di D.B.
Non si placano le polemiche all’interno del centrosinistra perugino sulla lista di nomi, presentata lunedì, in vista delle elezioni di secondo grado dell’otto gennaio, quando consiglieri comunali e sindaci di tutta la regione voteranno per rinnovare i consigli provinciali (a Terni andrà scelto anche il successore del presidente Leopoldo Di Girolamo). Mercoledì a prendere la parola è la Sinistra Pd che mette nel mirino la maggioranza del partito: «Sconcerta – scrivono riferendosi ai nomi in lista – che gli organismi provinciali del Pd di Perugia non abbiano affrontato l’argomento, che non abbiano voluto raccogliere i suggerimenti su criteri e profili utili alla selezione delle candidature; che non abbiano voluto approfondire i temi, i contenuti, le istanze che dovrebbero altresì contraddistinguere un nuovo mandato politico».
Nervosismo dem La Sinistra dem, che parla anche di «larvata accondiscendenza di dirigenti politici e amministratori», lamenta in sostanza uno scarso coinvolgimento degli organi del partito: «Sconcerta – scrivono ancora – che i segretari territoriali non abbiano avuto l’opportunità di contribuire al confronto portando le proprie proposte. Sconcerta, sebbene non meravigli, perché la china intrapresa dal Pd provinciale (e non solo) è questa ormai da tempo. Non si tratta, allora, di discutere una mera tattica elettorale, né di comporre liste secondo sensibilità correntizie, né di produrre lunghi e faticosi dibattiti di carattere programmatico. Si tratta -eminentemente- del rispetto del metodo democratico, quel metodo che dà senso alla partecipazione a ogni organismo di partito e, forse, dà senso alla stessa iscrizione a un partito».
Socialisti in subbuglio E gli stracci continuano a volare anche in casa socialista, dove martedì ad attaccare sono stati Arcudi e Buconi che hanno messo nel mirino la candidatura di Roberto Bertini, giudicata «divisiva e e decisa da oligarchie». A loro mercoledì risponde il consigliere regionale Silvano Rometti: «Martedì – dice – si è riunita la segreteria regionale con le due provinciali e i rappresentanti delle principali istituzioni umbre», dove non è stato «registrato alcun malumore. Nessuno ha mosso dubbi o ha sollevato problemi ritenendo naturale che per tali elezioni venissero ricandidati Federico Novelli a Terni e Roberto Bertini a Perugia, che si sono messi a disposizione, per un solo mandato, a rappresentare il partito in enti dove in questi anni ci sono stati più oneri che onori. Alla riunione era presente il consigliere del Comune di Perugia Nilo Arcudi e non Massimo Buconi che, pur sempre invitato alle nostre iniziative, da mesi non partecipa». A loro rimanda indietro accuse di «forzature e di elementi di divisione, di oligarchie e di “stanze segrete”. Accuse che rigetto totalmente ai mittenti».
Rometti «Tutti sanno – conclude Rometti – che io ho cercato con “atti concreti” di superare le vicende post-elezioni regionali, cosa che purtroppo non è avvenuta per i due firmatari della nota che continuano a fare riunioni di parte e iniziative che creano, quelle si, divisioni e confusione tra i nostri elettori. Per non parlare poi della più paradossale delle accuse, quella di non favorire il rinnovamento e il cambiamento. Ritengo inaccettabile che tali accuse vengano mosse da chi, fa politica da una vita, avendone fatto una professione, ricoprendo negli anni la carica di Sindaco di Todi, di assessore provinciale per due mandati, di consigliere regionale, e da chi, mentre svolge il terzo mandato consecutivo nel Comune di Perugia, sgomita e si agita per garantirsi il quarto o altri incarichi di maggior prestigio».
Il bilancio Oltre che con le polemiche la Provincia di Perugia deve fare i conti con i numeri, crudi, del bilancio approvato mercoledì dal consiglio con sette voti favorevoli, uno contrario (Enea paladino) e tre astenuti (Giampiero Panfili, Floriano Pizzichini, Massimo Perari). «Siamo riusciti ad approvare il bilancio del 2016 in condizioni veramente difficili. Anche quest’anno – ha detto il dirigente Alberto Orvietani – è stato caratterizzato dall’incertezza sulla tipologia e sul quantum delle risorse disponibili, situazione che ha causato il prolungarsi dell’esercizio provvisorio fino alla scadenza prevista per l’approvazione del bilancio (31 luglio 2016) e la gestione provvisoria oltre tale scadenza. Rispetto al 2010 (l’ultimo anno in cui la gestione finanziaria era da considerarsi normale), l’Ente oggi ha 54 milioni di euro in meno per la gestione delle sue funzioni. È vero che a seguito della Legge Delrio si hanno meno funzioni da gestire e un numero più esiguo di dipendenti, ma il taglio è risultato molto pesante».
