di M.T.
In Umbria il turismo di massa non è ancora un’emergenza strutturale, ma i segnali di una pressione crescente e concentrata iniziano a essere visibili. È in questo spazio, fatto di opportunità e rischi, che si inserisce il dibattito sull’overtourism, rilanciato da una ricerca nazionale di Business intelligence group che fotografa un cambiamento netto nelle aspettative dei viaggiatori italiani.
Secondo lo studio, diffuso il 12 febbraio 2026 e basato su 3.600 interviste online a un campione rappresentativo della popolazione adulta, l’82,6% degli italiani ritiene che l’eccessiva presenza di persone renda l’esperienza di visita meno piacevole. Una presa di distanza esplicita da quello che viene definito “modello Roccaraso”, cioè l’assalto di massa concentrato in pochi luoghi e in tempi ristretti, che negli ultimi anni ha caratterizzato alcune località turistiche italiane. Non a caso, tre italiani su quattro, il 75,4%, si dicono disposti a pagare pur di accedere in modo regolato alle bellezze del Paese, accettando ticket o contributi se servono a tutelare la qualità dell’esperienza.
Un orientamento che intercetta da vicino la traiettoria dell’Umbria. La regione continua a collocarsi fuori dai grandi flussi del turismo internazionale di massa, ma conosce fenomeni di sovraffollamento selettivo, legati a eventi, festività e mete simbolo. Assisi nei periodi di punta, il centro storico di Perugia durante Umbria Jazz ed Eurochocolate, le sponde del Trasimeno in estate, alcuni borghi come Spello, Montefalco o Bevagna nei fine settimana primaverili e autunnali: situazioni diverse tra loro, ma accomunate da una forte concentrazione temporale dei visitatori.
La ricerca di Business Intelligence Group offre una chiave di lettura utile per interpretare questi dati. Oltre il 92% degli intervistati dichiara di voler vivere esperienze locali quando sceglie una destinazione, mentre quasi il 90% concorda sul fatto che il viaggio sia soprattutto un tempo da dedicare a sé stessi. Un consenso che supera il 90% tra gli under 34 e nella fascia 45-54 anni e resta comunque molto alto anche tra gli over 54. Il viaggio, secondo l’analisi, è sempre meno una fuga e sempre più una gestione consapevole del proprio tempo.
Un aspetto centrale riguarda la durata dei soggiorni. Il tempo a disposizione è spesso limitato a uno o due giorni, al massimo un fine settimana. Un dato che trova riscontro anche nelle rilevazioni di settore: secondo Confturismo, la maggioranza degli italiani che scelgono la vacanza sulla neve opta per soggiorni brevi, da una a due notti o comunque inferiori alla settimana. Un modello che coincide con l’offerta umbra, storicamente fondata su city break, turismo culturale, enogastronomia e percorsi naturalistici.
È proprio questa coerenza tra domanda nazionale e vocazione regionale a rappresentare, insieme, un punto di forza e un elemento di attenzione. L’Umbria risponde perfettamente al desiderio di rallentare, evitare l’affollamento e vivere esperienze autentiche. Ma proprio per questo rischia di vedere concentrarsi i flussi sugli stessi luoghi e negli stessi periodi, replicando in scala ridotta dinamiche già sperimentate altrove.
Lo studio non invoca soluzioni drastiche, ma suggerisce indirettamente la necessità di politiche di governo dei flussi. Ticket, accessi contingentati, regolazione degli eventi e soprattutto una distribuzione più equilibrata delle presenze sul territorio e nel calendario diventano strumenti di prevenzione più che di emergenza. In una regione come l’Umbria, questo significa anche valorizzare aree interne e piccoli comuni, oggi ai margini dei circuiti principali, ma perfettamente in linea con la domanda di turismo lento e di prossimità.
«Il dato centrale è che il viaggio viene sempre più interpretato come una scelta legata al tempo, prima ancora che al luogo», osserva Gianni Bientinesi, sociologo e Ceo di Business intelligence group. Una lettura che chiama in causa anche le istituzioni locali, chiamate a pianificare non solo l’aumento delle presenze, ma la loro qualità e sostenibilità.
Alla vigilia della stagione turistica 2026, il tema dell’overtourism in Umbria non si pone quindi come allarme, ma come scelta di indirizzo. Governare oggi i flussi significa evitare domani le distorsioni che la stessa opinione pubblica italiana dichiara di non voler più accettare.
