Facoltà di ingegneria di Terni

di Francesca Torricelli

La cosa non era sfuggita. Nella ‘campagna elettorale’ per l’elezione del nuovo rettore dell’università – si vota il 13 giugno, mentre il 22 aprile sarà la volta dell’università per stranieri – c’è un convitato di pietra. Nessuno sembra voler spendere una parola sul tipo di futuro che si ipotizza per il Polo ternano.

L’allarme A rompere il silenzio sono, ovviamente, gli studenti: «Terni chiede a gran voce un nuovo modello di università, e soprattutto ne chiede un rilancio a quei vertici che l’hanno portata ad uno stato di estremo immobilismo», dice Francesco Caiello portavoce degli studenti di Scienze politiche. Ed è proprio «nella prossima partita, che si giocherà con la nomina del rettore che Terni e la sua classe dirigente dovrà fare forza per riprendersi quello che era già suo, un’università degna di chiamarsi tale, ma soprattutto isola felice all’interno dell’ateneo perugino, ormai in caduta libera».

I candidati Il problema è che, almeno è quello che da più parti si sussurra, il ‘senato accademico’ sembra non amare il Polo ternano: «tanto che con la nascita dei dipartimenti e la chiusura delle facoltà – dice Caiello – nessuno dei candidati alla carica di rettore e nessuna voce si è decisa di spendere per il caso ternano». Sembra quasi che, tra i candidati, ci sia il timore che, a ‘spendersi’ per Terni, si perdano consensi: «È per questo che noi studenti di Scienze politiche stiamo cercando di mettere luce in una partita che deve vedere Terni al centro del dibattito e non la prima tra gli esclusi».

La ricerca Sulla base della riforma universitaria appare chiaro un concetto: la capacità di fare ricerca e l’autonomia economica saranno decisive per decidere che deve proseguire nelle attività didattiche e chi no. «E infatti – ribadisce Caiello – il nostro appello si rivolge ancora a tutta la politica ternana, alle parti sociali e alla cittadinanza, che non può e non deve rimanere fuori dai dibattiti riguardanti il nostro territorio». Soprattutto perché il timore è quello di vedere concentrare sempre maggiori attenzioni – e risorse – su Medicina e Ingegneria, per esempio, trascurando il resto.

Il Consorzio Anche se, particolare non trascurabile, il Consorzio universitario ternano non è che si sia prodigato più di tanto e la locale Confindustria, per dire, non ha mai nascosto i propri sentimenti ‘tiepidi’ nei confronti del problema: «Noi vorremmo che la città potesse – e i politici volessero – esprimere il proprio punto di vista e non accettare passivamente decisioni prese dall’alto, come ribadito in varie occasioni. Terni deve fare dell’università, in toto – conclude il portavoce degli studenti di Scienze politiche – un trampolino di lancio e di rilancio per il suo territorio e non essere ridotta a territorio di saccheggio».

Narni Da questo contesto non è certo esclusa Narni, sempre impegnata nella ricerca del modo per completare il suo corso in Scienze per l’investigazione e la sicurezza, aggiungendo il biennio finale al triennio attualmente esistente: una partita che, proprio in virtù delle caratteristiche della riforma, si è fatta ancora più complicata.

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