di Francesca Marruco
La prossima sarà una settimana decisiva nelle indagini per l’omicidio di Alessandro Polizzi. Decisiva perché inizieranno gli accertamenti irripetibili alla polizia scientifica di Roma. Dalla pistola, alle tracce biologiche, alle impronte. L’avviso di accertamenti tecnici parla di esami di «balistica, biologia e improntologia» relativi alle tracce repertate sul luogo del delitto, nell’appartamento in cui è stato Alessandro è stato ammazzato con un colpo di pistola e cinque sprangate in testa e Julia è miracolosamente scampata all’esecuzione. Ma anche quelle trovate nelle case dei due indagati Valerio e Riccardo Menenti.
Analisi Si dovranno analizzare prima di tutto la pistola, la Beretta calibro 9 corto modello 34 rinvenuta sul luogo del delitto, si dovrà vedere se, nonostante l’assassino indossasse guanti, ci siano tracce genetiche utilizzabili e attribuibili a qualcuno. Si dovranno analizzare i fazzolettini imbevuti di sangue che sarebbero stati rinvenuti fuori dall’appartamento della mattanza su cui insieme al sangue della vittima potrebbe esserci anche Dna dell’assassino. Si dovranno esaminare le impronte, lasciate calpestando il sangue di Alessandro. E da quegli accertamenti potrebbe ancora una volta, come molto spesso accade in casi complicati, arrivare una risposta che indirizzerebbe l’indagine in maniera netta.
Addio ad Alessandro Intanto sabato mattina alla cerimonia funerbre per Alessandro, Don Luca Delunghi ha sferzato con parole taglienti i tanti giovani che gremivano la chiesa di Ponte San Giovanni invitandoli a fare delle scelte diverse a scegliere Cristo :«Come unita di misura temporale per la nostra vita abbiamo solo l’oggi- ha detto loro -, e Alessandro, cari ragazzi, oggi si fa profeta per la vostra vita e vi dice che tu domani potresti non esserci».
FOTOGALLERY: L’ULTIMO ABBRACCIO AL «GUERRIERO»
Fate delle scelte «E che ne vuoi fare della tua vita? – dice loro don Luca- Come la costruisci? Cazzeggiando –dice – scusate il termine, stando qua dietro? Se siete legati ad Alessandro, nella vostra vita oggi dovete fare delle scelte, se oggi scegliete di compiere una strada differente perché guardate che anche le piccole cose, come una canna che pensate non faccia male a nessuno o una bottiglia rotta per terra, anche queste piccole scelte costruiscono chi sei».
IL GIORNO DEL DELITTO: FOTOGALLERY – VIDEO
Julia in chiesa Julia siede accanto al fratello di Alessandro, ha una vistosa fasciatura in testa e la mano ingessata dopo essere scampata alla morte. E’ scossa da violenti singhiozzi, ma alla fine di una cerimonia religiosa prende la parola e legge poche righe scritte su un foglio di carta per il suo ‘guerriero’.
Julia in lacrime «Sai cucciolotto – dice quasi incomprensibilmente con la voce rotta dal pianto -in questi ultimi tre mesi mi hai restituito il sorriso e con te ho passato il periodo più bello della mia vita dopo che non avevo più motivi per sorridere. Mi hai protetta e di questo non ti ringrazierò mai abbastanza. Sei stato speciale, ringrazio i tuoi genitori che ci hanno regalato una persona come te. Ora mi rimane solo da sperare che sia fatta giustizia. Sarò io adesso la tua guerriera. Ti amo». Julia si appoggia sulla bara del suo Alessandro all’uscita dalla chiesa. Sconvolta dal dolore viene portata via dalla madre.Qualche ora dopo sul profilo Facebook gli ha scritto: ‘come faccio senza te cm faccio ….oddio amore oddio….’
