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La classe di una scuola

Lunedì 9 marzo anche l’Umbria si prepara a fare i conti con uno sciopero generale nazionale di 24 ore che potrebbe avere effetti differenziati su scuola, università e servizi pubblici. La mobilitazione, proclamata da diverse sigle sindacali – tra cui Slai-Cobas, Usi, Usb e Clap – coinvolge settori pubblici e privati. A questa si aggiunge lo sciopero indetto dalla Flc Cgil per l’intera giornata nei comparti di scuola, università, ricerca, Afam e formazione professionale.

In Umbria l’attenzione è rivolta soprattutto al sistema dell’istruzione, che rappresenta uno dei principali bacini occupazionali pubblici della regione. Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Istruzione relativi all’anno scolastico 2024-2025, nelle scuole umbre – tra statali e paritarie – operano oltre 10 mila docenti e circa 3 mila unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario. L’adesione allo sciopero, che sarà verificabile solo a consuntivo, potrà incidere in modo diverso da istituto a istituto, con possibili sospensioni delle lezioni o riduzioni dell’orario. Le singole scuole stanno comunicando eventuali variazioni attraverso i propri canali ufficiali.

Un nodo centrale riguarda anche l’Università degli Studi di Perugia e l’Università per Stranieri di Perugia, realtà che complessivamente contano migliaia di studenti e centinaia tra docenti e ricercatori. Anche in questo caso eventuali disagi dipenderanno dall’adesione del personale docente e tecnico-amministrativo. In una regione che negli ultimi anni ha registrato un progressivo calo demografico nella fascia 0-18 anni – con una contrazione costante delle iscrizioni scolastiche – ogni giornata di sospensione delle attività assume un peso organizzativo non secondario per famiglie e studenti.

Sul fronte dei trasporti, il quadro è più articolato. Usi e Usb hanno escluso il comparto dalla propria iniziativa, mentre Slai-Cobas ha esteso lo sciopero anche ai trasporti per 24 ore. In Umbria ciò potrebbe riflettersi sul servizio ferroviario regionale e sul trasporto pubblico locale gestito da Busitalia, con possibili ripercussioni sulle linee urbane ed extraurbane, soprattutto nelle fasce non protette. Restano comunque garantiti i servizi minimi previsti dalla normativa nazionale sugli scioperi nei servizi essenziali, con le consuete fasce orarie di tutela che le aziende comunicheranno nei prossimi giorni.

La mobilitazione si colloca a ridosso della Giornata internazionale dei diritti delle donne dell’8 marzo e richiama temi che in Umbria presentano elementi di criticità non marginali. I dati Istat più recenti evidenziano anche nella regione un divario occupazionale tra uomini e donne e una maggiore incidenza del lavoro part-time involontario tra le lavoratrici. Il tasso di occupazione femminile umbro, pur in linea con la media nazionale del Centro Italia, resta distante dagli obiettivi europei e segnato da una presenza significativa nei settori a più bassa retribuzione, come istruzione, servizi alla persona e commercio.

La Flc Cgil, nel proclamare lo sciopero per scuola e università, ha parlato della necessità di «riaffermare i diritti delle donne, a partire da quello all’autodeterminazione e alla parità di genere», richiamando il tema della disparità salariale e del lavoro di cura, che continua a gravare in larga parte sulle donne. Questioni che in una regione con un forte invecchiamento della popolazione, come l’Umbria, si intrecciano con il carico assistenziale familiare e con la tenuta dei servizi educativi e sociali.

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