domenica 9 dicembre - Aggiornato alle 20:21

Il filo rosso tra Reichlin e l’Umbria: lo sviluppo della regione, il fratello morto nel rogo di Todi e il buen retiro di Amelia

Con la sua morte se ne va un punto di riferimento della sinistra umbra. «Aveva una visione nutrita di cultura»

di Daniele Bovi

«La domanda che ti faceva ancora prima di dirti ciao era “che stai leggendo?”». Per mille motivi, il filo rosso che legava Alfredo Reichlin, morto martedì, all’Umbria, era lungo e solido. Con la sua scomparsa la sinistra regionale perde un pezzo della sua storia e un punto importante di riferimento. Claudio Carnieri, attuale presidente dell’Agenzia Umbria ricerche e parte di quella storia, racconta a Umbria24 chi era Reichlin e soprattutto il legame che aveva con la regione. «Qual è stato il lascito intellettuale più importante per l’Umbria? credo l’importanza data al rapporto tra politica e cultura, l’ansia di ricerca e una visione della politica lontana dalla politique d’abord o politicienne; aveva una visione profondamente nutrita di cultura, voleva capire per evitare le improvvisazioni».

Punto di riferimento La figura di Reichlin è stata straordinariamente importante nella storia della sinistra, con una formazione che inizia nella lotta partigiana a Roma, nei Gap, dove intreccia rapporti con quelli che diverranno i dirigenti di primo piano del partito come Ingrao (altro faro al quale un bel pezzo di sinistra umbra ha guardato per lungo tempo), Bufalino, Alicata, Amendola. «È stato – ricorda Carnieri – uno dei quadri di più diretta educazione togliattiana e questo credo sia il secondo elemento importante della sua educazione; insieme a Bruno Trentin, anche lui ‘allevato’ in quella temperie della prima fase del Pci, erano chiamati i dioscuri». Reichlin e Ingrao, già attivo in Umbria negli anni della cospirazione antifascista e poi candidato come capolista nel 1958, diverranno figure sempre più importanti per la sinistra della regione, contribuendo anche all’elaborazione di un pezzo decisivo del secondo dopoguerra umbro, ovvero il primo Piano di sviluppo regionale, datato 1963.

Lo sviluppo «Allora – spiega il direttore dell’Aur – ero segretario prima provinciale e poi regionale della gioventù comunista, mi capitò di presentare Reichlin alla Festa dell’Unità di Terni nel 1962, e da allora lui ha rappresentato per la sinistra umbra un punto di riferimento». Secondo Carnieri «un altro suo grande contributo è stato quello di spingere la sinistra umbra a cimentarsi con le problematiche dello sviluppo, assolvendo in questa direzione una funzione nazionale». Quando poi nel continente europeo si aprirà una pagina nuova di storia, quella che parlerà di integrazione, «lui volle portare la storia originale della sinistra italiana dentro il socialismo europeo. Questo è stato un altro punto di approdo rilevante».

Il filo rosso Il legame di Reichlin con l’Umbria è segnato anche da un evento luttuoso. Il 25 aprile del 1982 35 persone morirono e altre 40 rimasero ferite a causa dell’incendio scoppiato a Todi, a Palazzo Vignola, dove si teneva una importante mostra di antiquariato. Tra quelle 35 vittime c’era anche Andrea Reichlin, fratello di Alfredo: «In quel periodo – ricorda Carnieri – gli fummo molto vicini». Pochi anni prima a Collicello di Amelia Reichlin aveva comprato una casa nel corso dei decenni frequentata da un bel pezzo della sinistra umbra; un luogo scelto non a caso visto che proprio a Collicello Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione italiana, si era rifugiato negli anni del fascismo. «Lui – dice Carnieri – sentiva il legame con questa nostra terra in modo molto forte; noi gli demmo una mano a trovare questa collocazione che ha rappresentato un fattore molto importante per la sua vita. Era il buen retiro per riflettere al quale era molto affezionato. Ricordo il suo tavolo pieno di fogli scritti con la penna a biro».

Reichlin e Lello Rossi Quando Morì Raffaele Rossi, a tutti noto a Perugia come Lello, l’allora sindaco della città Wladimiro Boccali decise con Carnieri di affidare il discorso di commemorazione, alla sala dei Notari, proprio a Reichlin: «Un discorso – dice – meraviglioso, ora raccolto in un libro edito da Donzelli. Attraverso la figura di Lello cercò di ricapitolare quello che considerava il grande miracolo dei comunisti italiani, ovvero il tentativo di radicare un soggetto politico nazionale molto caratterizzato dal rapporto tra politica, cultura e ricerca». Molti anni prima, negli anni ’60, in piazza della Repubblica fu sempre Reichlin a tenere il discorso di commemorazione di una loro dirigente storico della sinistra umbra, ovvero Lodovico Maschiella, parlamentare, sindaco di Bastia Umbria e membro del cda di Enel. «Io però – conclude Carnieri – ricordo quel “cosa stai leggendo?” che ti chiedeva sempre. Segno di una persona curiosa attenta anche a vedere come stavano crescendo le forze più giovani».

Twitter @DanieleBovi

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