di Giorgio Menghini*
Una tassa di 1.450 euro per licenziare colf e badanti: la Fnp Cisl metterà in atto tutte le iniziative necessarie per eliminare quella che dalle persone più deboli non può che essere percepita come un’ingiustizia e che dal sindacato non può che essere vista come una tassa sull’indigenza e la malattia. Tassa che si va ad aggiungere alla mancata rivalutazione delle pensioni, all’istituzione dell’Imu anche per le persone indigenti, anziani soli e con pensioni al minimo, all’Irpef e le addizionali locali.
La riforma del lavoro o legge Fornero nella mente illuminata del legislatore, doveva servire anche per regolamentare una materia tanto difficile come quella sui licenziamenti. I buoni propositi se non supportati da una conoscenza approfondita in prima linea, portano in coda grandi problemi e ingiustizie. Questo si sta verificando con l’introduzione di un contributo all’Inps di euro 1.450, a partire dal primo gennaio 2013, per chi licenzia una collaboratrice domestica. Contributo, questo, destinato al finanziamento di due assicurazioni che devono sostituire l’indennità di licenziamento.
A chi ha affrontato la materia senza pensare alle conseguenze per i più deboli, la soluzione poteva apparire alquanto positiva. La Fnp Cisl Umbria se, da una parte, pensa che era giusto porre un freno ai licenziamenti anche per le collaboratrici domestiche, dall’altra crede che sia più discutibile sgravare lo Stato dell’indennità di disoccupazione con l’introduzione di una nuova tassa. Una tassa non selezionata in quanto si applica anche al licenziamento delle badanti, denominazione di coloro che per professione accudiscono persone anziane e, molte volte, non autosufficienti».
L’assunzione di una badante è una necessità irrinunciabile che induce la famiglia o l’anziano solo ad affrontare enormi sacrifici economici nel tentativo di avere una minima assistenza, che non riesce a trovare nell’erogazione dei servizi da parte delle istituzioni. Questa necessità porta ad assumere anche decisioni affrettate, non sempre validate, e il contratto -sia per la dipartita dell’assistito od anche per giusta causa- per circa il 70 per cento dei casi, finisce con il licenziamento.
*Segretario generale della Fnp Cisl dell’Umbria
