Walter Verini parlamentare umbro Pd

di Maurizio Troccoli

A pochi giorni dalla ripresa delle attività politiche, mentre l’Umbria segna in agenda i punti caldi di un autunno «chiarificatore», sui temi che hanno tenuto banco nei giornali, nei bar e nelle passeggiate estive, Walter Verini, deputato umbro del Pd, non si sottrae all’invito di entrare nel vivo dell’attualità, prefigurando le prossime mosse che la politica di casa nostra è chiamata a compiere. A tutto campo: dalla controriforma al Governo in salsa umbra, fino alla politica per i giovani e per lo sviluppo, mettendo mano ai nodi più intricati da sciogliere, come quello dell’inchiesta su “Sanitopoli”, le scelte in capo alla presidente Catiuscia Marini e un giudizio sulla sua politica e sul suo partito. Di fresco ritorno da Auschwitz «dove occorre andare almeno una volta nella vita», dice: «Alcuni orrori possono sempre tornare».

Riconosce un minimo di coraggio al governo per avere sfidato la popolarità con una manovra che mette «mano nelle tasche dei cittadini»?

Onestamente no. E’ un governo litigioso, le sue componenti si insultano a vicenda. La manovra è stata realizzata in maniera raffazzonata. Questo governo non è alla frutta ma è proprio in un avanzato stato di decomposizione.

Cosa bisognava fare allora per trovare i quattrini che occorrono in così breve tempo?

Bisogna far pagare a chi è nelle disponibilità di farlo e a chi se ne è approfittato negli anni trasferendo i soldi all’estero, proventi di dubbie attività, per poi farli rientrare con lo scudo fiscale. Invece si colpiscono i soliti noti. Bisognava introdurre una patrimoniale su chi possiede ricchezze significative e ritassare i destinatari dello scudo fiscale.

Ma non sarebbe una truffa questa ad opera dello stato per chi ha riportato i soldi in Italia però a patti e condizioni?

Sul merito giuridico si può discutere. Ma non ci si può preoccupare di colpire chi delinque quando poi non ci si fa scrupoli a fare pagare i lavoratori e coloro che si comportano onestamente con lo stato, pagando le tasse. Bisognava intervenire in maniera determinata anche contro l’evasione fiscale.

Converrà che questo è un antico problema. Perchè il centrosinisra non l’ha fatto quando era nelle condizioni di farlo?

Il centrosinistra ha cominciato a farlo. Poi il governo Berlusconi ha smantellato quanto di buono era stato compiuto. Ma il problema è anche la credibilità di questo governo. Quando Prodi ha chiesto sacrifici per entrare in Europa la gente ha messo mano ai propri risparmi. Ma poi il governo, che era credibile, quei soldi li ha restituiti. Oggi non c’è quella credibilità. Quanto alla lotta all’evasione fiscale sono d’accordo nell’individuare formule che colpiscano la ricchezza reale e non quella che emerge dalle dichiarazioni dei redditi. Magari individuando indici di ricchezza come quelli di chi dichiara poco e poi ha uno yacht ormeggiato.

E i giovani? Perchè nella controriforma del Pd non c’è la proposta di disincentivare il ricorso a contratti atipici, mentre si concentra l’attenzione solo sul lavoro relativo ai garantiti a cui si tolgono garanzie?

Dobbiamo fare in modo che il lavoro a tempo determinato costi di più di quello a tempo indeterminato. Il Pd su questo ha le idee chiare

Ma perchè ad oggi non c’è nella controriforma?

Credo che ci sarà. Ci impegneremo per questo

Veniamo in Umbria. Deputati e politici regionali, tutti in difesa dell’autonomia ternana. Non credo che possa suonare come una difesa di poltrone?

Messa così il rischio c’è. Ma io ho lanciato una proposta che ha raccolto il favore trasversale di molti. L’Umbria deve dimostrare di avere una classe dirigente all’altezza. Se uniti allora si può andare a Roma con la determinazione di essere una regione forte e virtuosa e pretendere altrettanta serietà. L’ho chiamata gli stati generali, ma il nome non conta. Si tratta di individuare in casa nostra il modo di alleggerire i costi, snellire il sistema politico, sfoltire gli enti e, a parità di saldi, proporre al governo la nostra controriforma per l’Umbria che tenga conto delle nostre emergenze ma anche delle nostre eccellenze.

Si ma Terni? Rimane come provincia oppure no?

