L’Ufficio di presidenza della Fipac Confesercenti dell’Umbria si è recentemente riunito per analizzare il 24° rapporto Inps sulla situazione del sistema di welfare nazionale, soffermandosi in particolare sulle dinamiche pensionistiche.
Dal rapporto emerge che, nonostante le donne rappresentino il 51% del totale dei pensionati, percepiscono solo il 44% dei redditi pensionistici, confermando persistenti differenze di genere. Le disparità si manifestano anche tra i diversi sistemi pensionistici: il Fondo pensioni lavoratori dipendenti, che copre il 47% del totale, garantisce un importo medio lordo mensile di 1.408 euro, mentre la Gestione autonoma lavoratori autonomi e subordinati, che rappresenta il 30% delle pensioni, offre una media inferiore, pari a 942 euro mensili. La gestione dei Lavoratori pubblici, pur rappresentando il 19% del totale, si distingue per un importo medio significativamente più alto, pari a 2.221 euro.
Queste differenze economiche sembrano influenzare in parte la scelta di continuare a lavorare anche dopo il pensionamento. Infatti, il 19,2% dei commercianti e degli artigiani e il 21,6% dei pensionati del settore agricolo – noto per le pensioni più basse tra i lavoratori autonomi – proseguono l’attività lavorativa. Al contrario, tra gli ex lavoratori dipendenti privati e pubblici, la percentuale di chi continua a lavorare dopo la pensione è praticamente nulla.
L’Ufficio di Presidenza ha sottolineato che le attività svolte dopo il pensionamento sono sostanzialmente coerenti con quelle precedenti: il 79% degli ex artigiani e commercianti continua a operare nello stesso settore, così come l’85% degli ex lavoratori agricoli resta in ambiti riconducibili al lavoro autonomo. Secondo lo studio dell’Inps, questa prosecuzione lavorativa consente spesso ai pensionati ex artigiani e commercianti di raddoppiare quasi l’importo della pensione percepita.
Fipac Confesercenti Umbria conclude evidenziando che, oltre alla convenienza economica, la decisione di continuare a lavorare è influenzata anche dall’età di accesso alla pensione: più bassa è l’età di pensionamento, maggiore è la disponibilità a proseguire l’attività lavorativa. Inoltre, pesa la carenza di un ricambio generazionale sia in ambito familiare sia nel mercato del lavoro.
