di Daniele Bovi
Un «piano di risanamento ma soprattutto di sviluppo». Atteso per la fine di gennaio, è arrivato in queste ore il documento con cui si traccia la rotta dell’aeroporto di Perugia per il triennio 2022-2024; un atto che i soci dello scalo saranno chiamati ad approvare nel corso dell’assemblea convocata per il 30 marzo. Il giorno prima entrerà in vigore l’orario estivo con le nuove rotte come Barcellona, Bucarest e Trapani mentre altre (da Londra Heathrow a Vienna fino a Cagliari, Rotterdam, Lamezia e altre) tra aprile e giugno. L’obiettivo complessivo è quello di un «rilancio in particolare attraverso un incremento delle rotte e del numero dei passeggeri, al fine di raggiungere un equilibrio economico, garantendo così le condizioni per la crescita nel medio periodo». Il tutto cercando di far percepire «l’importanza dell’aeroporto» in termini di valore aggiunto per il turismo e in generale per l’economia umbra.
Rotte e numeri Le rotte saranno ottimizzate tenendo conto dell’incoming turistico: «La strategia – è scritto nel piano – è quella di intensificare l’apertura di nuove rotte stagionali verso destinazioni turistiche». Ed è per questo che, con la Germania primo paese per arrivi dall’estero, nel 2023 l’obiettivo è quello di volare verso Berlino, partendo con un volo stagionale da trasformare nel 2024 in un annuale. Per il resto il quadro rimane quello attuale: quest’anno arriveranno Barcellona, Heathrow, Vienna, Bucarest, Brindisi, Rotterdam e Lamezia, che si aggiungeranno a Bruxelles, Londra Stansted, Tirana, Catania, Malta, Palermo, Trapani e Cagliari. Nel 2022 dalle sette nuove rotte sono attesi 75.840 passeggeri, che secondo i piani diventeranno 157 mila nel 2024, quando complessivamente dovrebbero transitare nello scalo umbro 413 mila passeggeri. La previsione per quest’anno è invece di 264 mila mentre per il 2023 di 345 mila.
Incentivi Le rotte estive sono quelle che al momento garantiscono oltre l’80 per cento del traffico, quota che secondo i piani dovrebbe scendere al 62 per cento nel 2024. Come tutti i piccoli aeroporti il San Francesco è fortemente condizionato dalle scelte delle compagnie, che chiedono incentivi per far volare i loro aerei: 903 mila euro serviranno quest’anno, 1,440 milioni nel 2023 e 1,890 l’anno seguente. Dopo il maxi riassetto societario seguito all’uscita o al ridimensionamento di alcuni soci, la Regione attraverso Sviluppumbria detiene ormai quasi l’80 per cento delle quote ed è proprio grazie alla ‘benzina’ della Regione che il piano proverà a decollare. Nei giorni scorsi la giunta ha infatti deciso di pompare dentro Sase 12 milioni per il triennio 2022-2024: la società stima un fabbisogno complessivo di 6 milioni all’anno, uno dei quali sarà garantito dagli altri soci.
Gli obiettivi Oltre a questa ottimizzazione delle rotte e alle sinergie con la filiera del tempo libero, nelle 55 pagine del documento si pongono anche altri obiettivi: riempimento dei velivoli per almeno il 70 per cento, servizi con più qualità, riduzione dei costi e anche un aumento del settore cosiddetto non aviation, ovvero quello legato ad attività commerciali, parcheggi, manifestazioni all’interno dello scalo e così via. Oltre a ciò si punta a offerte personalizzate per i passeggeri che arrivano in Umbria, attraverso accordi con le strutture ricettive. Nel piano si parla che di «accumulo di “crediti” per ottenere tariffe agevolate o altri vantaggi per successivi soggiorni». Altro capitolo è quello dei collegamenti: mentre in prospettiva rimane la questione della nuova stazione di Collestrada, in generale si parla di un «miglioramento dell’offerta intermodale». Il tutto dovrebbe portare anche a un significativo miglioramento del conto economico: da un rosso di 1,6 milioni nel 2020 a un +1,2 milioni nel 2022, con numeri positivi anche nel 2023 (+740 mila euro) e nel 2024 (+503 mila euro).
Le incognite e il futuro Chiaramente le incognite sono molte. Oltre all’andamento della pandemia e all’aumento del costo dei carburanti, il San Francesco soffre di diversi problemi che vanno dalla forte dipendenza dalle low cost alla concorrenza degli scali vicini, dai dubbi su fino a quando si potranno incentivare i vettori all’instabilità dei flussi turistici. E poi ci sono un basso grado di innovazione, un terminal non adatto allo sviluppo del settore non aviation, trasporti inadeguati (e lo stesso vale per l’assetto dei parcheggi a pagamento che alimentano l’abusivismo) fino alla struttura patrimoniale e finanziaria. Uno dei gap del San Francesco rispetto ai competitor è l’assenza di un socio privato forte e determinato a investire. La Regione ha spiegato che nel 2023 si proverà ad aprire la compagine ed è anche in quest’ottica che, nei giorni scorsi, Palazzo Donini ha affidato a Gepafin (la ‘finanziaria’ della Regione) di lavorare in generale alla «valorizzazione» di Sase «anche in prospettiva di una eventuale futura collocazione, nel rispetto delle adeguate procedure di legge, di quote di partecipazione sul mercato italiano e internazionale». Il futuro dello scalo passerà soprattutto da qui.
Twitter @DanieleBovi
