Marini e Zingaretti

di Daniele Bovi

Lo scontro rimasto nell’ultimo mese a fatica lontano da taccuini e telecamere, deflagra pubblicamente in una uggiosa domenica di maggio e in una comunità, quella del Pd umbro, dilaniata tra sconcerto, rabbia, prove d’orgoglio, vecchi conti da saldare, riposizionamenti in vista del dopo e negli ultimi giorni di una campagna elettorale delicatissima. A ora di cena è stata la presidente Catiuscia Marini, dalla sua casa di Todi dove si trova in queste ore, a spiegare che «non appena le mie condizioni di salute me lo permetteranno» (dopo il lieve malore di sabato i medici hanno consigliato cinque giorni di riposo assoluto), completerà «la procedura prevista dallo statuto regionale inerente le mie dimissioni».

VERINI: CHIUDERE IL PRIMA POSSIBILE

L’addio La presidente, dunque, dopo la drammatica giornata di sabato fa intendere di essere intenzionata a confermare le dimissioni, a dispetto della presa di posizione di domenica con cui il capogruppo in consiglio regionale invitava Marini, dopo l’esito «particolarmente positivo» della seduta di sabato, a portare a termine la legislatura per non cedere agli «avvoltoi» di Lega e M5s che chiedono elezioni anticipate; il tutto mentre poche ore prima è stata approvata una mozione con cui si prendeva atto della fine anticipata della consiliatura.

FOTO: ZINGARETTI ALLA NOTARI

Lo scontro La seconda parte del comunicato della presidente è una risposta pesante alle dure parole spese dal segretario Nicola Zingaretti nel corso della sua giornata umbra. Frasi che vanno inquadrate nel contesto di un’amicizia ultratrentennale, durante la quale Marini e Zingaretti hanno condiviso gran parte della strada politica, dalla Fgci in avanti. Il segretario prima di arrivare in Umbria si è presentato alle telecamere di Rai3 e di fronte a Lucia Annunziata dopo giorni di silenzio ha dato forma compiuta e visibile a quel «gelo» e «nervosismo» trapelato solo anonimamente nelle ultime ore sulle agenzie: «Catiuscia ha commesso un grave errore politico. Sono deluso e arrabbiato. Io non le ho chiesto di dimettersi ma di valutare le scelte migliori, e si è dimessa. Un mese dopo non può votare l’esatto opposto».

L’ACCORDO SALTATO E IL PD DILANIATO

Un danno all’Umbria Poi un affondo particolarmente duro: «Nel Pd che ho in mente, se qualcuno ha le domande dei concorsi, siamo noi a cacciarli prima che vengano scoperti dalla magistratura». Ma c’è di più: «Marini sta provocando un danno all’Umbria, che è paralizzata, ma anche alla politica». Concetti che ribadirà sostanzialmente in modo identico di fronte a una sala dei Notari gremita, seconda tappa del tour umbro che ha previsto soste anche a Foligno e Terni. Il segretario parla di «mancanza di linearità e di chiarezza» e di una presenza, la sua, che vuol essere «un segnale chiaro e forte a tutti voi, ai militanti, agli iscritti, a chi sta difendendo questa terra. Sono qui per combattere una battaglia al vostro fianco per voltare pagina, non sottacendo nulla, e per uscire dal rischio di un eterno presente nel quale si rischia di fare male a tutti noi. Ho sentito un politico locale, non del Pd, in una trasmissione tv, dire una frase a proposito dell’inchiesta giudiziaria in Umbria che giudico drammatica: “facevano tutti cosi”. Noi non pronunceremo mai una frase come questa».

FOTOGALLERY: LA SEDUTA

«Parole gravi» E alla presidente che ha accusato di aver subito un trattamento particolarmente duro in quanto donna, Zingaretti ha risposto sostenendo che si tratta di un «approccio sbagliato e non veritiero. La stessa Catiuscia ha detto che la decisione di dimettersi è stata sua». Sottolineato anche il mancato rispetto dell’accordo raggiunto venerdì sera e la necessità di «rilanciare un’idea di trasformazione di questa regione». Nel frattempo lo scontro col segretario, che si è scagliato anche contro le correnti che «pensano solo alla gestione del potere e sono incompatibili col Pd», è totale. Marini si dice stupefatta dalle parole «gravi» di Zingaretti che «non corrispondono al dibattito e agli atti dell’assemblea legislativa dell’Umbria – dice – svoltasi nella giornata di ieri e inoltre dirette a negare la pressante ed esplicita richiesta ricevuta durante la giornata del 16 aprile scorso volta a determinare, in modo anomalo ed extraistituzionale, le mie dimissioni da presidente della Regione, carica istituzionale eletta direttamente dai cittadini».

VIDEO – MARINI: «SALUTATEMI ZINGARETTI»

Autonomia Torna, dunque, il tema centrale dell’autonomia sottolineato moltissime volte in questi giorni dalla presidente, che sabato si è spinta fino a parlare di «ricatti». Il caso Marini, legato a filo doppio a Concorsopoli, cade nel pieno di una campagna elettorale importantissima per il partito di Zingaretti e nell’entourage del segretario, per breve tempo, si è sospettato che potesse essere utilizzato come un’arma interna dai renziani. Sospetti poi sgonfiati. Alla Notari, oltre a Verini e alla candidata alle europee Camilla Laureti, era presente anche il candidato sindaco di Perugia Giuliano Giubilei, che ha dato voce a quella che è la preoccupazione di molti ‘colleghi’: «Sarebbe veramente suicida – ha detto – affrontare quest’ultima settimana di campagna senza aver sgombrato il campo da situazioni oggettivamente difficili da spiegare alle persone a cui andiamo a chiedere il voto».

Il dibattito Dai banchi della maggioranza intanto l’ormai ex Mdp Attilio Solinas torna alla carica difendendo la scelta della presidente di votare su se stessa e attaccando Zingaretti e Verini («è stata indotta a dimettersi»), mentre la Lega parla di illegittimità della votazione di Marini, tanto da ipotizzare un ricorso al Tar (possibilità in realtà esclusa dagli uffici di Palazzo Cesaroni). «Il centrosinistra, con il voto di oggi, ha messo in mostra – dice Katia Bellillo, candidata sindaco a Perugia per le forze alla sinistra del Pd – una disconnessione dal sentimento della stragrande maggioranza dell’elettorato e una chiusura in giochi di palazzo incomprensibili e dannosi». Ad attaccare è anche il M5s con un post apparso sul Blog delle stelle: «La governatrice Pd ha sconfessato se stessa e si è autoassolta. Il Pd di Zingaretti è completamente allo sbando».

Twitter @DanieleBovi

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.