di Daniele Bovi
Sarà a marzo il primo snodo importante di quello che, a tutti gli effetti, sarà un percorso molto lungo e non privo di ostacoli. Fra tre mesi il Comune di Perugia nominerà la commissione di esperti che aiuterà Palazzo dei Priori a redigere il dossier di candidatura di Perugia a patrimonio Unesco; candidatura che è stata annunciata dalla giunta comunale giorni fa nel corso della conferenza stampa di fine anno. Ma qual è esattamente il perimetro della candidatura? Qual è l’idea di fondo? Come funziona la selezione? Quali sono gli attori coinvolti e quali i tempi? Quali le possibili ricadute per il territorio?
Punti fermi Alcuni punti fermi ci sono già. L’intenzione dell’amministrazione è quella di candidare il centro storico del capoluogo umbro, quello spazio entro le mura visto non solo come insieme di elementi architettonico-urbanistici ma come uno spazio che, dagli Etruschi a oggi, ha mantenuto una continuità storica e urbana, restando sempre il cuore della città, senza interruzioni significative nel suo ruolo e nella sua funzione; il che viene visto come una sua grande peculiarità. In un cassetto dunque finisce l’idea di alcuni decenni fa di candidare “solo” la Perugia etrusca.
Progetto innovativo L’obiettivo è lavorare su tutto il centro storico, costruendo un progetto innovativo anche perché oggi – come dimostrano alcune candidature non andate in porto – i siti storici da soli non reggono il dossier; quindi, si partirà dalle origini storiche per guardare con decisione al futuro. Concetti che dovranno essere tradotti in un dossier dalla commissione di esperti che Palazzo dei Priori nominerà fra tre mesi. Un organismo composto da 15-20 persone in cui ci saranno, ovviamente, i massimi storici della città ma anche architetti, economisti, esponenti di altre discipline e persone non di Perugia ma in grado di portare uno sguardo importante sulla città.
Al ministero Il lavoro di redazione del dossier durerà circa due anni; a quel punto, la documentazione sarà posta sul tavolo del ministero dei Beni culturali. Sì perché le candidature a patrimonio mondiale Unesco non vengono avanzate dalle singole città o territori, bensì dal Ministero, che può presentare al massimo un dossier all’anno. Ecco perché bisogna partire con largo anticipo. Elaborato il dossier quest’ultimo finisce nella tentative list nazionale, ovvero un elenco preliminare dei beni che lo Stato italiano intende proporre nei successivi anni. A questo punto avviene la prima selezione politico-tecnica: l’Italia, che ha già 60 siti ed è il paese più rappresentato al mondo, può avanzare una sola candidatura all’anno.
Qualcosa di unico Il dossier dovrà essere in grado di dimostrare perché il centro di Perugia sia un qualcosa di unico a livello mondiale: l’Unesco riconosce infatti luoghi con un valore universale eccezionale; tra i criteri ci sono ad esempio la testimonianza unica di una civiltà o tradizione culturale, un esempio straordinario di architettura, urbanistica o paesaggio, un ruolo decisivo nella storia delle idee, dell’arte, della politica o della società e così via. Nel dossier bisognerà spiegare nel dettaglio anche come si intende tutelare il sito, mettendo nero su bianco un piano di gestione che riguarda la tutela, gli strumenti urbanistici, come si finanzia la conservazione nel tempo, cosa si intende fare per quanto riguarda turismo e sviluppo economico e molto altro ancora.
Il percorso Avanzata la candidatura entrano in campo gli esperti e i tecnici che dopo una serie di sopralluoghi, analisi di tutta la documentazione, incontri con l’amministrazione locale e portatori di interesse formulano un giudizio che può essere positivo, negativo o interlocutorio. Quello finale spetta al Comitato del patrimonio mondiale, che si riunisce una volta l’anno. Realisticamente, un percorso che può durare dai 6 ai 10 anni.
Opportunità Le ricadute ovviamente possono essere importanti: il marchio Unesco ovviamente rafforza il territorio, facilitandone anche l’inserimento nei principali circuiti culturali e turistici. L’essere riconosciuto come sito Unesco dà poi a una città anche più forza per quanto riguarda la partecipazione a bandi, l’attrazione di fondi e così via. Insomma, per molti territori si è trattato di un moltiplicatore di opportunità, accompagnate da un rafforzamento importante della tutela. In Umbria, al momento, sono già parte del patrimonio Unesco Assisi, la Basilica di San Francesco e altri luoghi francescani, mentre il Tempietto del Clitunno fa parte del sito nazionale relativo alla presenza dei longobardi in Italia.
