di Daniele Bovi
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Il fuoco della crisi economica ha incenerito in Umbria 18 mila posti di lavoro. E’ uno dei tanti dati contenuti nel primo «Focus economia Umbria», strumento «autonomo» di valutazione e analisi dello stato di salute dell’economia locale di cui si è dotata la Cgil umbra. Curato dall’Ires Toscana, l’istituto di ricerca della Cgil, il dossier che prende in esame ed analizza i dati di Inps, Unioncamere, Istat, Banca d’Italia, Regione Umbria oltre che della stessa Cgil, è stato presentato giovedì dal segetario Mario Bravi, dal direttore dell’Ires Toscana Fabio Giovagnoli e dal ricercatore Ires Marco Battazzi. Uno studio denso, da ora in poi a cadenza trimestrale, che mette insieme i dati congiunturali e i mali atavici dell’economia umbra.
Pil Il punto di partenza è il Pil, che in Umbria è arretrato più che nelle altre regioni italiane: tra il 2007 e il 2011 un -7% con valori simili a quelli del 2000. E le previsioni sono tutt’altro che positive: nel Dap della giunta regionale si parla di sostanziale stagnazione, mentre Unioncamere prevede un 1,3%. Peggio le cose vanno se si guarda al Pil pro capite, tornato ai livelli del 1995. A far tremare sono poi i dati che riguardano disoccupazione e cassa integrazione. Per quest’ultima Giovagnoli parla di vera «esplosione»: «Le ore autorizzate nel 2007 – dice – erano 1,4 milioni. Ora, nel periodo che va da gennaio a ottobre 2012, sono 24 milioni, sette in più rispetto allo stesso periodo del 2011. E a poco vale parlare di tiraggio o di ore effettivamente utilizzate, perché è come parlare di uno che va al lavoro sempre con la febbre a 41».
Esplosione Cig L’aumento della Cig è imputabile perlopiù ai settori della metalmeccanica, dell’edilizia e del commercio, con un mercato del lavoro umbro che appare «maggiormente fragile e vulnerabile alle avversità esterne». La disoccupazione a settembre è all’8,8% (+3,4% rispetto allo stesso periodo del 2011, un balzo che non si vedeva da anni), e il suo aumento si spiega non solo coi licenziamenti o i mancati reintegri dalla Cig ma dalla trasformazione in «attivi» di questi soggetti prima «inattivi». Situazione tipo: una famiglia dove qualcuno viene messo in cassa integrazione con gli altri membri che si mettono a cercare lavoro. Nel complesso, disoccupati e cassintegrati in Umbria sono oltre 50 mila.
Lavoro precario Sempre più inoltre i nuovi posti di lavoro sono caratterizzati dalla precarietà: tra il 2011 e il 2012 i contratti a tempo indeterminato sono scesi del 13%, quelli a tempo determinato sono stabili, l’apprendistato cala del 14% mentre il lavoro cosiddetto «intermittente» fa un balzo in avanti del 25%. Se si guarda poi al 2010 l’aumento lievita fino al 64%, così come crescono sensibilmente quei lavoratori messi in mobilità senza indennità. E in questa situazione a farne le spese sono i più giovani: tra il 2012 e il 2011 gli avviamenti di quelli fino a 29 anni scendono del 9,3%, del 5% per quelli tra 30 e 54 anni mentre aumentano del 6% per gli over 54 (in termini assoluti stabili rispetto al 2010). Segnali pessimi, come riportato in tutte le ultime indagini congiunturali delle Camere di commercio, arrivano dalla produzione e dai consumi in picchiata, anche di quelli alimentari (-8,5% nel terzo trimestre, marcata anche la diminuzione dal 2008 per i beni durevoli) con «la spesa delle famiglie che sta subendo una correzione verso il basso che sembrerebbe stia diventando sempre più strutturale».
Export e credito Come noto tiene l’export, fortemente influenzato dalle acciaierie ternane, accompagnato da una forte flessione delle importazioni (-12%) collegata al calo della domanda interna. In questo quadro il Focus dell’Ires parla di un mercato del credito «piuttosto deteriorato»: i prestiti a famiglie e imprese sono passati dai quasi 13 miliardi di euro del giugno 2011 ai 12 del settembre scorso; in fortissima crescita poi le sofferenze bancarie, arrivate a quota due miliardi di euro mentre sono 16 mila a giugno 2012 (erano 9.500 a marzo 2009) quei clienti classificati come insolventi. In questa situazione i tempi per intravedere la luce in fondo al tunnel sono lunghi. Secondo Giovagnoli, se ci sarà ripresa, la produzione industriale non tornerà comunque ai livelli precrisi prima del 2020, con conseguenze di carattere occupazionale e sociale «che sono facilmente intuibili».
Analisi e proposte «Con questo strumento – ha detto Bravi – non ci limitiamo però all’analisi. Noi crediamo che di fronte a uno scenario di questo genere ci sia bisogno assoluto di un cambio radicale nelle politiche economiche e sociali di questo Paese, rimettendo al centro dell’agenda politica il lavoro – prosegue il segretario che ha annunciato l’istituzione di un Ires Umbria e la collaborazione con l’Ateneo – da parte nostra intendiamo portare un contributo di proposta, incentrato sul piano per il lavoro che stiamo sviluppando insieme alla Cgil nazionale e sul quale, il prossimo 6 febbraio, costruiremo un’iniziativa per chiamare allo scoperto le imprese, le istituzioni e la politica. Non si può parlare di altro: l’emergenza assoluta è il lavoro».

