Uno stand durante un'edizione di UmbriaLibri

di Daniele Bovi

Da una legge regionale ad hoc fino a sostegni, investimenti, maggiore integrazione, una vera e propria «riconfigurazione di UmbriaLibri» e non solo. Sono queste le proposte che le case editrici dell’Umbria hanno messo sul tavolo della Regione; nel corso dell’incontro di alcuni giorni fa con il vicepresidente della giunta Tommaso Bori, infatti, gli editori umbri hanno consegnato una lettera firmata da 29 realtà ricordando l’importanza del settore e formulando diverse proposte.

La legge Case editrici che – anche per portare avanti queste istanze e contribuire alla progettazione di politiche culturali – hanno deciso di dare vita a una nuova associazione di categoria. Al centro del documento c’è la necessità di una legge regionale per l’editoria: un contenitore dentro il quale dovrebbero essere previsti sostegno alla crescita e qualificazione delle imprese (dalla formazione avanzata alle nuove competenze), incentivazione dei processi di rete e di integrazione di filiera (così da favorire collaborazione tra editori e altri settori culturali) e investimenti nell’innovazione che riguardino tutta la filiera.

Le proposte E poi ancora sostegno all’internazionalizzazione (vedi la partecipazione alle più importanti fiere di settore, manche le traduzioni in altre lingue), più inclusione degli editori nei patti di lettura locali, sostegno ad attività come presentazioni, laboratori, eventi nelle scuole e così via fino al «supporto alla digitalizzazione e alla transizione ecologica del settore editoriale». Da ultimo si parla del capitolo UmbriaLibri, da riconfigurare affinché «tutti gli editori umbri possano partecipare con pari dignità». Critiche la settimana scorsa ci sono state a proposito della gestione di Angelo Mellone (il direttore artistico scelto dalla precedente giunta): «Chiediamo – scrivono le case editrici – che non ci sia un programma del direttore artistico e un programma degli editori, ma che ci sia un unico programma condiviso».

Un pilastro Il pacchetto di proposte viene fatto da un settore che rivendica la propria importanza all’interno del panorama culturale ed economico regionale. «Con oltre 50 case editrici distribuite in tutta l’Umbria – scrivono – , il settore editoriale copre un’ampia gamma di segmenti e si distingue per la qualità e l’eterogeneità delle sue produzioni». Realtà che hanno saputo dare vita a progetti innovativi «promuovendo una produzione originale e di alto livello». Circa mille i titoli pubblicati ogni anno, con un ruolo attivo nei contesti culturali ed economici delle diverse città umbre. «Attraverso presentazioni, festival, concorsi letterari, laboratori e incontri con le scuole – ricordano -, ci impegniamo quotidianamente nella promozione della lettura, consapevoli del valore della cultura per la crescita della comunità».

Ascolto In generale, l’intenzione della Regione è quella di ripartire con un lavoro di ascolto e dal basso, puntando ad affrontare il tema dell’editoria e quello della promozione della lettura. In questo quadro, l’edizione 2025 di UmbriaLibri dovrà essere costruita attraverso un percorso partecipato. Da sciogliere c’è il nodo che riguarda la direzione artistica: nelle prossime settimane infatti la giunta dovrà decidere se trovare un direttore artistico o se individuare un comitato; insomma, la scelta sarà tra una soluzione “monocratica” o una collegiale.

Mellone Nelle scorse ore intanto è tornato a parlare Mellone. Su Facebook l’ormai ex direttore artistico, il cui mandato triennale è scaduto nel 2024, ha sostenuto che «guardando alcuni volti, temo un ritorno al passato»: secondo Mellone il rischio è quello di ridurre le tappe a Perugia e Terni, sprecare risorse per Torino e Roma, organizzare premi piccoli e costosi e perdere l’idea di una festa diffusa. E a proposito delle lamentele degli editori sulla marginalizzazione dei libri umbri, Mellone rivendica che UL è tornato centrale a Perugia, ha coinvolto il pubblico e registrato un +400 per cento di partecipazione. L’ex direttore ribatte anche sul tema della partecipazione, sostenendo che gli editori sono stati invitati a proporre autori per il cartellone principale.

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