Umbria24 inizia la pubblicazione di una serie di articoli del giornalista Marcello Monacelli, che per 60 anni ha raccontato con passione e grande competenza la città di Perugia. I testi sono tratti dal libro “Perugia Mia” (Volumnia Editrice) che raccoglie una selezione di articoli dell’omonima rubrica tenuta da Monacelli su Il Messaggero dal 1998 al 2006. Letti oggi aiutano a comprendere meglio come è cambiata la città. Un ringraziamento speciale va alla signora Vincenzina per l’amore con cui tiene viva la memoria di Marcello.
di Marcello Monacelli
Qualche giorno fa il sindaco Maddoli, visitando gli impianti della Perugina a San Sisto, ha rinnovato agli attuali proprietari del grande complesso dolciario, i dirigenti della Nestlè, l’invito a ripristinare, al centro della città, l’antico negozio, da sempre considerato come punto di riferimento, simbolo e vanto della rinomata produzione locale. Soprattutto alla vigilia dell’anno giubilare quando, secondo le previsioni, Roma e le zone limitrofe, come la nostra, legate a particolari e significativi richiami religiosi, saranno meta di milioni di pellegrini.
Come é noto, il vecchio negozio Perugina era ubicato un tempo all’angolo tra Piazza della Repubblica e Corso Vannucci e per diversi decenni le sue sfavillanti vetrine sono state un punto di attrazione non solo per i turisti italiani e forestieri, ma anche per i perugini stessi. Poi, una quindicina di anni fa i manager che soprintendevano l’azienda ancora dei Buitoni, ne decisero la soppressione unitamente a tutti gli altri negozi sparsi in numerose città italiane ed anche all’estero. Una decisione quantomai sofferta, discutibile soprattutto per la nostra città in cui l’esistenza diretta del negozio avrebbe dovuto, invece, simboleggiare in loco la presenza dell’industria.
Ma da allora quante altre vetrine del salotto perugino via via si sono spente impoverendo, in un certo senso, una tradizione commerciale di qualità che aveva suscitato orgoglio tanto da definire, un tempo, corso Vannucci una piccola via Veneto? Dipanando il filo dei ricordi l’elenco ci appare lungo e pesante tanta é stata la diversità delle aziende commerciali che hanno chiuso i battenti definitivamente oppure si sono trasferite in periferia per difficoltà di parcheggi, molto spesso rimpiazzate oggi da una sconcertante uniformità di articoli in vendita. E l’interrogativo vale non soltanto per il Corso, ma anche per le altre significative vie o piazze adiacenti che raffigurano, in sostanza, il già elegante quadrato dell’acropoli perugina.
Qualche nome? Ceccherini con i suoi articoli musicali; Paoletti con i suoi ricami ed i famosi corredi che hanno vestito le dame della Perugia bene; Benucci e le sue sfarzose cristallerie; Sereni ed i profumati e stupendi bouquets; Galo e Menigatti punti di riferimento per i gagà del tempo; Porro con la sua delicata biancheria; il Trasimeno ristorante alla moda. E così via. Fortunatamente qualcosa oggi si muove in fatto di ritrovi: a parte il bellissimo Sandri con le sue vetrine da spettacolo, al Gran Falci sparito come d’incanto è subentrato l’elegante Caffé Perugia ed anche lo storico “Medioevo” si é adeguato. E’ già un passo avanti!
(Il Messaggero, 31 maggio 1998)
