di M.Alessia Manti
I Subsonica sono uno dei pochi gruppi che riescono in un’impresa: l’effetto karaoke che alza la polvere, tanta. Dal primo pezzo all’ultimo è un continuo saltare e scatenare nuvole rapide di adrenalina. Il loro concerto ai giardini del Frontone per la serata conclusiva del PgCity Festival è stata una vera e propria festa di compleanno. Senza torta ma poco importa, gli auguri c’erano e pure calorosi. Sono passati quindici anni da quando hanno letteralmente spiazzato il mercato discografico italiano. Fino ad allora poco o niente di innovativo nell’ambiente musicale italiano. Arrivarono e piazzarono subito pezzi diventati, uno dopo l’altro, delle hit. Nel capoluogo umbro hanno inaugurato sabato 16 giugno la fase estiva di Istantanee 2012 dopo la data zero a Frascaro , in provincia di Alessandria presso un centro di recupero che fa parte della comunità fondata da Don Andrea Gallo.
«Questo tour l’abbiamo soprannominato Tour dei lati B» ha detto Samuel a inizio concerto. E in effetti la scaletta proposta e’ un tuffo nel passato tra brani non suonati spesso live. Tre momenti per le tre vite dei Subsonica. Il primo con le sonorità degli inizi della band torinese ai tempi di SubsOnica e i pezzi cari ai nostalgici come Per un’ora d’Amore, la prima concessione mainstream, registrata con l’ex Matia Bazar Antonella Ruggiero per il suo esordio solista Registrazioni moderne. Continui ripescaggi e immersioni nella nebbia torinese degli anni ’90: le suggestioni reggae di Cose che non ho, e poi Istantanee, primo singolo che ha dato il nome al tour, dominata da basso e synth.
Si passa a Microchip emozionale. Il pubblico esplode, una massa che salta tra sudore e polvere dai piedi al cielo, per mescolarsi in un grande momento di passaggio verso la fine della festa, con i pezzi dell’ultimo album e due grandi nostalgie: Preso blu e Discolabirinto. Arriva il turno del secondo album: Depre -una felice sorpresa- e Liberi tutti che dal vivo è sempre uno dei vertici di tutta la produzione della band. In questo clima di revival compare timidamente anche qualche brano di Eden, ultima creatura di casa Subsonica. Le canzoni si susseguono con pochissime pause. A chiudere le due ore di concerto ci pensa una tripletta di pezzi tra cui Up patriots to arms, rivisitazione del mitico pezzo di Battiato che calza a pennello a Samuel e soci.
Cala il sipario. Saluti e ringraziamenti speciali. «Qui ci sentiamo a casa» ha detto il chitarrista Max Casacci, ricordando che in terra umbra hanno mixato il loro album live doppio, un’occasione che ha sancito un legame forte con Città di Castello che allora li aveva ospitati.

