di Chiara Fabrizi
Dal compositore newyorchese Rufus Wainwright al giovane artista e regista Ersan Mondtag a Spoleto con la Berliner ensamble passando per il sudafricano William Kentridge fino agli italiani Luca Marinelli, Alessandro Baricco, Stefano Bollani ed Enrico Rava. Sono loro, insieme a molti altri, i protagonisti della 68esima edizione del Festival di Spoleto, che è ispirata al canto della terra mahleriano ed è stata presentata martedì al ministero della Cultura dalla direttrice artistica Monique Veaute, affiancata nella sala Spadolini dal ministro Alessandro Giuli, dal sindaco e presidente della Fondazione Festival Andrea Sisti e dal vicepresidente della Regione Umbria Tommaso Bori.
Come da tradizione il Festival di aprirà con l’opera venerdì 27 giugno al Nuovo-Menotti di Spoleto, dove andrà in scena la prima italiana di “Hadrian” di Wainwright con le immagini di Robert Mapplethorpe, l’orchestra filarmonica di Malta e il coro del Lirico Sperimentale di Spoleto. L’opera racconta gli ultimi giorni di vita dell’imperatore Adriano e soprattutto l’amore per Antinoo, un uomo con un profilo che mal si conciliava con gli schemi omosessuali pure tollerati dall’aristocrazia romana. Rufus Wainwright, che per il Due Mondi ha già scritto le musiche dei “Sonetti di Shakespeare” per una produzione di Bob Wilson, sarà anche protagonista del concerto da solista in programma il 28 giugno alle 19.30 in piazza Duomo, quando l’artista statunitense, amatissimo da Elton John, interpreterà sia propri brani che quelli di leggende come Leonard Cohen, Judy Garland e Mina.
Prima italiana a Spoleto anche per Kentridge, che sempre al Nuovo-Menotti il 12 e il 13 luglio porterà “The great yes, the great no”, ovvero la fuga dalla Francia di Vichy di artisti e intellettuali a bordo di un transatlantico in viaggio da Marsiglia alla Martinica. Un’avventura guidata da Caronte, che è politica, spirituale e artistica, nella quale si mescolano le musiche composte da Mahlangu, a proiezioni, danzatori, maschere e giochi d’ombre.
Un’altra prima italiana del Due Mondi particolarmente attesa è “Woyzeck” il soldato e barbiere dello scrittore tedesco del XIX secolo Georg Büchner, che per sbarcare il lunario si sottoponeva a esperimenti medici e infine uccise la moglie. Mondtag e la Berliner ensamble portano a Spoleto una versione contemporanea dell’opera che racconta la mascolinità tossica.
Particolare attesa, poi, c’è per “Novecento: il duello” di Baricco, il pianista del transatlantico che si chiama come il secolo in cui vive. In piazza Duomo con Bollani va in scena il duello tra Novecento e un altro pianista Jelly Roll Morton, in cui si inserisce anche il trombettista Rava. Appuntamento imperdibile il 6 luglio in piazza Duomo alle 20.30.
Spoleto torna ad abbracciare anche Marinelli che qui ha debuttato da regista teatrale e che qui torna per il suo ultimo lavoro “Le cosmicomiche” di Italo Calvino, che però lo vedrà anche in scena come attore. Per la prima assoluta di Marinelli è stata scelta la ex chiesa di San Simone, a lui dedicata dal 28 giugno al 6 luglio per sette messinscena.
Al Due Mondi sbarca anche Massimo Popolizio che presenta la sua nuova regia, anche in questo caso è una prima assoluta, interpretata da Umberto Orsini: “Prima del temporale”, in programma dal 27 giugno al primo luglio al Caio Melisso-Spazio Fendi, è il dialogo col proprio passato di un attore che attende di entrare in scena.
Piero Maccarinelli, invece, porta in scena a San Simone dall’11 al 13 luglio, una rilettura del romanzo di Giovanni Grasso “L’amore non lo vede nessuno”, ovvero l’indagine sulla morte improvvisa di una sorella compiuta con uno sconosciuto che dice di aver avuto con lei una relazione.
Il cartellone della danza del Festival di Spoleto si apre il 28-29 giugno naturalmente nella cornice del Romano con la Sydney dance company diretta da Rafael Bonachela che, con musiche originali composte da Bryce Dessner, vincitore di un Grammy award, porta a Spoleto “Impermanence” presentato come «un’esplorazione viscerale delle possibili combinazioni tra bellezza e devastazione: un’esperienza epica e immersiva, dal forte impatto emotivo».
La musica di Gustav Mahler «si fa linguaggio vivo di corpi e di suoni» nel nuovo spettacolo della compagnia di circo contemporaneo Circa, attesa il 4 e 5 luglio al Romano, quando il pubblico sarà accompagnato in una «rilettura audace e poetica dell’universo mahleriano, coi corpi degli artisti che esploreranno le trame emotive della musica in modo del tutto inedito».
Il 9 luglio sempre al Romano è atteso il coreografo e danzatore israeliano Shahar Binyamini per il dittico “New Earth + Bolero X”, con la seconda parte che è un omaggio a Maurice Ravel di cui quest’anno si celebrano i 150 anni dalla nascita.
Infine, torna a Spoleto Blanca Li, la coreografa andalusa che con “Le Bal de Paris” ha fatto scoprire la realtà virtuale al pubblico di Spoleto, ma che quest’anno si addentra nella tragica storia fra Didone ed Enea su un palcoscenico, quello del Romano, ricoperto d’acqua: appuntamento l’11 e il 12 luglio. Restano comunque i viaggi immersivi: dal 28 giugno al 13 luglio al San Nicolò ospita “Flux” per scoprire il proprio animale guida.
Tornando alla musica, infine, va segnalata la scommessa sui concerti da camera, perché oltre a quelli di mezzogiorno ci saranno in programma anche quelli della fascia pomeridiana affidati ai musicisti dell’orchestra di Santa Cecilia e della Budapest festival orchestra. Quest’ultimi, diretti da Ivan Fischer, saliranno sul palco di piazza Duomo per il concerto finale ed eseguiranno la versione trascritta da Schönberg per piccola orchestra di Das Lied von der Erde di Gustav Mahler e la Sinfonia n. 5.
