Le Stagioni 25/26 di Città di Castello, Foligno e Perugia ospitano il nuovo spettacolo diretto da Andrea Baracco: Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello portato in scena da Silvio Orlando – attore tra i più premiati e apprezzati del teatro e del cinema italiano – che interpreta uno dei protagonisti più emblematici e tragicomici di tutta l’opera del grande drammaturgo siciliano, capace di incarnare la complessità e i paradossi dell’individuo moderno.

Sabato 7 febbraio alle 20.45 e domenica 8 febbraio alle 17 in anteprima nazionale al Teatro degli Illuminati di Città di Castello (da una settimana attori e regista stanno provando la messinscena); martedì 10 febbraio alle 21 al Politeama Clarici di Foligno e da mercoledì 11 a domenica 15 febbraio al Teatro Morlacchi di Perugia (mercoledì ore 20.45, giovedì ore 19.30, venerdì ore 20.45, sabato ore 18 e domenica ore 17 in cui la replica sarà audiodescritta grazie alla collaborazione con Centro Diego Fabbri ETS di Forlì, nell’ambito del Progetto Teatro No Limits).

In scena con Silvio Orlando, gli attori Stefania Medri, Marta Nuti, Michele Eburnea, Davide Lorino, Francesca Farcomeni, Francesca Botti e Annabella Marotta; una produzione Cardellino srl, in coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria e Teatro Stabile di Bolzano.

“Pirandello – spiega Baracco nelle note di regia – non è autore per tempi di pace, ma di guerra. È il tempo di guerra a creare le condizioni effettuali per comprendere l’autore siciliano; il dissolversi del principio di identità, la tragica disintegrazione dell’io, il gioco di specchi intorno alle molteplici individualità dell’essere umano. In tempi di guerra se la realtà chiama, Pirandello sa cosa rispondere; intravede la feroce e grottesca maschera di un mondo convulso e impazzito. I tempi di pace sono i tempi degli ismi, della ricerca affannosa di una filosofia e allora sotto con “essere è apparire” o “conflitto tra vita e forma” con il pirandellismo insomma; quell’insopportabile pozzo del pensiero che sembra mettere in pausa il teatro, la concretezza degli accadimenti per passare altrove, in un generico luogo, astratto. Inchiodare in una formula un autore è sempre molto pericoloso, con Pirandello è quasi mortale. Sentire il bisogno di chiarire più che di capire ha chiuso l’autore dentro una formula lucida e perentoria, non permettendo ai suoi personaggi di far esplodere quello che hanno di più potente, le passioni. Solo liberandolo dalle preoccupazioni filosofiche, Pirandello mostra il suo volto autentico. Si vede solo allora come i grandi protagonisti della drammaturgia pirandelliana siano uomini costretti a frugarsi dentro e non lucidi pensatori al dettaglio”.

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