VIDEO: I TESTIMONI – IL LEGALE DI JULIA
L’accusa del parroco: sballo e spaccio «Mi hanno chiesto di parlare perché vi conosco- ha esordito il giovanissimo don Luca -. Io conosco alcuni di voi perché spesso giro per la piazzetta rossa, conosco alcuni di voi perché spesso ho passato tempo con voi. Alcuni di voi sono venuti a casa nostra, a mangiare con noi, a chiedere soldi, conosco alcuni di voi perché non sapevano dove sbattere la testa. Conosco alcuni di voi per fama perché quando ancora non ero ancora parroco il centro giovanile era assediato dai casini che facevate. Conosco alcuni di voi e grazie ad alcuni di voi ho salutato alcune volte Alessandro. Non conosco molti di voi perché molti di voi preferiscono girare per Ponte San Giovanni col cappello sulla testa e gli occhiali in faccia perché forse si vergognano della propria vita. Conosco alcuni di voi perché so che la zona intorno alla parrocchia è una zona vissuta e non soltanto dal gruppo giovanile, ce chi si diverte, a imbrattare i muri, a stare insieme, ma tante volte questo stare insieme diventa sballo perché ci si annoia. Conosco tanti di voi annoiati, annoiati della propria vita, tanti di voi annoiati nelle sofferenze che vivono e quindi stanchi per questo. Conosco alcuni di voi perché so che si divertono a spacciare qua dietro, perché so che preferiscono fumarsi una canna, preferiscono ubriacarsi, preferiscono danneggiare la vita degli altri. Conosco anche a voi e lo so che la vita è difficile. Lo sappiamo tutti che la vita è difficile, lo sanno gli adulti e i giovani che hanno scelto strade diverse e che forse vi hanno detto no la prima volta che gli avete offerto qualcosa».
Lo striscione Ha parlato anche dello striscione della fiaccolata, il viceparroco: «io non sono d’accordo- dice -. Quello striscione dice ‘la sofferenza dura un istante, la bellezza della vita dura per sempre’. In realtà non è vero, conosco molti di voi per tutte le volte che su Facebook mettete il vostro grido, la vostra sofferenza, le vostre paure, e questo vi fa rendere conto che non è vero che la sofferenza dura un istante.
LA FIACCOLATA: VIDEO – FOTOGALLERY
Schiavi dell’egoismo «Siamo cattivi e quindi schiavi – ha detto ancora don Luca che molte volte si commuove mentre con la voce ferma cerca di stimolare quei ragazzi- tante volte scegliamo noi stessi e il nostro egoismo, tutte le volte che la vogliamo pensare a modo nostro, pensate quante porte sbattute in casa vostra, quante volte avete volte perché dovevate sostenere la vostra e non vi siete mai messi nella condizione di ascolto di un babbo che forse si preoccupa di te e di una mamma che piange perché vede che stai crescendo storto. Siamo cattivi perché siamo schiavi del nostro egocentrismo, perché abbiamo paura di restare soli e quando le cose non vanno la cavolata più grossa la devi fare tu perché almeno gli altri ti guardano e ti considerano e sei qualcuno agli occhi degli altri. Siamo schiavi di tremila demoni, come quando i genitori sono via e organizzate i festini in casa e fate le cose peggiori».
LA PERQUISIZIONE: FOTOGALLERY – VIDEO
Scegliere «Il problema è che nella nostra vita siamo chiamati a scegliere. Tutte le volte che nella nostra vita diciamo no alla vita succede il finimondo, tutte le volte che dichiamo no all’amore succede il finimondo, perché badate bene, quando amiamo soltanto i nostri amici, vuol dire che non siamo capaci di amare, quando andiamo in giro, alle feste, in discoteca e cerchiamo un pretesto per fare a botte, non siamo capaci di amare. Tanti si divertono a scrivere Acab in giro, il significato lo sappiamo tutti e pensate che le autorità non fanno niente, pensate che nessuno faccia niente. E questa è la grande superbia dei giovani che pensano di arrivare e spaccare il mondo. Come? Ti sei incazzato? Ti sei solo incazzato? Nella tua vita hai solo urlato?»
INTERVISTE VIDEO: IL PADRE DI JULIA – LA MADRE – IL FRATELLO
La sfida Poi ai genitori di Alessandro, Giovanni e Daniela, il parroco ha detto ancora: «v’ho promesso che avrei parlato ai ragazzi» . E a quei ragazzi, ha chiuso dicendo: «vi lancio la sfida, lancio la sfida a tutta voi, se sei stufo, se pensi che Dio passa aver una parola per te, domani sera v’aspetto qua sotto». Sulla bara di Alessandro tante rose bianche. Un lungo applauso l’ha accolta all’uscita dalla chiesa e prima che il corte funebre partisse per il cimitero è rimasta quasi mezz’ora nel piazzale della chiesa. Gli amici non volevano lasciarla andare. Una madre in lacrime fuori dalla chiesa sussurrava: «Solo don Luca può cambiarli». Ovviamente quelli rimasti. Per Alessandro non ci sono tempi supplementari.
