di Chiara Fabrizi

Bocciati i bilanci, sfiduciato il Consiglio di amministrazione guidato dal presidente Massimo Marcucci e via libera all’azione di responsabilità nei confronti dei commissari straordinari. Ma anche elezione con 219 preferenze su 256 schede scrutinate dei tre consiglieri Walter De Fusco, Rosanna Mazzoni e Stefano Di Fonzo sostenuti da Giovannino Antonini, mentre la terna proposta dal Cda ha incassato appena trenta voti (quattro le schede nulle, tre le bianche).

La relazione di Marcucci Questo l’esito dell’assemblea dei soci della Spoleto credito e servizi andata in scena sabato al teatro Nuovo-Menotti in un clima di tensione non inedito. Ad aprire i lavori alle 10.20 è stato il presidente della Scs, l’avvocato Marcucci, che ha illustrato quanto già riferito nei giorni scorsi: «Tra il 2004 e il 2012 Scs ha avuto in pancia oltre 40 milioni tra quanto versato da Mps per l’aumento di capitale della stessa Scs, dividendi non distribuiti e interessi attivi che sono stati spesi sia per due aumenti di capitale di Bps (2004 e 2009) varati per mantenerne la governance sia per sostenere le partecipate, oltre naturalmente a ingenti spese amministrative che tra il 2004 e il 2012 hanno superato quota 15 milioni. Si tratta di scelte criticabili – ha concluso – perché passate al di sopra dei soci in maniera intollerabile per una società cooperativa». Poi i dati più recenti: «Abbiamo rilevato – è andato avanti Marcucci – profonde ed evidenti discrepanze nel bilancio commissariale in relazione alle società partecipate che ci hanno portato a incrementare il fondo rischi legato alle passività potenziali per 14,7 milioni. Abbiamo operato per due anni silenziosamente ma con grandi difficoltà soprattutto legate all’assenza di risorse e alle pressanti richieste dei creditori, a cominciare da Mps con cui i commissari hanno siglato una transazione da 15 milioni in tre rate annuali, transazione che per ora è stata dichiarata inefficace dal tribunale di Spoleto. Da qui la decisione del Cda in accordo col collegio dei sindaci di affidare una consulenza per affrontare la crisi di Scs e quindi procedere col concordato preventivo in continuità». Infine le conclusioni: «Capisco che aver ottenuto un lavoro in Bps o facilitazioni su finanziamenti merita rispetto, ma chiedo all’assemblea di spogliarsi dalla faziosità e dalle eventuali indicazioni ricevute, comprendendo il lavoro portato avanti in questi due anni dal Cda e votando serenamente».

Mazzoni e Di Fonzo Momenti di tensione si sono registrati quando la parola è passata al presidente del collegio sindacale, Andrea Nasini, per l’illustrazione della relazione. Dalla platea del teatro in diversi hanno richiesto di mettere ai voti i bilancio, disponendo dei documenti e quindi avendone preso atto. In questa fase si è rischiata la sospensione della seduta, ma poi il notaio Fabio Di Russo ha riportato l’ordine, permettendo di fatto a Nasini di completare l’intervento e aprire la fase della discussione col candidato al Cda, Stefano Di Fonzo: «Contesto la mancata convocazione dell’assemblea in questi due anni, l’organismo – ha detto – non è stato chiamato a esprimersi neanche per l’avvio della procedura di concordato decisa sulla base del bilancio commissariale che oggi ci chiedete di rettificare. Il patrimonio netto di Scs – ha proseguito – è passato da 71 milioni a 18 e in questi casi codice civile obbliga a convocare assemblea, ma pare che il nostro Cda agisca al di sopra della legge. Ma la cosa più grave è che Kpmg (società di revisione, ndr) non è in grado di esprimersi sui bilanci e parla di deviazione dei principi contabili, a mio avviso – ha concluso – il board dovrebbe essere sollevato con effetto immediato dall’incarico». Sul podio anche la candidata Mazzoni: «Dal quadro fatto del Cda mi sembra ci siano azione positive a favore dei soci, ma c’è anche la grande incertezza legata ai bilanci su cui sono convinta sia necessario andare fino in fondo per capire ciò che e accaduto. Noi – ha concluso – avevamo un banca che era il fiore all’occhiello dell’Umbria, assumeva i nostri ragazzi e finanziava le nostre aziende ora non abbiamo più niente».

Bilanci bocciati e sfiducia al Cda Gli interventi di Mazzoni come di Di Fonzo sono stati accolti da applausi scroscianti che hanno fatto intuire l’esito della votazione palese dei 327 soci aventi diritto o delegati presenti.  A larga maggioranza i bilanci 2014 (-7,3 milioni) e 2015 (-1,8 milioni) sono stati bocciati dall’assemblea. Il presidente Marcucci ha poi messo subito ai voti anche l’azione di responsabilità nei confronti dei commissari di Bankit, anche qui con larga maggioranza i soci hanno approvato l’avvio della causa legale. Dopodiché il socio Varlozzari dal palco del Nuovo-Menotti ha proposto la revoca del Cda e l’elezione di nuovi amministratori «se non subito con apposita assemblea da convocare entro 30 giorni», facendo leva sui dati di bilancio e sulla relazione di Kpmg. Anche l’iniziativa è stata subito messa ai voti e approvata a larga maggioranza dall’assemblea che quindi ha sfiduciato il board presieduto da Marcucci. Intorno alle 14 sono infine aperte le votazioni segrete per sostituire i tre consiglieri dimissionari (Elena Piselli, Mario Arcangeli e Sandro Martinelli) ed eleggere una delle due terne presentate. Da una parte i candidati cooptati dal Cda ossia Angelo Mariani, Maria Cecilia Venturi ed Enrico Morbidoni; dall’altra la lista presentata dal socio Edilnardi costruzioni srl composta da De Fusco, Mazzoni e Di Fonzo. E sono proprio questi ultimi a essere proclamati eletti direttamente dal presidente Marcucci pochi minuti prima delle 17, a margine dello spoglio delle 256 schede estratte dalle urne con una maggioranza schiacciante di 219 preferenze. Ora restano da decifrare le conseguenze della mancata approvazione dei bilanci per una società cooperativa su cui pende una procedura di concordato preventivo in continuità, mentre è al vaglio lo statuto e le norme di riferimento per stabilire entro quali tempi e con quale ordine del giorno riconvocare l’assemblea che, alla luce della sfiducia al Cda, dovrà rieleggere i propri organismi statutari.

La reazione del Pd «Alla luce delle ultime sentenze della magistratura ed in procinto della assemblea della Spoleto Credito e Servizi – si legge in una nota del gruppo consigliare del Pd di Spoleto – colpisce, ma non stupisce, il silenzio del sindaco e della sua amministrazione, che ci hanno abituato ad un immobilismo totale. Sarebbe invece auspicabile un intervento di Cardarelli anche per conoscere quali sono le prospettive di investimento sul territorio spoletino, e le  garanzie relative alla tutela delle professionalità dei dipendenti della Banca Popolare Spoleto, che sono stati e sono la forza di una banca, la quale è stata sempre molto legata al territorio. Una volta tanto è bene che il Sindaco Cardarelli faccia conoscere il suo pensiero, visti gli imbarazzanti silenzi sulle vicende che stanno interessando primarie realtà industriali locali quali la ex Pozzi, la Novelli e la Nuova Panetto & Petrelli.  Il gruppo consiliare del Pd auspica che possa esserci una vera e autorevole presenza istituzionale  a  salvaguardia delle principali realtà socio-economiche della città».

@chilodice

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