di Francesca Mancosu

Sono già passati due anni dalla fuga di centinaia di migliaia di persone del Nord Africa a seguito della crisi libica. Ventimila di loro sono arrivati in Italia, e di questi, 357 sono stati ospitati inUmbria: 243 a Perugia e 114 a Terni.

GALLERY, VITE E VOLTI DEI PROFUGHI IN UMBRIA

L’emergenza La fase dell’emergenza, che ha distribuito i profughi nelle strutture di accoglienza della regione, gestite dai Comuni, dalla Caritas e dall’Arci, è ufficialmente terminata a gennaio, con il passaggio delle consegne dalla protezione civile alle prefetture. Ma in realtà, l’emergenza vera pare stia per cominciare. Il 28 febbraio infatti terminerà l’erogazione dei fondi stanziati dal ministero dell’Interno per coprire i costi delle strutture che ospitano i nordafricani accolti nelle nostre città. Che si ritroveranno senza più un tetto sopra la testa. In mezzo alla strada.

IL VIDEO. I PROFUGHI IN UMBRIA E LE LORO STORIE

La situazione I 114 immigrati nel ternano – provenienti non dalla Libia, ma da Nigeria, Somalia, Ciad, Ghana, Mali, Senegal, Niger, Togo, Bangladesh – hanno trovato casa fra Terni, Ferentillo, Montefranco, Amelia e Collescipoli, in centri d’accoglienza e appartamenti gestiti dall’Arci e dalla Caritas, che oltre a fornire vitto, alloggio e supporto legale, cercano di favorire la loro inclusione sociale tramite corsi di italiano e di formazione lavorativa. Per continuare a garantire assistenza servono circa 35 euro a persona ogni giorno, ma le risorse, come detto, sono in via d’esaurimento: «Non sappiamo cosa succederà, – ammette Simonetta Mignazzetti, dell’ufficio immigrazione della prefettura di Terni – il ministero sta lavorando ad una soluzione, e spera nell’arrivo di fondi europei. Possiamo solo aspettare, visto che non possiamo prendere iniziative a livello locale».

APPROFONDIMENTI SUI PROFUGHI IN UMBRIA

Bomba ad orologeria Sulla stessa linea anche Francesco Venturini, presidente dell’associazione di volontariato San Martino: «Non sappiamo cosa fare. I profughi ci chiedono cosa succederà e noi non abbiamo risposte da dargli. Non li metteremo per strada, ma chi paga?». Il rischio è che l’emergenza passi dall’accoglienza alla sicurezza pubblica, tenuto conto del fatto che la maggior parte dei profughi accolti sono senza lavoro: «Molti hanno seguito corsi di formazione come operai generici, altri cercano un’occupazione da soli, ma non è facile, tenuto conto della crisi che c’è», conclude Venturini»

Inclusione sociale Ma c’è un altro problema di fondo, affrontato dal presidente di Arci Terni, Francesco Camuffo, che qualche giorno fa ha inviato una lettera aperta al consiglio comunale: «In queste condizioni è impossibile costruire percorsi di uscita seri. Si sta creando un conflitto tra questi profughi – che hanno vitto, alloggio e una somma di 2 euro e 50 centesimi al giorno per le piccole spese – e gli immigrati ‘tradizionali’, che lavorano e sono già integrati nella città. Vorremmo provare ad avviare dei percorsi di inserimento tramite i tirocini formativi dello Sprar, il progetto nazionale di accoglienza per i richiedenti asilo e rifugiati gestito dall’Anci, ma i posti sono già tutti occupati. E comunque, mentre Narni può contare su 40 posti a Terni ce ne sono solo 10». In sostanza, spiega Camuffo «ci aspettavamo di più dal comune di Terni, in quanto capofila di ambito, oltre che capoluogo di provincia. In città – conclude – c’è ancora molto da fare in termini di cultura dell’accoglienza e interculturalità».

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