di Giovanni Baricca
Il Grifo asfalta il Prato (3-0) e rimane secondo. La Nocerina incalza (cementando anche lei la Carrarese, anche lei 3-0) ma non raggiunge. L’Avellino vince in extremis a Catanzaro e festeggia la B con una giornata di anticipo. A far saltare il banco in casa Prato sono stati una doppietta di Tozzi Borsoi (un gol su rigore) e una rete di Nicco. Toscani non pervenuti al Ranto Curi. Stadio che domenica ha salutato da un lato l’esordio in biancorosso di Italiano, dall’altro il ritorno di un grande e mai dimenticato ex grifone: Milan Rapajc, tornato in Umbria per assistere all’incontro e portare fortuna ai sui dalla tribuna.
L’aritmetica di Andrea Camplone Nella formazione del Perugia ci si aspettava soprattutto tanta aritmetica. Quella dettata dalle regole dei playoff: le diffide rimediate in campionato si annullano, le squalifiche no. E di di diffide al pronti-via il Perugia ne presenta addirittura cinque su sei. I tre in mediana – Moscati, Esposito e Nicco – più Politano, che nel tridente è l’unico superstite del manipolo di titolari. Di fianco gli si piazzano Tozzi Borsoi, riferimento avanzato, e Rantier, lungo l’out mancino. Dall’altra parte, Vincenzo Esposito scioglie i dubbi della vigilia mandando in campo Romanò e risparmiando Carminati e (questo, sì, davvero a sorpresa) bomber Napoli. Esterno e attaccante, però, saranno impiegati praticamente subito: il primo già al 6’ della prima frazione, causa infortunio sciagurato di Cavagna (tutto solo, interessata forse la caviglia o forse il ginocchio); il secondo… causa vantaggio dei padroni di casa.
In campo solo una squadra, Grifo avanti Già. Perché non passa troppo tempo prima che il Perugia faccia propria, per verve, occasioni e metri di campo conquistati, una partita che entrambi, lanieri e grifoni, avrebbero in realtà un disperato bisogno di vincere. I toscani si vedono poco e di rado, costretti a subire la rapidità del gioco umbro e in un certo qual senso pure se stessi: disordinati, confusi, a tratti addirittura svogliati. Rantier incorna sul secondo palo, tovando il fondo, un cross di Cangi dopo un mancato tentativo di Moscati (2’). Tozzi Borsoi gira di piede su imbeccata del francese (7’), ma viene chiuso in calcio d’angolo. Politano spara a colpo sicuro su Layeni che a mani aperta alza in corner (13’). La china è questa. I toscani non osano reagire. Intimiditi da tanta violenza trovano solo un paio di smanacciate facili, quasi neppure necessarie, dell’estremo difensore locale. Due siluri dalla distanza (Rantier e Nicco), intanto, propiziano il gol che spezzerà la partita. Minuto 32: punizione conquistata e calciata da Rantier, Tozzi Borsoi si avventa in area e di destro infila Layani, battendo sul tempo tanto Lamma quanto Ghinassi.
Ripresa e raddoppio, immediato Appunto. La china è questa. E per il Prato non c’è verso di interromperne il movimento. Altro che risalirla: la frazione va in archivio con i biancorossi in avanti, con Politano a innescare Rantier per la rete del possibile ko, negata da Bisoli a due passi dalla linea di porta. La ripresa? Quale ripresa? Appena un giro di lancette: Ghinassi spinge in area Tozzi Borsoi e il direttore di gara, ben piazzato, non può fare altro che decretare il rigore. Che Layeni (in giornata di grazia) respingerebbe pure. Il fischietto di Bruno però squilla di nuovo, allertato dal gran numero di maglie azzurre appostate in area al momento del tiro (dello stesso Tozzi Borsoi). Si ripete, con allegato di proteste toscane a lamentare la rincorsa doppiamente interrotta dal centravanti biancorosso. Stavolta il pallone scivola via rapido, a spiazzare il portierone laniere e a gonfiare la rete per il due a zero che chiude i giochi. I restanti 44’ sono un eterno susseguirsi di occasioni umbre e di mesti tentativi toscani (i più eclatanti sono una mezza rovesciata di Napoli e un inserimento in area piccola di Silva Reis, entrambi fermati sul più bello da Koprivec), che i grifoni per lo più interromponno sul nascere. Tutto merito del primo vantaggio, che costringe la banda di Esposito a scoprirsi e scoprire, di conseguenza, tutte le proprie magagne.
Vecchio e nuovo: Rapajic e Italiano In campo è Grifo show. E in passerella, dopo dieci minuti, sale pure Vincenzo Italiano: a rilevare Esposito per la sua prima in biuancorossso, selva di applausi da Curva e tribuna, pacche sulle spalle dei compagni e del tecnico Camplone. Più che sufficiente il suo esordio, condito di sventagliate e verticalizzazioni che spaventano e che sconquasso l’ormai defunto impianto di gioco ospite. E mentre Nicco firma il 3-0 (cross di Cangi), dalla Curva partono (per la verità, si ripetono) i cori all’indirizzo del «sempreverde» Milan Rapajc. Arrivato a Perugia per ritrovare il suo Grifo che di fatto non ha mai smesso di seguire. Lui li ascolta, guarda sorridendo quell’oceano biancorosso e gli risponde con un cenno della mano: «Tra i biancorossi c’è un giorcatore che dribbla come Pelè, Milan Rapjc, eh oh!». Il Perugia è ancora secondo. Il primo assalto della Nocerina (vittoriosa sulla Carrarese) è respinto.
