L'aula del Consiglio regionale (foto F. Troccoli)

In vista del voto in Consiglio regionale sulla legge contro l’omofobia, appello di vari consiglieri comunali di centrodestra di diversi comuni da far pervenire alla presidente Marini e all’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea Legislativa regionale. Consiglieri aderenti:

Agostino Cetorelli, Elisabetta Ugolinelli – consiglio comunale di Foligno
Giampiero Panfili – consiglio comunale di Spoleto
Luigina Flamini, Andrea Lignani Marchesani, Nicola Morini – consiglio comunale di Città di Castello
Mauro Brachelente – consiglio comunale di Montone
Enea Palladino – consiglio comunale di Citerna
Luciana Veschi – consiglio comunale di San Giustino
Maurizio Silvestrelli – consiglio comunale di Amelia

LEGGE OMOFOBIA: SPECIALE DI UMBRIA24

Al Presidente dell’Assemblea Legislativa dell’Umbria – Donatella Porzi
Ai vicepresidenti dell’Assemblea Legislativa dell’Umbria – Marco Vinicio Guasticchi e Valerio Mancini
Alla Presidente della Regione Umbria – Catiuscia Marini

APPELLO AL RITORNO IN COMMISSIONE DELL’ATTO 15 bis PDL “Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”

I consiglieri comunali vogliono lanciare un appello ai Consiglieri dell’ente Regione e al Presidente dell’Assemblea legislativa.
Quanto accaduto in Consiglio Regionale negli ultimi giorni in occasione della discussione della PdL “Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere” preoccupa ed interpella seriamente le coscienze e la sensibilità istituzionale degli amministratori dei comuni umbri.

L’art. 3 della Costituzione, che invita le istituzioni italiane a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, è stato per ora disatteso su questo tema così delicato che investe aspetti morali quali l’educazione dei bambini. Chiediamo alla Presidente Porzi di riaprire un confronto all’interno della Commissione regionale competente. Per come è formulata la proposta di legge, con particolare all’inserimento del concetto di “identità di genere”, si introdurrebbe un distorto concetto di diritto basato sulla percezione soggettiva della discriminazione presunta e non su atti riscontrabili. Il compito di rilevare l’inosservanza delle norme o una discriminazione spetta alla magistratura e non ad un organismo che di fatto opererebbe super-legem o addirittura pre-legem non garantendo, fra l’altro, l’inclusività delle posizioni del popolo umbro.

Siamo qui a sottolineare che il metodo di costruzione di tale legge ci pare essere approssimativo e frettoloso e che non ci sia stato un profondo dialogo con associazioni di vario orientamento, movimenti e cittadini. Notiamo inoltre che non è comprensibile come un organo democratico possa non osservare i propri regolamenti interni scavalcando le competenze e l’opportunità politico-istituzionale del confronto plurale in commissione. Risulterebbe dunque impossibile licenziare una legge non attualizzata per la norma finanziaria al corrente anno 2017.

Ci sentiamo in dovere, nella logica della sussidiarietà orizzontale e verticale, di ammonire che se tale metodo venisse portato avanti, ci troveremmo di fronte ad una implosione delle istituzioni, svilendo il ruolo e l’autonomia del singolo consigliere, l’autorevolezza e l’autorità dell’assemblea regionale, il sano rapporto tra il Consiglio Regionale e i territori locali dei comuni umbri. In relazione al merito del contenuto della PdL, invece, numerosi cittadini, venuti a conoscenza dei limiti del testo, ci chiedono di rappresentare l’assoluta necessità di licenziare una legge che garantisca pari dignità e rispetto della Costituzione e in particolare degli articoli 3, 21, 30 e 33, nella consapevolezza che il bene individuale non può mai essere disgiunto da quello collettivo.

Manifestiamo dunque profonda preoccupazione per un metodo che aprirebbe un precedente tale da disintegrare la prassi operativa anche dei consessi locali e da mettere in discussione la vita democratica della regione tutta che ne risulterebbe evidentemente compromessa.

Certi dell’ascolto che le nostre parole troveranno nella sana istituzione regionale, auguriamo un buon lavoro per il bene dei cittadini umbri tutti, auspicando che l’assemblea regionale sappia vincere la sfida di una lungimirante programmazione e di una concreta e seria indicazione dell’agenda di priorità per i bisogni degli umbri con particolare riferimento ai devastanti effetti del dopo terremoto sulle prospettive di sviluppo della nostra amata regione.

Per quanto premesso, anche alla luce dei tanti emendamenti presentati dai consiglieri di maggioranza e minoranza, si chiede al Consiglio di riportare in III Commissione l’atto anche per una revisione dello stesso e ci facciamo promotori di un appello al fine di destinare i 50.000 euro che erano stati allocati per tale legge in favore dei terremotati dell’Umbria.

Il consigliere comunale

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3 replies on “Legge contro l’omofobia, appello dei consiglieri comunali di centrodestra: «Non approvatela»”

  1. …che legge è!?
    odio questa parola,credo che sia un ennesimo gioco di finto buonismo per rendere tutto normale e a proprio favore ogni stranezza!
    mah

    1. a “proprio favore” di chi? intendi l’umanità? l’omosessualità non è una stranezza, che c’entra il buonismo con i diritti?

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