In Umbria, la produzione ceramica si concentra in alcuni poli storici, ciascuno con una propria specializzazione: Deruta rimane il cuore della ceramica artistica, con numerosi laboratori e piccole aziende che continuano a produrre maioliche decorate a mano, spesso tramandando tecniche secolari. Gualdo Tadino e Gubbio ospitano imprese più orientate alla produzione industriale di piastrelle e componenti tecniche, mentre Orvieto mantiene una tradizione consolidata di ceramica artistica e artigianale. Complessivamente, il tessuto produttivo regionale è costituito da realtà medio-piccole, spesso a conduzione familiare, che combinano la qualità artistica con processi produttivi moderni, occupando oltre 2.500 addetti diretti e sostenendo una quota significativa di export. Queste aziende rappresentano non solo un elemento distintivo della manifattura umbra, ma anche un collegamento concreto tra tradizione, innovazione tecnologica e capacità di penetrazione sui mercati internazionali.
Tuttavia, negli ultimi mesi le imprese umbre, così come il settore ceramico italiano in generale, stanno vivendo una fase di forte pressione economica e competitiva. Il prezzo dei permessi di emissioni di Co2 nel sistema Ets ha raggiunto gli 83 euro a tonnellata, un massimo che non si registrava da quasi un anno, e potrebbe salire ulteriormente fino a 150-200 euro nel prossimo quinquennio, per rispettare gli ambiziosi obiettivi del Green Deal europeo. Questa dinamica dei costi rischia di erodere rapidamente la competitività, ridurre la capacità di investimento e mettere a rischio posti di lavoro, soprattutto per le imprese a ciclo completo o con produzione semi-industriale, tipiche del territorio umbro. La gestione dei costi energetici diventa quindi un fattore cruciale, considerando che l’energia elettrica, anche a causa della scarsità di contributo delle rinnovabili stagionali, pesa già notevolmente sui bilanci, con bollette che arrivano milioni di euro a fine anno.
A livello nazionale, Confindustria Ceramica ha portato a Bruxelles le preoccupazioni del settore durante il Ceramic Days 2025 e l’European Policy Ceramic Forum, sottolineando come l’attuale sistema Ets si stia trasformando in una vera carbon tax che ostacola gli investimenti. Tra le richieste avanzate figurano il rinvio della riduzione delle quote gratuite dal 2026, il sostegno al carbon leakage, il miglioramento della compensazione dei costi indiretti legati all’energia autoprodotta, l’estensione della soglia di accesso agli strumenti nazionali per le Pmi e la revisione del meccanismo dei cosiddetti worst performer, che penalizza gli impianti produttivi a ciclo completo rispetto a chi terziarizza alcune fasi della produzione. Questi interventi, se adottati, avrebbero un impatto diretto sulle imprese umbre, permettendo loro di mantenere viva la produzione, salvaguardare l’occupazione e continuare a esportare senza subire penalizzazioni competitive sul mercato europeo e internazionale.
Il settore, pur affrontando queste difficoltà, continua a mostrare impegno verso la decarbonizzazione e l’efficienza energetica: negli ultimi dieci anni le aziende italiane hanno investito 4,3 miliardi di euro per ridurre emissioni e migliorare i processi produttivi. In Umbria, l’attenzione alla sostenibilità e alla qualità dei prodotti è da sempre un tratto distintivo, con imprese che coniugano l’eccellenza artigianale con l’innovazione tecnologica, facendo della regione un punto di riferimento anche a livello nazionale e internazionale per la ceramica artistica e tecnica.
