelle da chiudere c’è anche la filiale ternana, mentre per quella perugina si parla, per ora, di ridimensionamento.

Lo sciopero Venerdì i lavoratori della Tnt si sono fermati, a Terni come a Perugia – una seconda giornata di mobilitazione è prevista per martedì 2 luglio – per uno sciopero che, dice Alessandro Rampiconi, della Filt Cgil, «vuole essere solo una prima risposta ad una decisione assunta in maniera unilaterale da parte dell’azienda che, ci ha messo di fronte al fatto compiuto».

La crisi Che la situazione della Tnt non sia, complessivamente, rosea, dicono i lavoratori, «è certamente vero, ma è altrettanto vero che in Umbria, e a Terni in particolare, i dati economici erano (almeno fino a quando ne sono stati messi a conoscenza, cioè alla fine del 2012; ndr) positivi. Il totale delle movimentazioni è «di circa mille al giorno, a Terni, con 750 colli in partenza e 250 in arrivo», molti dei quali «siamo l’unico operatore attrezzato per il loro smistamento, trattandosi, spesso, di colli grandi e pesanti». Insomma, secondo i lavoratori e il sindacati: «Vogliono chiudere un sito che produce utili e che, dal 1987, rappresenta una garanzia per aziende, molte delle quali operano nella galassia delle acciaierie, per le quali siamo un punto di riferimento».

I posti di lavoro Se a Perugia la Tnt annuncia un esubero, sui 15 dipendenti in servizio, per la filiale ternana è stata annunciata la chiusura, entro il primo quadrimestre del 2014: «Qui lavorano sette persone – dice Rampiconi – mentre altre 25 (trasportatori indipendenti o riuniti in una cooperativa; ndr) rappresentano il così detto ‘indotto’. Per tutta questa gente non ci sarà nessun tipo di ammortizzatore sociale, se non un periodo di otto e dodici mesi, in base all’età, di sussidio di disoccupazione. Poi saranno in mezzo ad una strada». E per quasi tutti loro «visto che sono in una fascia di età compresa tra i 30 e il 45 anni, sarebbe un’autentica tragedia»

La trattativa I sindacati nazionali hanno immediatamente chiesto la convocazione di un vertice alla Fedit, il ramo di categoria di Confindustria: «Si svolgerà lunedì – annuncia Rampiconi – e, se a livello nazionale verrà chiesto alla Tnt di annullare subito la procedura annunciata e avviare un percorso negoziato, a livello locale siamo intenzionati a incalzare la proprietà, intanto per conoscere la reale situazione economica delle filiali umbre e, poi, per cercare di individuare le possibili strategie alternative alla chiusura di Terni».

I clienti Nel fare questo, lavoratori e sindacati potranno contare sulla solidarietà – e anche sulla preoccupazione – dei molti clienti che l’hanno già manifestata: «Molti di loro sanno che siamo gli unici a poter trasportare i loro articoli», spiegano i lavoratori. Mentre da parte sindacale si evidenzia «un controsenso palese. Chiudere significa favorire, indirettamente, la concorrenza – conclude Alessandro Rampiconi – e non mi pare che questo rappresenti un segnale di grande lungimiranza imprenditoriale».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.