di Daniele Bovi

«I fatti di cui trattasi hanno pregiudicato la reputazione di alta fama di una prestigiosa Università italiana, di rilievo internazionale». È questo uno dei passaggi chiave della sentenza con la quale la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria ha riconosciuto la responsabilità di quattro ex figure apicali dell’Università per stranieri di Perugia, condannandole per aver orchestrato, secondo l’accusa, nell’autunno del 2020, il presunto «esame farsa» di italiano a favore del calciatore Luis Suarez. L’esame, richiesto nell’ambito delle pratiche per ottenere la cittadinanza italiana, era funzionale a un possibile ingaggio del calciatore da parte della Juventus.

Le condanne I condannati sono l’ex rettrice, Giuliana Grego Bolli, l’ex direttore generale Simone Olivieri un ex professore e coordinatore del Centro linguistico (Lorenzo Rocca), e l’ex direttrice del Centro Stefania Spina. Secondo la sentenza, tutti hanno avuto un ruolo attivo nella realizzazione di quella che viene chiamata una «procedura pilotata», che ha permesso al calciatore uruguaiano di superare l’esame senza possedere le reali competenze richieste dal livello linguistico B1. Le cifre del risarcimento, suddivise in base alle responsabilità individuali, ammontano complessivamente a circa 163 mila euro, di cui 150 mila per il solo danno d’immagine. I 150mila euro in particolare dovranno essere risarciti da Rocca, che ha patteggiato in sede penale; oltre 12mila dovranno essere restituiti in solido da tutti e quattro, anche se in parti diverse, per aver impiegato tempo e risorse per organizzare l’esame anziché svolgere i loro normali compiti istituzionali.

La sentenza La Corte ha riconosciuto dunque che l’ex rettrice e gli altri tre hanno impiegato tempo e risorse pubbliche non per finalità istituzionali, ma per gestire in modo illecito un esame pensato su misura per Suarez. Il celebre calciatore, come ricostruito dalle indagini sfociate nel processo penale tuttora in corso, aveva ricevuto i materiali dell’esame con largo anticipo, memorizzandoli parola per parola, come confermato dalle intercettazioni telefoniche acquisite dalla Procura. La prova, calendarizzata in via eccezionale e con contenuti semplificati, si è svolta il 17 settembre 2020, con tanto di certificato di superamento già pronto prima dell’esame stesso.

Dolo La magistratura contabile spiega che tutti i convenuti hanno agito con dolo, ossia con piena consapevolezza dell’illecito. A confermarlo, le numerose intercettazioni ambientali e telefoniche in cui i protagonisti parlano apertamente della necessità di «fargli una roba da principianti» e dell’urgenza di certificare il livello linguistico richiesto per non compromettere il trasferimento alla Juventus, peraltro mai concretizzatosi. La Corte ha precisato che il danno economico riconosciuto per l’uso improprio del tempo lavorativo riguarda un arco di dieci giorni, dall’8 al 17 settembre 2020.

Il clamore Il danno all’immagine, riconosciuto come detto nei confronti del solo Rocca, si fonda sul rilievo mediatico assunto dalla vicenda, amplificata dalla notorietà del calciatore e dal coinvolgimento della Juventus. La vicenda infatti ha campeggiato per mesi sui giornali italiani e stranieri, causando quello che la magistratura chiama un grave pregiudizio alla reputazione dell’Ateneo, conosciuto a livello internazionale per la promozione della lingua e cultura italiane. La Procura contabile nell’atto di citazione aveva chiesto la condanna a un risarcimento di 250mila euro, mentre secondo la Corte si sarebbe potuto quantificare in un milione. La cifra finale è stata calcolata tenendo conto del ruolo di Rocca nella vicenda, delle «insistenti pressioni» subite dai suoi superiori e anche della collaborazione offerta in sede penale.

I passaggi La Corte ha poi rigettato l’eccezione sul cosiddetto «scudo erariale», stabilendo che la norma non si applica in caso di comportamenti dolosi. La magistratura contabile ha anche ribadito la piena autonomia del processo contabile rispetto a quello penale, riconoscendo la legittimità dell’utilizzo delle prove acquisite in sede penale, comprese le intercettazioni e la sentenza di patteggiamento intervenuta per uno degli imputati. Da ultimo, è stato accertato un ulteriore danno patrimoniale a carico dell’ex dg (799 euro), legato ai costi sostenuti dall’Ateneo per l’attribuzione temporanea delle sue funzioni dirigenziali ad altri colleghi durante il periodo di sospensione.

Spina La professoressa Spina, attraverso il suo avvocato Antonio Bartolini, scrive che ricorrerà in appello «ritenendo iniqua la sentenza della Corte umbra, che tra l’altro si basa – spiega Bartolini – solo su intercettazioni oggetto ancora di dibattimento penale. Inoltre la professoressa Spina precisa che nei suoi confronti è stato accertato un danno irrisorio di poco più di duemila euro».

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