di C.P.
Un dramma senza fine quello vissuto da una famiglia ternana da anni in attesa di un alloggio popolare. Nuovamente esclusa dalla graduatoria, prosegue la sua battaglia legale per il diritto alla casa. Un diritto a lungo negato e che ha trovato innumerevoli ostacoli sotto forma di fogli e burocrazia, documenti non riconosciuti e promesse non mantenute.
Diritto alla casa Della vicenda ne avevamo già parlato lo scorso anno, quando la famiglia – composta da cinque persone, quattro delle quali con disabilità – si era rivolta a Umbria24 per fare un appello al sindaco di Terni. A distanza di diverso tempo, tuttavia, nulla sembrerebbe essere cambiato: costretti a vivere in case in affitto, con prezzi piuttosto salati, tra muffa e prese della corrente non funzionanti. Insomma, condizioni non idonee per chiunque. Tanto più vista la particolare condizione di salute degli abitanti.
Graduatoria E, intanto, con l’approvazione della quinta lista generale di assegnazione, relativa al bando 2023 per l’edilizia residenziale pubblica, è sfumata nuovamente la possibilità di accedere ad un alloggio popolare. Nel loro e in altri casi, infatti, le richieste sono state escluse per via di un articolo della legge regionale n.23/2003, riguardante le condanne penali passate in giudicato.
«Un atto di fede nella giustizia italiana» Nuovamente, la famiglia ha deciso di non arrendersi, annunciando di voler impugnare la graduatoria nelle sedi opportune. La tenacia di questi cittadini ha già attirato l’attenzione di diverse associazioni per i diritti dei disabili, che hanno espresso il loro sostegno alla famiglia, definendo la loro battaglia «come un atto di coraggio e una speranza per il cambiamento». Ed è proprio la speranza a guidare le azioni della famiglia. Non solo quella di vivere un giorno in una casa salubre in cui crescere i propri figli, ma anche che la «vicenda possa segnare un punto di svolta per la giustizia sociale in Italia, costringendo il legislatore a ripensare il modo in cui vengono tutelati i diritti dei più vulnerabili». Malgrado la situazione drammatica e i numerosissimi appelli nel corso degli anni, c’è ancora massima fiducia nelle istituzioni e nella Costituzione italiana, «baluardo dei diritti civili e garanzia contro le discriminazioni di ogni genere».
