Il cuore ha smesso di battere trentacinque anni fa, ma il suo ricordo è ancora vivo. E l’affetto nei suoi confronti, se possibile, persino aumentato.
Più di cento i perugini accorsi alla messa celebrata nello stadio a lui intitolato, per onorare la memoria di un giovanissimo Renato Curi, scomparso all’età di ventiquattro anni durante un maledetto Perugia-Juventus (30 ottobre 1977, risultato finale 0-0) e ricordato, oggi.
«Mi piace pensare che adesso sia lui, Renato, a ‘tifare’ per noi», ha detto padre Mauro. Ad ascoltarlo, dirigenti, staff tecnico e giocatori biancorossi. Oltre a qualche ex grifone, su tutti Vannini, e alla figlia Sabrina: «L’amore di Perugia verso mio padre è qualcosa di incredibile. È bello e toccante. Non posso far altro che ringraziare».
La sala a ridosso degli spogliatoi – dove si è svolta la funzione: troppo freddo per celebrare sul campo di gioco, come da programma, troppa gente per dirottare tutti in sala stampa, come da intenzioni – è strapiena. Viene giù qualche lacrima. Moneti e Santopadre, Arcipreti e Battistini ascoltano con attenzione. Quando la Messa finisce si gettano tutti addosso a Sabrina, per darle un bacio o per salutarla. «Mi fermo in città fino a stasera – dice a chi le si avvicina -, guarderò la partita con la Carrarese e, come sempre, tiferò Perugia. In fondo è questa la mia seconda casa…».