Il Pd è innovatore non conservatore. Ma la proposta di farla saltare, così come è stata avanzata dal governo, è un insulto inaccettabile. Partiamo dai parlamentari e dimezziamo il numero. Poi le camere: da due facciamone una. Gli enti intermedi e le Asl, le comunità montane, le municipalizzate. Chiediamoci quanto di tutto questo è  necessario al paese. Noi dobbiamo avere la capacità di autoriformarci. L’Umbria è a un bivio: penso alla crisi delle acciaierie, del polo chimico di Terni, della Merloni, del tabacco, del Trasimeno e di tante aziende e di tanti lavoratori . Il governo indichi la direzione e sia data alle regioni la possibilità di autoriformarsi.

E con tutte le correnti e correntine all’interno del Pd, le contrapposizioni interne al centrosinistra lei crede veramente che si possa mettere insieme tutta la classe dirigente umbra?

Io credo che sia l’ora delle responsabilità. L’Umbria deve elaborare una proposta unitaria di autoriforma. E vorrei che i parlamentari del mio partito la votino. Dalle reazioni che vedo in questi giorni credo ci siano i presupposti per farlo.

Ma eliminare tutte le provincie in Italia è una proposta a cui lei è assolutamente contrario

Non ho nessuna remora a riguardo. Dico che il paese può anche scegliere di fare saltare un livello istituzionale. Ma certe scelte vanno compiute con la partecipazione e il confronto di tutti. Non può essere fatto così. Altrimenti perché Terni  e non  altre province? E poi chi coprirà il ruolo delle provincie?

Sui socialnetwork ternani c’è chi propone migrazioni verso il Lazio e chi non ci sta a fare decidere tutto alla Regione «che poi significa a Perugia». E c’è anche chi si è incatenato…

Non la metterei sul terreno di tifoserie contrapposte. Abbiamo bisogno di ritornare ad essere una Regione. Sogno, immagino e mi impegno per un’Umbria dove il sindaco di Città di Castello è in prima fila per la crisi delle acciaierie ternane e viceversa. Alla politica il compito di fornire risposte alla protesta

Ma la politica in Umbria ci parla anche di Sanitopoli. Marini promette che a settembre chiarirà. C’è chi sostiene una contiguità tra politica, o meglio Pd e aria grigia dell’economia. C’è una questione morale che vada al di là del garantismo?

Se c’è anche un assessore regionale che parla di permeabilità tra politica e affari allora vale ancora di più la mia convinzione che la politica non deve occuparsi di nomine, di appalti, di incarichi e quant’altro. Nella sanità e altrove. Questo è un compito che va affidato a chi lo fa di mestiere e punta al merito senza guardare ai nomi. Massima fiducia nella magistratura, ma la magistratura deve fare bene e subito. Su questo si vada avanti senza guardare in faccia a nessuno. Non si possono però tenere le persone sulla graticola, come dire: per anni. E va riconosciuto all’Umbria il buon livello raggiunto nella sanità.

Che ne pensa del Pd umbro?

Giro questo territorio e vedo tantissima gente che lavora per questo partito, senza prendere un solo euro e senza prebende. Ma non mancano gli antichi vizi. Il correntismo esasperato ad esempio. E’ l’ora di liberarsi da questa logica, di smantellarla. Non si può accettare che si premino i propri fedeli, magari il più coglione, perché è un fedelissimo. Vede le primarie non devono essere utilizzate come un regolamento di conti dei capibastone. Ma devono essere la possibilità per un giovane di potere competere, per regolamento, con un politico che sta sulla scena da vent’anni, ad armi pari, con le stesse premesse e gli stessi diritti.

E Catiuscia Marini? Qual’è il suo giudizio sulla sua attività di presidente della regione?

Ho fiducia in lei ma deve buttare il cuore oltre la siepe. Ha una investitura di fiducia importante. La sua grande occasione: avviare una nuova fase di modernizzazione. Lo deve fare non chiusa in un fortino ma aperta.

Lo sta facendo?

Le sue intenzioni e le sue dichiarazioni programmatiche sono queste. Forse avrei fatto di più. O forse non mi sarebbe riuscito. Se troverà il coraggio, senza guardare in faccia a nessuno, troverà tanti appoggi.

Le risparmia forse il giudizio Verini, traspare invece fiducia, aspettativa e l’attesa di qualcosa che ancora non si è compiuto. Chiede coraggio e precisa che probabilmente neppure a lui sarebbe riuscito di fare quel di più che questa Regione richiede. Sarà nel «fortino» la chiave di volta di una ancora incompiuta missione?

I particolari nella videointervista

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