Le famiglie umbre dovranno affrontare una spesa aggiuntiva media annua di 395 euro.
Secondo le elaborazioni dell’Unione nazionale consumatori sui dati territoriali diffusi lunedì dall’Istat, a luglio l’Umbria ha registrato un’inflazione annua pari a più 1,5 per cento, un valore leggermente inferiore alla media nazionale, che la colloca a metà della classifica complessiva delle regioni.
I dati Nel dettaglio provinciale, Perugia figura al ventesimo posto tra le città italiane in cui il costo della vita è cresciuto di più, con un incremento dei prezzi dell’1,8 per cento e una spesa aggiuntiva stimata in 487 euro per una famiglia tipo. A Terni, invece, l’inflazione tendenziale si ferma allo 0,9 per cento, traducendosi in un aggravio medio di 244 euro annui per nucleo familiare, e collocando la città al sessantasettesimo posto della graduatoria nazionale.
In Italia Guardando al quadro complessivo del paese, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al netto dei tabacchi, è aumentato a luglio dello 0,4 per cento rispetto al mese precedente e dell’1,7 per cento su base annua, in linea con quanto registrato a giugno. La tenuta del tasso generale riflette andamenti opposti: accelerano i prezzi dei beni alimentari, sia lavorati sia non lavorati, e di alcune categorie di servizi — in particolare quelli relativi ai trasporti e ai servizi vari — mentre si attenua la crescita dei beni energetici regolamentati e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.
Inflazione, in Umbria spesa in più di 395 euro l’anno: Perugia tra le città più care Sul fronte dei beni energetici non regolamentati si registra un’ulteriore flessione, che contribuisce a contenere la dinamica complessiva. L’inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili come energetici e alimentari freschi, rimane stabile al 2 per cento. Particolare attenzione merita il cosiddetto “carrello della spesa” — che comprende alimentari e beni per la cura della casa e della persona — in aumento del 3,2 per cento su base annua, in accelerazione rispetto al 2,8 per cento di giugno. I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, come quelli di uso quotidiano, segnano anch’essi un incremento, passando dal 2,0 al 2,3 per cento.
