Luca Gambini

di Francesca Marruco

E’ iniziato questa mattina il processo all’infermiere a cui Luca Gambini, morto al reparto perugino di psichiatria per aver ingerito metadone, aveva sottratto il medicinale. L’infermiere è l’unico ad essere stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo.  La vicenda infatti per gli altri imputati si è chiusa con tre proscioglimenti e con una condanna a otto mesi di reclusione con rito abbreviato per il primario della struttura.

Ammissione prove e testimoni Nella mattinata di martedì, davanti al giudice Daniele Cenci, si sono costituite le parti, sono state ammesse le fonti di prova e i testimoni, 35 in tutto. Nella prossima udienza di maggio si inizierà ascoltando i due poliziotti che intervennero, oltre alla madre e alla sorella di Gambini.

I fatti Luca Gambini, 29enne di San Giustino, ricoverato nel reparto di psichiatria di Perugia, era morto  in seguito all’ingestione di un flaconcino intero di metadone nel dicembre del 2007, flaconcino che aveva rubato ad un infermiere che stava passando per il corridoio.

La difesa Secondo il difensore dell’imputato, l’avvocato Luca Gentili, l’accusa non sta in piedi. Per il legale il suo assistito, la cui unica colpa è quella di non aver tolto in tempo il metadone a Gambini, non può essere ritenuto responsabile della morte del ragazzo.

I familiari di Gambini La famiglia di Luca, assistita dall’avvocato Carmelita Cosentino, non aveva accettato la condanna a  otto mesi di reclusione per chi ritengono responsabile della morte del proprio figlio, «la cui unica colpa – sostenevano-  era quella di essere affetto da problemi mentali». Stamattina la madre, ripresa dal giudice, ha sostenuto che non si deve parlare dell’ipotesi di omicidio, ma di un omicidio. Secondo i familiari infatti non si fece abbastanza per salvare Luca. Anzi non si fece nulla. Né una lavanda gastrica né niente altro. Lo lasciarono dormire, salvo ritrovarlo morto alle 5 di mattina nel suo letto.

I coimputati I familiari inoltre attendono le motivazioni che hanno portato il gup Paolo Micheli a condannare il primario a otto mesi di reclusione quando il pm Angela Avila aveva chiesto 2 anni e otto mesi. I tre prosciolti, ovvero gli infermieri che erano entrati in servizio in seguito all’incidente, si erano sempre detti ignari dell’accaduto. Gambini era morto una decina d’ore dopo aver ingerito il metadone.

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