I vescovi Bassetti e Chiaretti

E’ un bel dono di Natale all’intera comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve e non solo a quella parrocchiale del Girasole e di Santa Sabina la consacrazione della nuova chiesa dei Ss. Severo ed Agata, in programma domenica 23 dicembre, alle ore 16, con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti insieme al suo predecessore mons. Giuseppe Chiaretti e a numerosi sacerdoti.

Ad annunciarlo è il parroco, don Roberto Di Mauro, nell’invitare tutta la popolazione e i rappresentanti delle Istituzioni civili locali a questo atteso momento di festa, che è giunto in largo anticipo rispetto ai tempi di realizzazione della nuova chiesa (prevista per la primavera 2013) annunciati alla cerimonia della posa della ‘prima pietra’ del 10 aprile 2010. Dopo due anni è mezzo i fedeli del Girasole, che forma quasi un unico agglomerato urbano in costante espansione demografica con il centro abitato perugino di Santa Sabina, così da costituire una parrocchia che “abbraccia” due comuni, Corciano e Perugia, hanno il loro tanto atteso luogo di culto edificato sul sito della primordiale chiesa costruita nel 1983. Questa, nell’ultimo decennio, non corrispondeva più alle esigenze di una comunità esponenzialmente in crescita. Oggi gli abitanti della zona sono 10mila con una numerosa presenza di giovani famiglie e di centinaia di bambini che frequentano la catechesi per l’iniziazione cristiana.

Il parroco don Roberto, a pochi giorni dalla consacrazione della chiesa, commenta con queste parole: «abbiamo realizzato, con il contributo di molti benefattori ed il sostegno dell’Otto per Mille, il nuovo complesso parrocchiale del Girasole-Santa Sabina ed anche di San Mariano, che attualmente non ha ambienti per le attività pastorali, caritative, oratoriali e socio-aggregative. Nasce, di fatto, un nuovo complesso pastorale che risponde ai bisogni delle tre comunità presenti sul territorio che abbracciano i Comuni di Perugia e Corciano».

«La chiesa diventa un punto di riferimento per una comunità che è cresciuta troppo in fretta – aggiunge don Roberto –. Soprattutto è una comunità locale senza radici storiche sul territorio: le persone che lo abitano vengono da fuori conservando forti legami con le comunità di origine. La chiesa è il fulcro da cui poter partire per costruire un’identità del territorio sia spirituale che culturale, sociale ed aggregativa. E’ una comunità che ha bisogno di identificarsi, riconoscersi in un luogo che le dia volto, spazio, calore. Il luogo delle relazioni umane e affettive, il luogo della fede ma anche un luogo dove crescere, giocare, lavorare, costruire quel sistema che dà senso alla vita, che la accompagna in tutti i suoi momenti importanti, nella quotidianità e nei momenti di festa. Punteremo molto sui giovani e sull’Oratorio».

Significativo è anche quanto disse alla celebrazione eucaristica della posa della “prima pietra” l’arcivescovo mons. Bassetti nel rivolgersi ai numerosi presenti, affidando loro un compito, quello di «tirare su le colonne del nuovo tempio trasmettendo la fede alle future generazioni attraverso la vostra testimonianza cristiana» (la cronaca della cerimonia della posa della “prima pietra” è consultabile nel sito www.diocesi.perugia.it).

Il nuovo complesso parrocchiale dei Santi Severo ed Agata è finalmente completo e pronto ad essere abitato, usato e vissuto, i cui lavori sono stati diretti dall’architetto Donatella Forconi, coordinatrice di un pool di architetti, ingegneri e tecnici che ha progettato l’opera. Per la sua realizzazione sono stati spesi oltre 3 milioni di euro, il 75% dei quali sono stati finanziati dall’Otto per Mille della Chiesa cattolica ed il restante 25% da privati benefattori.

Il progetto, che prevede 2.136 mq costruiti di cui la maggior parte (1.182 mq) è occupata da locali per il ministero pastorale oltre alla canonica, ha permesso la realizzazione dei diversi corpi di fabbrica attorno ad un sagrato introverso, che ha il sapore del chiostro e che vede campeggiare, protagonista, la chiesa con i suoi volumi tondeggianti, accoglienti. Il complesso, sovrastato da una copertura che raccoglie in un unico sistema elementi tra loro diversi per dimensioni e quantità e simili per linguaggio e materiali, si inserisce con discrezione nel tessuto urbano, è accessibile attraverso due varchi da Via Settembrini. La strada preesistente conduce, dalla stessa via, al piazzale antistante/retrostante la chiesa, verso il parcheggio pubblico, sul fronte che è in dialogo con le scuole ed il parco dei pini.

Nelle intenzioni dei progettisti il complesso riporta a immagini domestiche (domus ecclesiae), alla chiesa-casa del popolo di Dio, tipologia tanto cara ad una certa cultura di derivazione del Movimento Liturgico europeo. La copertura inclinata, le dimensioni controllate, gli ambienti luminosi, lo spazio-giardino, raccontano un luogo tutto da abitare, una casa per una comunità che si riunisce, anzi si riunifica, a valle di una storia nuova e complessa.

La chiesa, il luogo della fede, presenta un’interiorità suggestiva e movimentata. Il candore dei volumi permette alla luce di essere protagonista e di conferire sacralità ad uno spazio totalmente nuovo. Lo spazio dell’aula è di forma ellittica con asse minore orientato est-ovest. L’altare, all’antica maniera, è orientato ad est, tutti i percorsi sono radiali e collegano i diversi luoghi liturgici. Tutto converge verso l’altare: l’assemblea dei fedeli si riunisce attorno alla mensa eucaristica. Il fonte battesimale rimanda all’acqua dei battisteri storici e, attraverso una vetrata trasparente, al parco pubblico, metafora dell’immagine dell’Eden, il giardino della creazione, icona collegata al sacramento del battesimo.

La cappella feriale è immersa in una luce bianca, astratta, la parete di confine con l’aula liturgica è annullata da grandi vetrate che la collegano alla grande aula: nelle festività tale accorgimento permetterà a mamme e bambini di seguire la messa liberamente, senza costrizioni o imposti silenzi. Il luogo del Tabernacolo è spazio ampio, anche cappella per l’adorazione del santissimo. Riceve luce di lato, una luce barocca in spazi che, pur nella loro irrinunciabile modernità, del barocco hanno l’antico sapore.

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