di Marta Rosati
Il 28 marzo 2025 sarebbe stato il secondo anniversario del fidanzamento tra Mark Samson e Ilaria Sula. Lei, il 19, aveva manifestato la volontà di interrompere la relazione, il 25 lui l’ha uccisa.
Femminicidio Sula Ilaria aveva chiesto di potersi prendere una pausa; ma non le è stata concessa. Le falsità del 23enne sul perscorso universitario, uno dei motivi scatenanti: lui aveva interrotto gli studi ma ha cercato di nasconderlo alla ragazza che, anche per questo, provava disagio per il fatto di non potersi fidare lui. Il filippino aveva persino creato un finto indirizzo mail dell’Università La Sapienza, dal quale risulta inviata almeno una comunicazione ai propri genitori con fittizi aggiornamenti sul suo percorso di studi.
L’insistenza di Mark Il 21 marzo, senza concedere a Ilaria gli spazi liberi che aveva chiesto, si è presentato da lei con una rosa che la ragazza avrebbe rifiutato; il 23, dopo una serata col fratello di una coinquilina della giovane, quello che per la parte civile è il ‘testimone chiave’, ha approfittato della presenza di questo per introdursi nell’appartamento in cui viveva Ilaria, l’ha raggiunta in camera da letto che dormiva e la svegliata con un bacio. Lei non ha affatto gradito e gli ha chiesto di parlare il giorno successivo. Lui non riusciva ad accettare l’allontanamento da Ilaria, controllava la posizione del suo cellulare; si scrivevano di continuo.
Le chat monitorate Nel frattempo Mark era entrato in possesso delle credenziali di Ilaria per l’accesso a Instagram, scoprendo la sua chat con un ragazzo conosciuto su Tinder che monitorava costantemente. Tanto che, quando i due avevano deciso di scambiarsi i numeri per scriversi tramite Whatsapp, cadevano a vuoto i tentativi della 22enne di inoltrare il proprio contatto telefonico. Lo inviava e ‘spariva automaticamente da solo’. Il passaggio è avvenuto grazie al numero di lui e la chat Ig lì si è interrotta. Sarebbe stato in quel momento, secondo quanto ricostruito da un ispettore attraverso le domande incalzanti del Pm, Maria Perna, in Tribunale, che Samson avrebbe scritto a Ilaria di doverla incontrare per una cosa importante (mentre ad altri dichiarava la volontà di affogarla e farla soffrire). La giovane ha cercato di evitare chiedendo di parlare per messaggi ma lui ha insistito fino a convincerla a recarsi da lui la sera del 25 marzo: «Lavoro fino alle 22». Ma al lavoro quel giorno non è andato. Intanto Mark, in uno sfogo libero con l’amico Alex, definiva Ilaria una poco di buono per degli scambi a sfondo erotico con quel ragazzo della chat.
L’ultimo giorno di ilaria Attorno alle 21.30 del 25 marzo, la carta di credito di Ilaria ha effettuato l’ultima operazione per l’acquisto del biglietto del bus per recarsi da Mark. I riscontri sui dispositivi mobili confermano che il cellulare di Ilaria ha agganciato la cella più vicina a via Homs. Dal suo telefonino il messaggio a Samson: «Esci». Ma in qualche modo lui è riuscito a portarla in casa. Alla madre, in una conversazione su Msn aveva chiesto di poter restare solo in casa, ha puntualizzato che si sarebbe chiuso nella sua sua stanza, sottolineando che avrebbe provveduto autonomamente alla cena e agli indumenti da lavare. È verosimilmente quella notte che l’esistenza di Ilaria è stata spezzata a coltellate. Nessuno, in zona, pare potesse sentire eventuali urla o richieste d’aiuto. Quella stessa notte, dopo le 1.00, uno scambio di messaggi con l’Antonelli conosciuto su Tinder. Resta un mistero se fosse ancora Ilaria a scrivere o se il suo assassino si stava già sostituendo a lei.
Femminicidio Sula Il traffico telefonico tra la giovane e Mark si interrompe. Risale al 26 marzo, con sosta per acquistare le sigarette, il viaggio del 23enne verso Capranica Prenestina, dove il cadavere della giovane (chiuso a forza in un trolley, in posizione fetale, con la testa piegata in avanti e i piedi sporgenti oltre la zip) è stato poi ritrovato all’alba del 2 aprile. Quella sera (26 marzo), dopo essersi disfatto del corpo di Ilaria, Samson va amangiare una piadina con un’amica. Successivamente contatta il suo amico Alex e manifesta sofferenza anche con una foto dell’angolo dell’occhio rigato da una lacrima. L’amico lo consiglia: «Forse meglio lasciarla andare. Non ci si rovina per le persone che non ti meritano» e via a saluti carichi di affetto e gratitudine.
