di Luana Cenciaioli, ex direttrice museo etrusco Perugia
In riferimento alle considerazioni su monumenti di natura archeologica, espresse recentemente, in cui vengono riviste le datazioni di alcune strutture archeologiche della nostra città, strutture studiate da numerosi archeologi e le cui datazioni sono incontrovertibili, vorrei fare alcune precisazioni, essendomi anche consultata con molti altri colleghi, archeologi, professori universitari e addetti ai lavori.
Ho lavorato per 40 anni presso il ministero per i Beni culturali ora ministero della Cultura, mi sono occupata dei monumenti di Perugia antica, curandone il restauro e ho seguito gli scavi e raccolto tutti gli elementi venuti in luce, anche i più piccoli, per ricostruire la topografia e la storia della nostra città. Per quanto riguarda la cronologia dell’arco etrusco, restaurato nel 2012-2014 con fondi pubblici e privati rimando al volume “L’Arco Etrusco di Perugia. Storia e restauro” a cura di L.Cenciaioli, M.Mariani, M.Cristina Timpani, Volumnia 2019, pubblicato dopo il convegno, con recensione nella rivista Deputazione Storia Patria Umbria 2020 del prof. Francesco Roncalli. Nel volume sono descritte tutte le operazioni e le indagini seguite per il consolidamento, e tali dati hanno contribuito allo studio dello stesso e a definirne la cronologia alla metà del III sec.a.C, come anche ribadito nell’articolo “Nuovi dati per l’inquadramento cronologico dell’Arco Etrusco di Perugia” pubblicato nella rivista “Studi Etruschi” 2023. L’analisi storico archeologica ha messo in luce la natura etrusca, confermata dalle tecniche costruttive, dagli scavi e dai confronti con le mura di altre città e con gli elementi architettonici.
Anche le estese tracce di fuoco dovute all’incendio del bellum perusinum del 41-40 a.C., ancora presenti nella controfacciata e nel sottarco avvalorano tale datazione.
Infatti solo dopo la guerra vennero aggiunte in età romana le iscrizioni degli imperatori Augusto (27 a.C.- 14 d.C.) e Treboniano Gallo (251-253 d.C.).
Il mosaico di Orfeo, che fa parte delle terme pubbliche dell’antica Perusia e le cui raffigurazioni sono diffuse in tutto il Mediterraneo, è datato alla fine del I sec. a.C.-inizi del II sec.d.C in un momento in cui la città romana si espande al di fuori delle mura etrusche, come accade anche per l’anfiteatro all’interno di palazzo Penna. Numerose pubblicazioni di livello internazionale e nazionale inquadrano il tappeto musivo ad epoca romana (La Conca di Perugia 1983).
Queste osservazioni sono frutto di anni di studio e di confronto con addetti ai lavori e non solo.
Vorrei quindi concludere, ricordando anche a nome di vari colleghi, che la figura dell’archeologo è una professione riconosciuta e presuppone studi specifici e specialistici. Tuttavia pare che l’archeologia sembri essere materia di cui possa parlare e scrivere chiunque… ingegneri, medici, appassionati e chi più ne ha più ne metta. Ma voi comprereste un libro di medicina scritto da un archeologo? Ovviamente no. Come professionisti rimaniamo scioccati che ancora oggi la nostra città e le scuole di ogni ordine grado diano credito a personaggi che non hanno studi specifici e non siano competenti in ambito archeologico. Così non si fa altro che ingenerare confusione, specie tra i giovani studenti che non hanno ancora le competenze per poter avere una visione critica della realtà.
In particolare facciamo riferimento all’uscita in questi giorni di un volume nel quale verrebbero riviste le datazioni di alcune strutture archeologiche della nostra città da chi non è competente in materia. Bisognerebbe smettere di parlare di fanta-archeologia e lasciare a chi compete di parlare della materia in oggetto.
