giovedì 19 settembre - Aggiornato alle 02:22

Ast, tavolo in Regione: cassa integrazione inaspettata, ipotesi nuovo vertice al Mise

Sindacati bussano ai piani alti di viale Brin per esame del ricorso alla Cigo, all’esito dell’incontro possibile appello al ministero

di M. R.

Come un fulmine a ciel sereno la richiesta di apertura della cassa integrazione per 13 settimane e 1.200 dipendenti diretti di Ast. Il rientro dalla fermata estiva per i lavoratori dell’acciaieria è stato piuttosto traumatico. Il ricorso all’ammortizzatore sociale per scarico produttivo genera timori diffusi e dubbi sulla capacità dell’azienda di rispettare l’accordo sottoscritto al Mise solo tre mesi fa, che includeva impegni precisi tanto sui volumi di fuso, quanto sui livelli occupazionali. C’è forte preoccupazione.

Intesa al ministero Per questa ragione, al tavolo della Regione di lunedì pomeriggio, il presidente Fabio Paparelli, i sindacati e i rappresentanti delle istituzioni presenti, hanno concordato la possibilità di una verifica presso il governo. Prima di fare appello al dicastero dello Sviluppo economico però, i segretari delle organizzazioni sindacali dei metalmeccanici intendono incontrare l’azienda per fare chiarezza sulle motivazioni che hanno portato all’apertura di tale procedura per così tante unità lavorative e un così lungo periodo. All’esito di quel confronto, Regione e parti sociali potrebbero richiedere, congiuntamente, un nuovo vertice al ministero. «Vigileremo attentamente – questa la promessa del numero uno di Palazzo Donini – su quello che accade all’interno di un sito siderurgico ritenuto strategico nella produzione di acciai speciali in Italia».

Crisi degli ordinativi Ast Come emerso nei giorni scorsi, i numeri annunciati da Ast potrebbero essere sproporzionati rispetto alle reali esigenze di ricorso alla cassa integrazione, ma certo quelle cifre sulla carta sono tutt’altro che rassicuranti. E non solo nell’immediato, per quello che può essere un autunno di scarse commesse, ma in prospettiva, alla luce di una strategia aziendale più o meno vincente, stretta tra costi delle materie prime talvolta inaccessibili e concorrenza asiatica senza freni. La politica di Ast, qualunque essa sia, matura in contesto nazionale della Siderurgia che mette i brividi. Basta fare i nomi delle storiche realtà industriali dell’acciaio, a vario modo investite da una crisi: l’ex Ilva di Taranto (di ArcelorMittal), l’ex ferriera di Trieste (del gruppo Arvedi), l’ex Lucchini di Piombino. Nel caso di Ast, a complicare le cose ci sono le acque sempre piuttosto agitate in capo alla casa madre Thyssenkrupp; in questo periodo c’è fermento per le sorti del comparto Elevator: i tedeschi vorrebbero cedere il ramo d’azienda degli ascensori.

 

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