I numeri Grazie a una serie di correttivi è stato colmato il disavanzo da 18 milioni di euro stimato ad aprile e ora l’ente può pensare agli investimenti da fare nel 2017. «Un anno ricco di interventi – assicura Orvietani – di messa in sicurezza perlopiù di strade e scuole, grazie alla vendita dell’immobile sede della Procura a Perugia, ai contributi statali, regionali e soprattutto ai trasferimenti che derivano dal Dipartimento della Protezione civile». «Quello che ci fa ben sperare per il 2017 – ha aggiunto il presidente Nando Mismetti – è il ricavato di circa 5 milioni di euro dalla vendita dell’edificio della ex Procura della Repubblica. Questi proventi saranno investiti nella manutenzione ordinaria di strade e edifici scolastici. Su questi ultimi è molto aumentata la sensibilità dell’opinione pubblica, è come se si fosse riaperta una ferita, serve quindi investire sulla sicurezza degli edifici scolastici. È stato un anno difficile, ma il referendum conferma l’ente come livello costituzionale. Ora serve un’organizzazione migliore».
Aggiornamento del 22 dicembre: pubblichiamo di seguito la nota di Nilo Arcudi in risposta a Silvano Rometti
Leggiamo la scomposta nota di Rometti che ci sorprende e ci rammarica, infatti ad argomentazioni politiche si risponde con scomposti attacchi personali. Non utilizzeremo gli stessi toni pur non essendo a corto di argomenti. Solo alcune precisazioni: mai nella segreteria regionale (come da puntuale comunicazione fatta dallo stesso Rometti e inviata il 15 dicembre) né in nessun altro organismo si è discusso di elezioni provinciali. Nessun organismo si è mai in alcun modo espresso, nonostante le nostre diverse sollecitazioni. E questo è un fatto incontrovertibile. Leggiamo, che incredibilmente, Rometti con il suo infinito curriculum vitae politico e che già si agita per nuovi ruoli, ci dà lezioni su come costruire o favorire processi di rinnovamento nel partito e nelle istituzioni e ci dà patenti di socialismo; davvero kafkiano. Non spetta a lui, ovviamente, dare sentenze su come e con quali posizioni politiche contribuire alla comunità socialista, per noi parla la nostra storia personale e umana. Ancora una volta la nota lascia trasparire uno stile padronale con cui si vogliono gestire le dinamiche democratiche e i normali processi in una comunità politica… e ciò, purtroppo, sta portando al costante indebolimento del nostro partito producendo solo negli ultimi due anni un vero e proprio esodo dal partito socialista umbro e non per diversità di linea politica ma per “incompatibilità ambientale”. Per carità di patria non citeremo l’elenco interminabile di nomi di amministratori di primissimo piano che sono andati via. Noi insieme a tanti amici nei diversi territori abbiamo ancora un approccio diverso e nonostante tutto insistiamo. Comunque se con questa nota si voleva giustificare la scelta così divisiva fatta sulla Provincia, non crediamo proprio che si sia prodotto nessun risultato, anzi, ci pare l’esatto contrario dalle tantissime telefonate e messaggi di sostegno che stiamo ricevendo. In ogni caso continuando a credere nei valori di libertà, democrazia, rispetto tra le persone, che sono propri della storia del riformismo democratico, invitiamo, tutti, a lavorare per quel che resta della comunità socialista umbra, a lavorare per unire e non per dividere ancora, evitando attacchi personali ai compagni che esprimono una posizione politica diversa ed evitando di andare in giro per i territori a chiedere ai sindaci la sostituzione degli amministratori socialisti non graditi. Invitiamo a restituire un senso generale di comunità e di appartenenza, a gestire con responsabilità e senso unitario un partito che vive una fase di così grande ed evidente difficoltà.
