mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 22:39

Ast, fermata autunnale non ancora definita: chieste 13 settimane di cassa integrazione

Tavolo in Regione più vicino mentre l’azienda corre verso la chiusura dell’anno fiscale

L’acciaieria ternana ha richiesto presso Confindustria l’apertura della cassa integrazione ordinaria per 1.200 dipendenti, vale a dire metà dell’intera forza lavoro diretta, e ben 13 settimane. Numeri impressionanti ma gli stessi sindacati sono stati informati della volontà da parte dei vertici aziendali di non raggiungere tali quote. Per gli addetti ai lavori, facile intuire il perché: ‘gonfiare’ i numeri, o quantomeno muoversi entro un ampio margine, consente paradossalmente un’economia nell’accesso all’ammortizzatore sociale.

Stop non prima di ottobre Un calendario della prossima fermata autunnale non è stato ancora definito ma secondo le prime informazioni la fermata non scatterà orima di ottobre. Da quanto si apprende inoltre il fermo impianti non riguarderà la sola area a caldo ma potrebbe toccare anche i siti di Maratta, quindi Tubificio e Centro di finitura, nonché i reparti Pix. Molto dipenderà ovviamente dai risultati della direzione commerciale del colosso siderurgico. Ci si muove, è noto, in uno scenario globale che, tra concorrenza asiatica e prezzi delle materie prime alle stelle, non favorisce certo la crescita dei campioni siderurgici europei. Intanto sulla seconda tranche del premio di risultato, essendo un anticipo sul consuntivo 2020, i dipendenti Ast non dovrebbero subire tagli rispetto alle previsioni. L’azione di viale Brin ora si concentra sulla chiusura dell’anno fiscale. Un pareggio sarebbe già un risultato. Per l’avvio 2019/2020 inutile dire che gli occhi sono puntati sui volumi. Esiste infatti il vincolo del milione di fuso sottoscritto al ministero. Per iniziare da subito a monitorare il rispetto dell’intesa e fare il punto sulla crisi degli ordinativi del periodo, il numero uno della Regione Fabio Paparelli ha convocato per lunedì le autorità ternane e i sindacati. Cresce l’attesa per il tavolo.

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