di Ivano Porfiri
Vanno di moda e infiammano le piazze gli “elenchi” stile «Vieni via con me». Così sabato in piazza della Repubblica a Perugia due studentesse del Galilei hanno scandito i loro motivi per restare in questa Italia o andare via. «Me ne vado perché anche se scendiamo in piazza non cambia mai niente» la prima ha gelato la platea, rincuorata e riscaldata dal successivo: «Resto, perché non mi arrendo e voglio continuare a provarci».
Alcune centinaia Alcune centinaia di persone si sono ritrovate a così nel centro di Perugia per manifestare «A difesa della Costituzione e della Scuola pubblica». Dalle 16 in piazza della Repubblica si sono alternati momenti di musica a testimonianze, letture di brani sull’importanza dell’istruzione pubblica e sulla necessità di tutelate la legalità e la giustizia.
Articoli della Costituzione e inno di Mameli La manifestazione è iniziata con la lettura di alcuni articoli della Costituzione seguita dall’inno nazionale italiano e un applauso per il popolo libico. Presenti numerosi esponenti politici del centrosinistra ma anche sindacalisti, rappresentanti degli studenti e degli insegnanti. E poi tanta gente comune, guardata con curiosità dai passanti dello struscio del sabato pomeriggio. Forse a qualcuno sono sembrati alieni, quelli che ancora scendono in piazza. Un recente studio dell’Agenzia Umbria Ricerche dice che appena il 10% degli under 34 ha manifestato nell’ultimo anno.
Gli slogan Ma il popolo degli anti-Silvio e anti-Gelmini prosegue comunque, indifferente all’indifferenza della «maggioranza silenziosa», il ventre del paese che faceva vincere la Dc un tempo e Berlusconi oggi. Tra gli striscioni, “Lavoro, legalità, dignità, istruzione, Costituzione, Silvio dimettiti” e “Siamo il popolo della Costituzione nata dalla Resistenza”. Dal palco sono state lette le numerose adesioni all’iniziativa, tra le quali Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Giovani comunisti, Giovani democratici, Pd, Psi, Prc, Idv, Pdci, SeL, Libertà & Giustizia, Tavola della Pace, Udu.
Idoli e simboli Il variegato popolo dei «resistenti» prosegue con i suoi simboli, le sue liturgie, i suoi paladini. «Ci ricoderemo del discorso di Benigni a Sanremo a lungo», è stato detto dal palco. Fiduciosi che prima o poi se ne accorgeranno tutti gli altri. Che il resto dell’Italia, compresi molti leader del centrosinistra si sveglierà. E comunque fieri di stare nella minoranza di quelli che stanno dalla parte dei diritti e, in definitiva, della ragione. Quella ragione che, in democrazia, spesso non basta per vincere le elezioni e governare.

