di M.R.

Parte dalle critiche al governo nazionale, ma non ne risparmia nemmeno all’esecutivo regionale, il segretario generale della Cgil di Terni, Claudio Cipolla, che lunedì mattina nella sede del sindacato ha annunciato l’adesione allo sciopero del 12 dicembre e la manifestazione in programma a Perugia nella stessa giornata. Nel capoluogo umbro si terrà un corteo attraverso il quale la Camera del lavoro chiede correttivi alla manovra di bilancio 2026 varata dal governo Meloni.

Sciopero 12 dicembre «Con la finanziaria – ha osservato il segretario – non si risponde ai reali bisogni dei cittadini. Mancano investimenti per l’industria, la scuola, la salute; ci sono solo spese per le armi. Come in una economia di guerra. La legge di bilancio così non va. Il gettito dell’Irpef va redistribuito in servizi e istruzione. La lotta all’evasione fiscale è imprescindibile. Chi ha più di due milioni di euro netti depositati in banca dovrebbe contribuire in misura maggiore. Troppi sono scivolati sotto la soglia di povertà. Troppi rinunciano per questo a curarsi». Diverse le richieste della Cgil in questo senso.

Cipolla L’Umbria – ha detto ancora il segretario ternano del sindacato – sta a pieno titolo in un contesto di difficoltà. L’andamento demografico è estremamente preoccupante, l’indice di invecchiamento è tra i peggiori d’Italia. E la lieve ripresa occupazionale è macchiata da numeri in crescita  per la Naspi e altri strumenti che suggeriscono come quel dato sia di lavoro precario. Non va meglio ai pensionati: sono 22mila quelli che percepiscono meno di mille euro al mese. Qui la media salari e pensioni è bassissima. E il primato dei morti sul lavoro (14 da inizio anno) è indice di un livello di sicurezza che ancora non riusciamo a raggiungere e sicuramente almeno in parte è frutto di una mancata stabilità, assenza di lavoro di qualità. La manifattura qui – ha evidenziato Cipolla – soffre in ogni settore, c’è dinamismo nel Terziario ma non è un Terziario avanzato e poggia su lavoro precario e parcellizzato. Il Welfare andrebbe considerato come un investimento, non come una spesa. La regione eccelle per fuga di giovani e non si riesce a rimettere al centro le persone».

Zes E non sfugge come le debolezze del tessuto economico locale maturino nel bel mezzo di strumenti, a disposizione delle comunità locali, che si sono susseguiti nel tempo. Da Industria 4.0, all’Area di crisi complessa, fino alla Zes: «Non solo, ma anche Pnrr e Aree interne, nonché siti di interesse nazionale – osserva Cipolla -: Noi rispetto all’utilizzo che se ne è fatto siamo molto critici. Potevano rappresentare un’opportunità di nuovo sviluppo e ossigeno per economia e lavoro, ma non sono state colte. Area di crisi complessa si è rivelata più un grande ammortizzatore che una vera spinta all’economica. La strumentazione a disposizione dovrebbe funzionare tutta assieme. Dipende dalla capacità politica di programmazione dentro una nuova idea di sviluppo ormai necessaria. La Zes riconosciuta da poco all’Umbria, intanto non è certamente una promozione. Ci auguriamo che almeno questa volta sia un volano di sviluppo e attrazione di investimenti. Così come ci auguriamo che la rigenerazione urbana sia un ripensamento complessivo delle nostre città e non la banale riqualificazione di alcune aree degradate.

Regione Umbria Alla Cgil è stato allora chiesto un giudizio sull’operato della giunta regionale a un anno dall’insediamento: «Dal nostro punto di vista il giudizio non è positivo. Ad oggi dalle persone che rappresentiamo, non è percepito al 100% un cambiamento di politiche che rispondono ai bisogni delle persone e ai problemi che le persone hanno tutti i giorni, le questioni della sanità, le questioni delle liste di attesa, le questioni delle aliquote Irpef, tante questioni che sicuramente questa giunta ha ereditato, e non gliene facciamo una colpa, ma adesso ad un anno di distanza dall’elezione, serve che realmente si indirizzino politiche in una direzione precisa che rispondano alle persone che hanno chiesto quel cambiamento e che si aspettano da parte di questa giunta regionale politiche diverse da quelle a cui hanno assistito negli ultimi 5 anni».

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