Da Perugia a Orvieto, via alla tournée della 79esima Stagione lirica sperimentale. Sarà l’opera buffa “Le nozze di Figaro”, già rappresentata in scena a Spoleto, la protagonista della girandola di appuntamenti in programma nei teatri principali dell’Umbria dal 18 settembre al 24.
Con la regia di Henning Brockhaus, l’opera in quattro atti è attesta mercoledì sia alle 9:30 che alle 20 al Morlacchi di Perugia, dopodiché il 20 settembre sarà il turno del Politeama Clarici di Foligno, mentre domenica 21 settembre al Teatro degli Illuminati di Città di Castello. Si chiude il 22 settembre alle 20 al Mancinelli di Orvieto e il 23 e il 24 settembre al Comunale di Todi.
Il cast è cope sempre composto dai solisti del Lirico Sperimentale di Spoleto, mentre sul podio c’è il direttore Marco Angius: «Motori impliciti di questa folle giornata sono senza dubbio il desiderio, corrisposto o meno, secondo i suoi diversi stadi cronologici – da quello adolescenziale a quello maturo – e il travestimento a oltranza, inteso come mutazione d’identità ovvero perdita di essa fino all’inversione tra genere maschile e femminile incarnata dal paggio Cherubino. “Le nozze di Figaro”, come regno della finzione, presentano personaggi-automi irrealistici quanto ineffabili. In questa commedia degli alter ego, astrazione e narrazione si fronteggiano attraverso diversi strati sociali che proclamano il loro reciproco disprezzo».
Henning Brockhaus: «con Le nozze di Figaro Mozart è riuscito a fare un enorme passo in avanti nel teatro musicale, nessun altro compositore del suo tempo aveva i mezzi per rendere la musica così teatrale, la capacità di mettere davvero in musica il pensare, il sentire e l’agire dei personaggi. Il “buffo convenzionale” vale per il gruppo di Don Bartolo, Marcellina, Don Basilio e Antonio, il giardiniere. La Contessa ha maggiore spessore; lo stesso vale per Rosina, che nel Barbiere è una vivacissima e furba ragazza, mentre qui si presenta con la maturità di una donna malinconica e trascurata dal marito, per poi interessarsi al giovanissimo Cherubino».
