L’Umbria piange uno dei più grandi intellettuali italiani del Novecento. È morto nelle scorse ore all’ospedale Cavalieri di Malta di Roma Goffredo Fofi, saggista, attivista, giornalista e critico cinematografico, letterario e teatrale. Nato a Gubbio il 15 aprile del 1937, aveva 88 anni. Fofi era ricoverato da alcuni giorni dopo la rottura di un femore, per la quale era stato operato. Profondamente legato alla sua Gubbio, nel 2023 donò alla biblioteca Sperelliana della sua città oltre 10mila libri.

Con Fofi se ne va una delle voci più indipendenti e lucide della cultura italiana, un intellettuale che ha attraversato oltre sei decenni di storia senza mai piegarsi ai conformismi, con uno sguardo sempre rivolto agli ultimi, ai dimenticati, ai margini. Da Gubbio era partito giovanissimo per Palermo per seguire Danilo Dolci e le sue battaglie per i diritti dei più poveri, ispirate alla nonviolenza. Da lì è iniziato un lungo percorso fatto di militanza culturale e sociale, di ricerca, di riviste fondate e dirette, di libri scritti con passione e urgenza.

Critico militante, saggista, giornalista, attivista, Fofi ha avuto mille vite. A Parigi ha collaborato con Positif, in Italia ha fondato i Quaderni piacentini con Piergiorgio Bellocchio e Grazia Cherchi, è stato tra i promotori di Ombre rosse, Linea d’Ombra, Lo Straniero, riviste che hanno segnato più generazioni. La sua voce era inconfondibile: radicale, spesso scomoda, sempre limpida. Il cinema è stato uno dei suoi grandi amori, insieme alla pedagogia, alla letteratura, al teatro. Ha scritto su Alberto Sordi e Marlon Brando, su Mario Monicelli e Totò, a cui ha restituito dignità critica. Con Pasolini ha avuto una lunga relazione fatta di affinità e scontri, culminata in un libro del 2022. Negli ultimi anni dirigeva per E/O la collana Piccola Biblioteca Morale e stava lavorando a un nuovo saggio per Feltrinelli.

Molti lo ricordano per i suoi attacchi duri, ma chi lo ha conosciuto sa che dietro ogni affondo c’era affetto, e che bastava un abbraccio per sciogliere ogni conflitto. Fofi ha vissuto e scritto come ha pensato: senza compromessi.

La notizia della sua scomparsa ha suscitato un’ondata di messaggi di cordoglio, da amici, colleghi, istituzioni, intellettuali. Lo scrittore Nicola , da poche settimane direttore di Umbria Libri, ha scritto: «È stato il padre, il maestro di molti di noi. Le buone pratiche, la generosità, l’intelligenza, l’altruismo, la capacità di immaginare il futuro, persino di costruirlo. La bellezza vera. Tutto quello che oggi non stiamo riuscendo a fare. Ciao Goff. Grazie. Scusaci di essere così poco all’altezza».

Anche l’Amministrazione comunale di Perugia ha voluto ricordarlo. La sindaca Vittoria Ferdinandi e il vice sindaco Marco Pierini hanno ripercorso l’ultimo incontro pubblico tenuto da Fofi nella Sala dei Notari appena un mese fa, sottolineando il legame profondo che lo univa ad Aldo Capitini, alla città e al suo passato. «La passione e la libertà non conoscono limiti e i migliori maestri – come lui è stato – non sono quelli che pretendono di essere seguiti ma quelli che amano farsi accompagnare», si legge nella nota.

La Giunta regionale dell’Umbria ha parlato di lui come di «una coscienza lucida della cultura italiana», ricordandone l’impegno, l’indipendenza e la capacità di illuminare le periferie umane e sociali, con una voce rimasta fedele fino all’ultimo ai principi di giustizia e libertà.

Dalla sua città natale, anche la sezione Anpi di Gubbio ha espresso il suo dolore, definendolo «una figura unica nel panorama culturale italiano», fedele al pensiero libero e al valore dell’impegno sociale. L’ultima apparizione pubblica di Fofi nella città risale a pochi mesi fa, alla Biblioteca Sperelliana.

Tra i tanti messaggi arrivati dal mondo editoriale, quello di Sandro Ferri, fondatore di Edizioni E/O, che ha lavorato a lungo con lui: «Mi faceva ridere… Era così: ti attaccava violentemente, ma poi ti abbracciava. Ti faceva morire dal ridere e, al tempo stesso, morire per una visione tragica che aveva del mondo». Eva Ferri, figlia dell’editore, lo ha ricordato con un ricordo personale e affettuoso, legato a un bastone africano smarrito da bambina e a quell’incrollabile spirito che lo portava a «gridare di non essere borghesi, ad aprire porte e tracciare sentieri».

A rendergli omaggio anche Rai Cultura, che ha deciso di riproporre due documentari in cui Fofi appare come testimone diretto: Ombre. A Mezzogiorno e non solo e Vuoti di memoria, dedicato a Capitini. Due ritratti che raccontano la sua passione per un’Italia difficile ma viva, da cui non ha mai distolto lo sguardo.

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