La dash cam Come risulta dalle riprese effettuate dalle telecamere installate da Mark, a bordo della propria Ford Puma, dal 26 marzo (quando appare con la mano destra gonfia), il ragazzo gestisce due diversi cellulari, il suo iPhone e il Samsung con cover rosa di Ilaria. Da questo, nei giorni seguenti, Mark, per far credere che la giovane sia ancora viva, cerca, tra l’altro, di ingannare un’amica di Ilaria che si preoccupa per la sua scomparsa: «Sofy non so se sto per fare una cazzata ma sto scappando con uno, conosciuto per strada». La conversazione prosegue e l’amica chiede: «Lo avete fatto?». Risposta: «Sì, ho fatto la birichina…». La coinquilina allora: «Torni?» «No, dormo qui». Sofia dall’altra parte cerca di vederci chiaro: «Manda la posizione». «Non posso». «Che significa non puoi?» Nessuna risposta.
Mark gestisce il cellulare di Ilaria La mattina seguente: «Sono praticamente a Napoli. Non mando la posizione. Voglio sentirmi libera». Seguono chiamate di Sofia senza risposta. La ragazza torna a insistere: «Mi ha chiamato tua mamma. Rispondi cazzo». ‘Ilaria’ risponde: «Mi sono scordata che dovevo essere a Terni». Siamo al 29 di marzo. I genitori di Ilaria, già pervasi da angoscia, vanno a fare la denuncia. «Stanno venendo i tuoi a Roma». «Sono a Napoli, cazzo». «Chiama, non mi fido». «Non mi funziona il microfono». «Videochiama muoviti, ho 4 minuti». Sofia si rende conto di non avere una conversazione con la sua amica Ilaria. Il messaggio finale: «Ti saluto, chiunque tu sia».
Le ricerche Scatta quindi la denuncia di scomparsa, è coinvolto anche Mark che saluta e abbraccia i familiari di Ilaria, quando si incontrano in commissariato. Alle forze dell’ordine fornisce copia delle chat con Ilaria, con alcune parti mancanti risulterà poi dalle indagini che riportano a lui, alla sua abitazione. Mark ha mentito. Prelevato in casa il primo giorno di aprile, quando arriva in commissariato è «calmo nei gesti, ma muove gli occhi in modo spasmodico». Così lo descrive l’ispettore operante. Dopo una iniziale reticenza, da un certo momento Mark si mostra collaborativo e dichiara di voler portare gli agenti nel luogo in cui si trova Ilaria. La pista seguita era ancora quella dell’allontanamento volontario, la speranza di trovare la ragazza viva naufraga lungo quella strada di montagna in cui Mark porta gli inquirenti.
Il ritrovamento del cadavere Era notte. A un’altitudine di diverse centinaia di metri, su una cima che affaccia su un dirupo, si è attesa l’alba per individuare il corpo di Ilaria. Per recuperare il cadavere, in quella zona impervia, è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Nella piccola casa di via Homs, dopo il delitto, oltre le pulizie profonde, in camera del giovane sono risultati anche mobili spostati. Il cellulare della vittima, su suggerimento di un detenuto col quale Samson si confida nel carcere di Rebibbia, è stato rinvenuto solo il 18 aprile nell’appartamento in cui si era consumato il femminicidio quasi un mese prima. Lo aveva affidato alla madre; lo custodiva sotto il materasso, contenuto in un involucro di alluminio, infilato in un sacchetto per alimenti.
Processo Samson Tutto il resto, è storia nota. Mark è a processo davanti alla Corte d’Assise di Roma, Terza sezione, per omicidio volontario aggravato. Sua madre, che l’ha aiutato a ripulire la stanza dal sangue e ad occultare il cadavere, ha patteggiato due anni, pena sospesa. I testimoni da ascoltare, per ricostruire minuziosamente i fatti, sono ancora molti. Per la Procura di Roma, «il giovane ha agito con fredda e lucida determinazione nel portare a termine il reato che si era prefissato».
