di Maurizio Troccoli
L’Umbria ne è parte Non è immune l’Umbria, a partire dalle mura Ciclopiche di Amelia, da questo beffardo gioco che gli umani sembrano voler affidare al destino. Lo stesso destino che però in tempi più remoti, con scarsezza di mezzi e di strumenti di tutela e di valorizzazione, è stato in grado di affidare alla contemporaneità le architetture intatte di un passato che fa invidia ai Paesi di mezzo mondo.
Beccati Questo – Beccati Quest’Altro Ed eccole lì le torri Beccati questo e Beccati Quest’Altro, l’una in terra toscana, l’altra in terra umbra. L’una pubblica, l’altra in mano ai privati. L’una restaurata, l’altra divorata dai rovi e digerita dal degrado. In mezzo un casotto che in tanti dicono storico, quella che un tempo presumibilmente poteva essere la dogana tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio, le cui propaggini di detriti sono scivolate giù, fino a sfiorare la carreggiata. Fosse soltanto un problema culturale potrebbe essere relegato ad una rubrica di giornali, di questi tempi favorevole ad accogliere denunce sensibili di gente perbene che non ci sta a vedere abbandonato un patrimonio storico e paesaggistico.
E l’amministrazione comunale che fa? Ma poniamo il caso che quel casotto non abbia un così importante valore storico e culturale, come probabilmente è, in quel caso sarebbe comunque evidente il livello di incuria che lo interessa, da parte di chi è deputato alla prevenzione. Siamo in terra di confine, come si diceva poc’anzi, tra Castiglione del Lago e Chiusi e di quel casotto non resta che un accumulo di calcinacci in attesa che un acquazzone finisca per farlo tracimare fin sulla carreggiata. La gente del posto lamenta l’incuria di questa struttura ormai da anni. Denuncia il pericolo di questi resti proprio sul fianco di una curva della strada. Ormai sembrano demotivati a presidiare il valore storico di quelle torri o il presunto prestigio del casotto.
Contingenza ed emergenza “Non resta che la contingenza, ovvero l’emergenza”, dicono: “Ma neppure questa richiama l’attenzione di chi di dovere”. Probabilmente un’ordinanza comunale del sindaco di Castiglione del Lago, per la messa in sicurezza, non passerebbe come una pezza alla Bondi. Non fosse quello dell’incolumità l’approccio alla questione, ci si dovrebbe soffermare sul tentativo di conservazione che avrebbe riguardato la torre umbra con una cinghiatura sulla sommità che non frena lo scollamento delle due murate che continuano ad aprirsi progressivamente. Ma questa è un’altra storia e la pagina è finita.
