«Teatrini inutili di chi ha promosso il fallimento del servizio sanitario pubblico pensando solo al suo interesse personale». Così in una nota i capigruppo di maggioranza in Regione dopo la decisione del Tar che ha respinto il tentativo della società Ternana di annullare la delibera della giunta regionale del 24 giugno 2022 sulla ‘definizione dei requisiti essenziali per l’accreditamento istituzionale in sanità’. Sulla bocciatura del Tribunale amministrativo regionale è bufera politica, mentre la società in via della Bardesca promette che «la decisione non inciderà sull’iter per il nuovo stadio».
I capigruppo di maggioranza in Regione «Prendiamo atto della recente pronuncia del Tar che di fatto sancisce l’inammissibilità del ricorso presentato dalla Ternana calcio nel 2022, verso una delibera della giunta Tesei, in merito alle proroghe autorizzative. La sentenza parla chiaro: non c’è autorizzazione a costruire – scrivono in una nota Bianca Maria Tagliaferri, Luca Simonetti, Cristian Betti, Fabrizio Ricci, Maria Grazia Proietti, Francesco Filipponi -. La dignità del lavoro non si compra a gettoni, ma si costruisce all’interno della società, ognuno con il proprio ruolo. Per questo riteniamo profondamente irrispettoso il continuo richiamo di Bandecchi a pagare di tasca propria i medici. Questa affermazione stride fortemente con la sua ossessiva attenzione ai propri interessi economici e fa il paio con i cinque anni disastrosi di gestione della sanità pubblica da parte del centrodestra guidato dalla giunta Tesei, contro la quale inizialmente si scagliava per poi stringerci accordi. Questa vicenda getta una luce ancora più nitida sul modus operandi del sindaco Bandecchi che, ancora una volta, dimostra di agire senza una reale cognizione di causa, intraprendendo azioni legali inconsistenti. Appare sempre più chiaro che il suo unico e vero interesse risiede nel suo tornaconto personale, strettamente legato al business della sanità privata e alle sue mire politiche che portano verso Roma. Non da ultimo il collegamento con Forza Italia alle elezioni regionali prima, in città a Terni poi. Questa sentenza definisce anche un ennesimo concetto chiave. Per costruire la sua clinica privata, Bandecchi necessita dei permessi del Comune di Terni, da lui stesso guidato. Un macroscopico conflitto di interessi al quale si somma, la mancanza di volontà di assumersi il rischio d’impresa. Ribadiamo – chiosano – che noi siamo per la sanità pubblica e che tutte le nostre azioni mirano a un miglioramento e consolidamento della sanità pubblica regionale andando a recuperare l’eccellenza sanitaria che questa regione ha sempre vantato. Questo dobbiamo farlo per gli umbri e le umbre, rispondendo a Stefano Bandecchi dicendogli che a noi non interessa il portafoglio personale o tornaconti politici di altro tipo».
Pd Terni «La sentenza del Tar sulla questione stadio-clinica è perfettamente aderente a quello che il Pd di Terni ha sempre sostenuto negli ultimi 5 anni, cioè da quando è emersa questa vicenda – scrivono in una nota Emidio Gubbiotti e Pierluigi Spinelli del Pd di Terni -. Chi fa impresa privata nel settore sociosanitario e socioassistenziale, è tenuto a predisporre come prima cosa la struttura, per poi seguire inderogabilmente l’iter legislativo indicato dalla Regione per poter arrivare ad una convenzione. Lo abbiamo ribadito l’ultima volta con una nota dello scorso gennaio. La sentenza, dunque, non ci stupisce perché conferma una linea razionale che sarebbe anzi dovuta essere quella di tutte le parti a vario titolo in causa. La ricerca di canali preferenziali non poteva essere certo avallata dal Tribunale amministrativo, nonostante l’ego e l’arroganza dei soggetti coinvolti».
Sinistra italiana «La recente sentenza del Tar dell’Umbria ha definitivamente chiarito una situazione che molti conoscitori delle normative italiane avevano già compreso: il tanto propagandato progetto ‘Stadio-clinica’ è privo di fondamento giuridico – scrive Sinistra italiana in una nota -. Come da noi sostenuto, non sembra quindi esistere alcun collegamento tra la costruzione di uno stadio e l’autorizzazione di posti convenzionati in ambito sanitario. La società sportiva è stata quindi esclusa come portatrice di interessi legittimi sul tema del convenzionamento e dell’accreditamento sanitario. Questa sentenza rivela come i cittadini ternani siano stati sistematicamente ingannati, facendo loro credere che la realizzazione di un nuovo stadio dovesse necessariamente essere collegata alla costruzione di una clinica privata, di proprietà di chi era prima presidente della società sportiva e ora ricopre la carica di sindaco della città. La verità emersa è ben diversa: questa narrazione è stata utilizzata come leva per modificare regolamenti e ottenere cambi di destinazione d’uso di terreni privati a fini edificatori in ambito sanitario. Dopo aver ceduto la Ternana, l’attuale Sindaco sembrerebbe intenzionato a proseguire dal suo ruolo istituzionale la tutela di interessi personali. Ora la responsabilità passa al consiglio comunale, che dovrà decidere se avallare questo evidente conflitto d’interessi e autorizzare la costruzione di una struttura sanitaria su un terreno appartenente al sindaco stesso, struttura che, non ha alcuna connessione con la realizzazione dello stadio».
