di Danilo Nardoni

Perugia si prepara ad accogliere la seconda edizione del TimbuFest, un festival vibrante e inclusivo che si terrà al Parco Santa Margherita sabato 14 e domenica 15 giugno, a partire dalle 17. Promosso dall’associazione Timbuktu APS in collaborazione con Carlo Floris e patrocinato dal Comune di Perugia, l’evento promette un programma ancora più ricco e variegato, interamente gratuito, con l’obiettivo di abbattere stereotipi e promuovere uno scambio culturale profondo.

Il TimbuFest si inserisce nell’ambito di “Fiorivanoleviole&friends”, un progetto finanziato dalla Regione Umbria, e rappresenta un’occasione unica per immergersi nell’energia creativa e nella saggezza del continente africano. La manifestazione spazierà dai concerti di musica reggae ai dj set, dalle performance di danza alle orchestre, dai reading di poesia e narrativa africana ai laboratori di pittura, tessitura, disegno e lettura per tutte le età. Non mancheranno talk e dibattiti su temi cruciali come migrazione, cittadinanza, identità e diritti, con la partecipazione di intellettuali e rappresentanti delle istituzioni, e stand gastronomici che offriranno specialità culinarie da diversi paesi africani e non solo.

L’iniziativa vuole essere un vero e proprio “luogo di apertura, scambio e rispetto reciproco”, come sottolineato dagli organizzatori, in un’epoca in cui i confini tendono a diventare barriere. Il TimbuFest metterà in risalto l’energia creativa dell’Africa, la sua antica saggezza, la forza dei suoi giovani e la voce delle sue donne.

Umbria24 ha incontrato Moussa Doumbia e Carlo Floris, gli organizzatori del TimbuFest, per approfondire le sfide e le aspirazioni di questa seconda edizione.

Il TimbuFest si propone di superare gli stereotipi legati al continente africano. Quali sono le principali sfide che avete incontrato nel cercare di tradurre questi valori in un programma così ricco e variegato, che spazia dalla musica ai dibattiti, dall’arte alla gastronomia? “Il programma garantisce l’opportunità di incontrarsi, di confrontarsi, scambiare idee e progetti, creare reti. La musica unisce, e con la qualità delle nostre offerte di danza si ha l’opportunità di imparare nuove forme di espressione artistica. La vera sfida è bilanciare tutti questi aspetti per creare un’esperienza completa che sia divertente che stimolante per il pensiero”.

Il festival si avvale di una fitta rete di collaborazioni con realtà locali, nazionali e internazionali, incluse le comunità africane residenti nel territorio. Come queste collaborazioni hanno influenzato la creazione del programma e quali sono gli obiettivi a lungo termine nel rafforzare tali legami? “Dalla prima edizione siamo cresciuti parecchio. Offriamo quest’anno un programma più ricco grazie anche all’esperienza passata, e con i fondi della Regione abbiamo potuto attuarlo con artisti di livello assoluto, come Pierpaolo Capovilla per il reading, ballerine e ballerini come Divine Dane e Danza Africana Perugia, o musicisti come la Timbuorchestra – che include talenti come Bifalo, maestro della danza africana a Perugia, Mamah, uno dei musicisti di Rokia Traore, Zam che insegna musica maliana e Petalie, una perugina di origine africana con una voce spettacolare – e i Natural Mystic Experience. L’obiettivo a lungo termine è consolidare queste reti, rendendole sempre più robuste per future edizioni e progetti”.

Questa è la seconda edizione del TimbuFest. Quali sono stati i principali insegnamenti o feedback ricevuti dalla prima edizione che vi hanno guidato nell’arricchire ulteriormente il programma di quest’anno, soprattutto considerando l’ampliamento delle attività e la presenza di ospiti come Capovilla? “Crediamo che ci siano due aspetti: uno legato all’esperienza, nel senso che ogni edizione è utile per ottenere dei feedback e per migliorarsi, e uno prettamente materiale, legato cioè ai finanziamenti. L’edizione dell’anno scorso è stata totalmente autofinanziata salvo un unico piccolo contributo da parte di ARCI, mentre quest’anno abbiamo potuto contare sulle risorse del progetto finanziato dalla Regione Umbria e su altri piccoli contributi da parte di ARCI e Banca Etica. La scorsa edizione, realizzata lo scorso giugno sempre al Parco Santa Margherita, è andata alla grande, soprattutto tenendo conto delle premesse. Speriamo che quest’anno possa andare ancora meglio, avendo potuto contare su risorse economiche più sostanziose, anche se mai abbastanza, migliorie tecniche date dall’esperienza e, ultimo ma non ultimo, l’impagabile contributo di Carlo Floris, co-organizzatore insieme a Timbuktu APS, che ha speso tutta la sua interminabile energia creativa nella progettazione e promozione dell’evento”.

Quali sperate siano le ricadute più significative per la comunità locale e per la promozione di una maggiore consapevolezza sulle tematiche legate alla migrazione, cittadinanza e identità? “La nostra associazione Timbuktu si inserisce all’interno del progetto con diverse attività il cui obiettivo comune è quello di favorire l’inclusione e la partecipazione di persone provenienti da diverse comunità straniere sul territorio sia come utenti – vedi ad esempio il corso di italiano gratuito che abbiamo organizzato tra ottobre e dicembre dello scorso anno nell’ambito del progetto, o lo sportello di orientamento al territorio che attiveremo a breve – sia come protagonisti. È il caso dei numerosi artisti con background migratorio, di origine per lo più africana, che animeranno il TimbuFest. Dal percussionista e ballerino Biffalo Kouyate dell’associazione Danza Africana Perugia, al musicista Mustafa Dembele Zam, che ci raggiunge da Novara per il festival, a numerosi altri artisti. La speranza è che la comunità locale si renda sempre più consapevole che lo scenario sta cambiando non soltanto nella vita quotidiana ma anche nel mondo dell’arte e della cultura, anche se ci rendiamo conto che gli spettatori di un festival incentrato sull’Africa faranno comunque parte di quella famosa ‘bolla’ da cui sarebbe bene uscire”.

Il TimbuFest si conferma quindi un appuntamento imperdibile per chiunque voglia esplorare la ricchezza delle culture africane e contribuire a costruire una società più aperta e inclusiva. Non resta che lasciarsi coinvolgere dalla sua energia contagiosa.

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