Di Mario Mariano
La sola ad aver accusato i segni di stanchezza dopo due ore di amarcord, aneddoti, emozioni riemerse dopo tanto tempo è stata Maria Vittoria, due anni di vivacità difficilmente gestibile, una chioma bionda e riccia e il desiderio di strappare il microfono al papà, il sempre popolare Paolo Rossi.
Pablito si è presentato puntuale all’appuntamento alla Terrazza del mercato coperto, con Federica e appunto Maria Vittoria, c’era anche Sofia Elena, appena un mese, ma lei per tutto il tempo della presentazione del libro “Il mio mitico Mondiale” è rimasta buona in carrozzina.
Un bagno di folla, qualche telecamera, molte macchine fotografiche, la piena soddisfazione della rappresentante della casa editrice per il numero di copie vendute e tutte autografate. Un Pablito in grande forma con uan eccellente abilità al microfono, accresciuta dalla frequentazione degli studi di Sky dove da anni è opinionista per i grandi eventi calcistici internazionali.
Federica(Cappelletti) è rimasta in disparte, ma è stata poi lei a spiegare il perchè del libro. «Ci conosciamo da nove anni, dai tempi in cui presentammo assieme ad altri colleghi un libro sulla Juventus , con Paolo presente alla sala dei Notari, e mi ha sempre colpito il fatto che dovunque andiamo la gente non solo gli chiede l’autografo, ma ricorda a distanza di trenta anni per filo e per segno cosa accadde in Spagna ai tempi in cui l’Italia vinse il suo terzo mondiale e Paolo vinse la classifica cannonieri. Quando lui era per tutto il mondo un eroe, per me, che avevo dieci anni, era un signor nessuno, ma a distanza di tempo, con il suo racconto mi ha fatto rivivere quel periodo, bellissimo non solo pere lui ma per quanti amano il calcio».
«Semplicità», «umiltà», «spontaneità», sono state le parole più usate da quanti sono saliti al proscenio per una testimonianza, una riflessione: ho voluto che a far rivivere a Rossi i tempi in cui indossò la maglia del Perugia fossero i giornalisti (Gianni Fabi, Elio Clero Bertoldi, Remo Gasperini), ( Il Prof . Mannarino, l’avvocato Brusco), dirigenti del Perugia dei Miracoli (Paolo Sclafani), un altro simbolo di Perugia calcistica, Walter Novellino e d Alvaro Arcipreti, il ds del Perugia di oggi.
«I calciatori di oggi sono molto distaccati dalla gente, vivono in un altro mondo, io giravo per Perugia come un cittadino qualsiasi, frequentavo i ristoranti con gli amici». Perugia ha suscitato in uno dei miti degli italiani e non solo, sentimenti di nostalgia e di amarezza. Quanto al calcio calcio scommesse: «Mi hanno rubato due anni di carriera per una chiacchierata di un minuto, la partita con l’Avellino non era taroccata, il calcio ha bisogno di ritrovare credibilità», ha detto il campione.
La testimonianza «La parte più divertente – è l’analisi di chi scrive, coordinatore all’appuntamento di Perugia con Paolo Rossi e che conosce il campione da anni- per chi conosce da sempre come è Paolo Rossi è stata il dietro le quinte, le battute con Novellino, che confermano quanta ironia ci fosse nei rapporti tra calciatori di un tempo passato. Paolo dice che molti di noi hanno i capelli bianchi o li hanno perduti. Lui parla per sé, i miei sono naturali e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. Pablito rivolgendosi a Novellino ha detto ‘Walter, complimenti davvero, però poi in privato mi dai l’indirizzo del tuo parrucchiere’, e giù risate. Ed ancora – tiene a ricordare chi scrive – ha ha raccontato ‘l’altro giorno a Firenze uno mi fa: Paolo come ti è venuto in mente di mettere al mondo due figlie in due anni visto che hai passato il mezzo secolo? Ed io gli rispondo: guarda che alla mia età è preferibile essere padre che nonno!. Insomma una rimpatriata, con i ricordi per le capacità di Franco D’Attoma ed Ilario Castgner, gli auguri perchè il Perugia torni presto nel calcio che conta, la testimonianza di una Perugia ancora a dimensione umana».
Il vicesindaco Nilo Arcudi, che ha rappresentato il Comune di Perugia: «Nessuno vuole mettere la testa sotto la sabbia e negare la violenza e la droga che affliggono la nostra città come tante altre in questa epoca, ma Perugia non è solo quella che qualche giornalista pensa di descrivere restando un paio d’ore e spaccando una analisi seria per fare un reportage». Magari senza saperlo Paolo Rossi ha girato un bello spot per la città che gli ha fatto conoscere sì l’amarezza per la squalifica di due anni, ma anche la compagna della vita, e, particolare non trascurabile, due splendide creature, nate proprio nell’ospedale perugino.


