di M.R.

«Il gruppo Arvedi si è detto indisponibile a firmare un accordo di programma (che lo stesso ha richiesto due anni e mezzo fa), in assenza di una soluzione soddisfacente per la riduzione del costo dell’energia». Lo rivelano Fiom e Cgil di Terni, attraverso i segretari Alessandro Rampiconi e Claudio Cipolla, evidenziando come non ci sia di fatto ancora una possibilità concreta in tal senso e, casomai fosse individuata tra Regione, Governo e azienda entro il 20 gennaio prossimo, sarebbe valevole per le annualità 2027-28. Nel frattempo? Stop produttivi e bramme dall’Indonesia scandiscono il ritmo dei lavoratori in fabbrica, «gravati – ha spiegato il coordinatore Rsu del sindacato, Massimiliano Catini – da uno stato di incertezza che non aiuta a pensare positivo in prospettiva».

Arvedi-Ast L’area a caldo si indebolisce, la permanenza di due forni fusori è messa in discussione e l’investimento sull’acciaio magnetico è rimandato a data da destinarsi. L’importo degli interventi dunque è ridotto da un miliardo a 600 milioni di euro. Lo scenario sul futuro dell’acciaieria di Terni, a margine dell’ultimo tavolo ministeriale, così come descritto dalla Camera del lavoro (che ricorda lo stato di agitazione Ast ancora aperto), non è roseo. La sottoscrizione dell’intesa non è così certa come il ministro Urso avrebbe invece prospettato. E in assenza della firma, Arvedi potrebbe procedere senza un cronoprogramma definito e condiviso, indebolendo anche il potere contrattuale dei sindacati. Questo emerso in sede di ‘punto verità’ fatto dal sindacato in conferenza stampa giovedì mattina, non senza qualche risposta piccata al sindaco Stefano Bandecchi e una riflessione sul possibile cortocircuito politico tra nuovi alleati, laddove il primo cittadino ha dichiarato di non avallare soluzioni low cost per l’energia che siano a esclusivo vantaggio di Ast.

Questione energia La deadline definita dal ministro Urso potrebbe rivelarsi vuota di contenuto. A Regione e azienda, lo stesso rappresentante del Governo ha delegato in prima battuta l’individuazione di una soluzione per calmierare il costo dell’energia. In questo senso dunque la prova che non ci sia stato alcun passo in avanti. «Eppure – ricorda Rampiconi -, il tema non è nuovo. La criticità fu sollevata dall’azienda già nel maggio del 2023 e il Governo in quel caso promise azioni concrete quando il centrodestra era in piena campagna elettorale per le comunali, allora contro Bandecchi. Oggi lo scenario politico è totalmente cambiato». Il tira e molla da più parti, senza che sia definita una linea condivisa e operativa per gli investimenti da mettere a terra per Ast, prosegue, senza che i sindacati siano coinvolti nei tavoli di elaborazione dell’accordo.

Acciai Terni Intanto in via San Procolo, tra Fiom e Cgil, si registra piena unità di intenti nella vertenza dei metalmeccanici. «L’Accordo di programma – sottolinea Cipolla – non lo abbiamo chiesto noi e se ne parla, senza che si firmi, ormai da due anni e mezzo. Riconosciamo che gli investimenti annunciati sarebbero significativi. Ma l’azienda ha chiesto contributo pubblico per Ambiente, sviluppo ed energia. Noi attendiamo ancora di entrare nel vivo del piano industriale per inserirlo dentro un percorso di crescita e sviluppo complessivo per il territorio tutto».

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